WSense: l’Italia che porta il wifi sott’acqua e guida la rivoluzione della Blue Economy globale.
Esiste un mondo sommerso che rappresenta oltre il 70% della superficie del pianeta, ospita infrastrutture critiche per le telecomunicazioni globali, concentra risorse energetiche strategiche, ma soprattutto rimane ancora in gran parte inaccessibile alla tecnologia moderna.
Stiamo parlando del fondale oceanico,e nello specifico ci stiamo riferendo a WSense, scale up italiana che sta costruendo il wifi sottomarino e che, con un round pre-Serie B da 7,2 milioni di euro chiuso nell’aprile 2025 con Fincantieri come nuovo investitore strategico, si afferma come uno dei protagonisti più originali e ambiziosi del Tech Made in Italy.
Quello che WSense sta costruendo sott’acqua potrebbe trasformare il modo in cui monitoriamo, proteggiamo e gestiamo gli oceani,nonché le infrastrutture critiche che vi si trovano.
Il problema: perché il mondo sottomarino è ancora “buio”
Ci sono migliaia di chilometri di cavi in fibra ottica posati sui fondali oceanici che trasportano il 99% del traffico internet globale. Inoltre esistono piattaforme offshore per la produzione di energia, parchi eolici sottomarini, infrastrutture portuali sommerse, e anche pipeline del gas e del petrolio.
Da non sottovalutare nemmeno gli ecosistemi marini che cambiano rapidamente a causa dei cambiamenti climatici, e che dobbiamo monitorare in modo continuo per capire cosa sta succedendo.
Eppure nessuna di queste infrastrutture, e nessuno di questi ambienti, può essere monitorato in tempo reale in modo wireless in quanto sott’acqua le onde radio, e cioè quelle che permettono wi-fi e telefonia mobile in superficie, non si propagano.
La comunicazione subacquea tradizionale si basa su cavi fisici o su sistemi acustici molto lenti, costosi e difficili da scalare:si tratta di  un limite tecnologico che WSense ha deciso di superare.
La tecnologia: l’Internet of Underwater Things
WSense ha sviluppato una piattaforma proprietaria per le comunicazioni wireless sottomarine che funziona attraverso una combinazione di onde acustiche multi-frequenza e tecnologie ottiche senza fili.
Il sistema è progettato per operare fino a 3.000 metri di profondità , in condizioni ambientali estreme, garantendo comunicazioni affidabili, sicure e in tempo reale tra sensori, robot, attuatori e operatori in superficie.
In pratica, WSense porta l’Internet delle Cose sott’acqua, e cioè quello che gli esperti chiamano IoUT, Internet of Underwater Things.
Come il wifi in superficie connette dispositivi e raccoglie dati in modo continuo, il sistema di WSense fa lo stesso sul fondo del mare, nel senso che connette sensori distribuiti, raccoglie dati ambientali, monitora lo stato delle infrastrutture, trasmette video e immagini in tempo reale.
Le applicazioni concrete sono molteplici e tutte strategicamente rilevanti.
Prendiamo le infrastrutture critiche: i cavi sottomarini che trasportano il 99% del traffico internet globale, le pipeline energetiche, le piattaforme offshore.
Oggi per verificarne lo stato è necessario inviare navi e sommozzatori con costi enormi e interventi discontinui. Teniamo presente che con la rete di WSense queste infrastrutture possono essere monitorate in tempo reale, 24 ore su 24, rilevando anomalie prima che diventino emergenze.
Poi c’è la sorveglianza ambientale: qualità dell’acqua, correnti, temperatura, suoni, movimenti delle strutture sommerse.
Si tratta di dati che oggi richiedono campagne di misurazione periodiche, e che con WSense diventano un flusso continuo di informazioni, il quale è essenziale per studiare gli effetti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi marini.
C’è poi la difesa subacquea: proteggere i fondali da intrusioni, sabotaggio di infrastrutture o movimenti non autorizzati è una priorità crescente per le marine militari di tutto il mondo. Un sistema di comunicazione subacquea capillare e affidabile è la base su cui si costruisce qualsiasi capacità di sorveglianza in questo ambito.
Infine, le energie rinnovabili offshore: i parchi eolici in mare aperto richiedono monitoraggio continuo di fondali, ancoraggi e strutture. Una rete di sensori connessa wirelessly riduce drasticamente i costi operativi e migliora la sicurezza degli impianti.
In tutti questi casi, la tecnologia di WSense non è un’opzione interessante. È un’infrastruttura necessaria.
La storia: dalla Sapienza di Roma al leader europeo del settore
WSense nasce nel 2017 come spin-off dell’Università La Sapienza di Roma, fondata da Chiara Petrioli, ingegnera informatica e professoressa alla Sapienza, considerata una delle massime esperte mondiali di reti di sensori wireless e comunicazioni sottomarine.
Il fatto che una delle tecnologie più avanzate nel campo delle comunicazioni subacquee mondiali sia nata da una professoressa universitaria italiana non è un caso, ma piuttosto è il  risultato di decenni di ricerca accademica di eccellenza trasformata in impresa.
Dall’incubazione universitaria alla scaleup con investitori internazionali, il percorso di WSense è esemplare del modello che l’ecosistema italiano dell’innovazione sta cercando di replicare su scala più ampia: ricerca pubblica che diventa prodotto, competenza scientifica che diventa vantaggio competitivo.
I numeri: oltre 27 milioni raccolti e Fincantieri come partner strategico
La traiettoria finanziaria di WSense racconta la crescita di un’azienda che ha saputo attrarre investitori sempre più qualificati e internazionali. Il percorso parte da un round seed da 4 milioni, che ha permesso di validare la tecnologia e costruire i primi prototipi operativi.
Il salto successivo è arrivato con il round di Serie A da 9 milioni, guidato dal fondo Blue Ocean di Swen Capital Partners con la partecipazione di CDP Venture Capital, Axon Partners Group, RunwayFBU, nonché altri investitori focalizzati sul climate tech.
A dicembre 2024 è arrivato un secondo closing della Serie A da 2 milioni, che ha rafforzato ulteriormente la base finanziaria dell’azienda. Il passo più significativo è arrivato nell’aprile 2025 con il round pre-Serie B da 7,2 milioni, in cui è entrato come nuovo investitore strategico Fincantieri, gruppo navale italiano leader mondiale nella costruzione di navi da crociera e militari.
L’ingresso di Fincantieri non è solo un investimento finanziario,ma piuttosto una partnership industriale che apre a WSense i mercati della cantieristica navale, della difesa subacquea e delle infrastrutture marittime su scala globale.
Chiara Petrioli, CEO e fondatrice di WSense, ha sintetizzato la visione dell’azienda con parole che vanno oltre la singola operazione finanziaria: il progetto con Fincantieri non è solo un accordo commerciale, ma il primo mattone di una filiera industriale italiana capace di portare il Paese al centro di uno dei cambiamenti tecnologici più profondi del prossimo decennio, e cioè quello che presumibilmente trasformerà gli oceani da spazio inesplorato a infrastruttura connessa e monitorata in tempo reale.
Il mercato: la Blue Economy da 1.500 miliardi che raddoppierà entro il 2030
WSense opera in uno dei mercati con la crescita più rapida dell’intera economia globale.
La Blue Economy vale oggi oltre 1.500 miliardi di dollari a livello globale e secondo le previsioni potrebbe raddoppiare fino a 3.000 miliardi entro il 2030. Per l’Europa il peso specifico di questo settore è tutt’altro che marginale.
I dati della Commissione Europea confermano che le attività legate al mare producono centinaia di miliardi di valore aggiunto lordo ogni anno, con un impatto sull’occupazione continentale che coinvolge milioni di lavoratori in settori che vanno dalla pesca all’energia offshore, dal turismo costiero alla logistica portuale.
Un contributo economico che, in termini relativi, pesa quasi il doppio rispetto a quanto generato dallo stesso settore negli Stati Uniti. In questo scenario, le tecnologie di comunicazione e monitoraggio subacqueo sono l’infrastruttura abilitante su cui si costruisce l’intera economia del mare.
Chi controlla le comunicazioni sottomarine controlla una parte crescente dell’economia globale: si tratta della stessa logica che ha reso strategici i cavi in fibra ottica per internet, ma applicata al mondo che sta sotto la superficie del mare.
E anche in questo caso, la dimensione geopolitica è tutt’altro che secondaria: i fondali oceanici sono sempre più teatro di competizione strategica tra le grandi potenze, con infrastrutture critiche che devono essere monitorate, protette e difese in modo continuo.
Perché questa storia racconta il meglio del Tech Made in Italy
La storia di WSense è una delle più belle che il Tech Made in Italy possa raccontare, ma non perché abbia numeri da unicorno o perché abbia fatto acquisizioni spettacolari.
Piuttosto perché incarna in modo preciso e coerente quello che l’innovazione italiana sa fare quando funziona bene: ricerca scientifica di eccellenza, trasformata in tecnologia proprietaria, costruita in modo paziente e metodico, con l’ambizione di risolvere un problema reale di scala globale.
La storia di Chiara Petrioli è emblematica di come l’eccellenza accademica italiana possa trasformarsi in impresa globale.
Professoressa alla Sapienza, esperta riconosciuta a livello internazionale nel campo delle reti di sensori wireless, ha scelto di non fermarsi alla ricerca, ma di portare quella ricerca fuori dai laboratori e dentro il mercato.
Il risultato è una scaleup che in meno di dieci anni ha raccolto oltre 27 milioni di euro, convinto uno dei più grandi gruppi navali del mondo a diventare partner strategico e costruito una posizione di leadership europea in un settore che fino a pochi anni fa non esisteva come mercato strutturato.
Non è una storia di fortuna o di timing favorevole. È la dimostrazione concreta di cosa succede quando competenza scientifica, visione imprenditoriale e capitali giusti si incontrano nel momento giusto.