VivaTech 2026: a Parigi l’Italia non porta soltanto startup, ma un nuovo modo di raccontare la propria tecnologia
Per molti anni l’Italia ha partecipato ai grandi eventi internazionali dell’innovazione quasi in punta di piedi. Presente, spesso con eccellenze straordinarie, ma raramente con una narrazione capace di tenere insieme le tante anime del proprio ecosistema tecnologico.
VivaTech 2026 sembra raccontare qualcosa di diverso.
Nella decima edizione dell’evento parigino, ormai riconosciuto come il principale appuntamento europeo dedicato all’innovazione, alle startup e alle tecnologie emergenti, l’Italia grazie all’ottimo lavoroo dell’ ITA (Italian Trae Agency) si presenta con un Padiglione che raccoglie decine di aziende provenienti da settori estremamente eterogenei, ma accomunate da un elemento fondamentale: dimostrare che il Tech Made in Italy non è più una promessa, ma una realtà sempre più visibile sui mercati internazionali.
La decima edizione di VivaTech ha registrato numeri impressionanti: oltre 200.000 visitatori provenienti da 165 Paesi, 60 padiglioni nazionali, più di 15.000 startup presenti, oltre 4.500 espositori e più di 1.100 speaker internazionali, confermando Parigi come uno dei principali crocevia mondiali dell’innovazione.
Dall’AI alla Climate Tech: l’Italia porta a Parigi un ecosistema
Guardando l’elenco delle imprese italiane presenti, emerge un’immagine molto diversa da quella che tradizionalmente viene associata al nostro Paese.
Non si tratta soltanto di startup early-stage alla ricerca di investitori, ma di un insieme sempre più maturo di aziende che sviluppano software, intelligenza artificiale, deeptech, agritech, blockchain, LegalTech, energy tech, cloud sovrano, IoT e piattaforme SaaS.
Ci sono realtà che lavorano sull’intelligenza artificiale applicata alla documentazione aziendale, altre che sviluppano processori AI analogici per l’edge computing, aziende che utilizzano immagini satellitari per prevedere eventi climatici estremi, piattaforme dedicate alla compliance normativa, software per comunità energetiche, soluzioni blockchain per la certificazione digitale e sistemi che permettono alle piante stesse di comunicare il proprio stato fisiologico grazie a sensori intelligenti.
Tra le società presenti figurano, tra le altre, Eoliann, PlantVoice, AWorld, Contents, Tutornow, EZ Lab, myBiros, Search Bridge, Sentric, Keplera, Elemento e Neuronova, a testimonianza di un panorama che appare sempre più diversificato e competitivo.
Forse il dato più interessante non riguarda però le singole aziende. Riguarda la fotografia complessiva. Per la prima volta appare sempre più evidente come il Tech Made in Italy, stia iniziando a presentarsi all’estero come sistema, e non soltanto come somma di singole iniziative imprenditoriali. Lo ha detto d’altronde anche il Ministro del Made in Italy, Alfonso Urso, “Scienze e Tech sono il nuovo Made in Italy”
«Per anni l’Italia è andata agli eventi internazionali per cercare investitori. Oggi dobbiamo andarci anche per raccontare una storia diversa: quella di un Paese che ha finalmente iniziato a riconoscersi come una Nazione Tech Il Tech Made in Italy non è più soltanto un’intuizione. È una presenza sempre più visibile sui palcoscenici globali.»
Max Brigida – Founder La Tech Made in Italy & IT’S TECH
VivaTech è ormai il luogo dove si costruisce la geopolitica dell’innovazione
Osservare VivaTech oggi significa comprendere dove si stanno muovendo le grandi direttrici tecnologiche mondiali.
Nel 2026 la Germania è stata nominata “Country of the Year”, mentre l’India ha partecipato in qualità di AI Country Partner, con la presenza del Primo Ministro Narendra Modi. Sul palco si sono alternati protagonisti come Jeff Bezos, Yann LeCun, Sir Tim Berners-Lee, rappresentanti di OpenAI, Adobe, Nvidia, Alibaba e della Commissione Europea.
Ma forse il valore più grande dell’evento è un altro.
VivaTech è diventato il luogo dove si costruiscono connessioni tra startup, investitori, corporate e istituzioni. Un luogo dove l’innovazione non viene semplicemente esposta, ma trasformata in opportunità concrete attraverso nuovi format dedicati al business e agli investimenti.
Ed è proprio in questo contesto che la presenza italiana assume un significato particolare.
Perché partecipare a un evento di questa portata non significa soltanto mostrare una tecnologia. Significa contribuire alla percezione internazionale di un Paese.
Dal Padiglione Italia a una Nazione Tech
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una progressiva evoluzione della narrativa italiana.
Bending Spoons guarda a Wall Street. Namirial è diventata unicorno. Lexroom raccoglie decine di milioni per il LegalTech. WeRoad apre il capitale ad Airbnb. Minerva nasce come primo modello AI sviluppato da una università pubblica italiana.
E oggi decine di imprese italiane salgono sul palcoscenico più importante d’Europa dedicato all’innovazione. Forse il vero cambiamento è proprio questo.
L’Italia sta lentamente smettendo di raccontarsi soltanto attraverso ciò che produce nel manifatturiero, nel design o nell’agroalimentare.
Sta iniziando a raccontarsi anche attraverso ciò che sviluppa, progetta e costruisce nel software, nell’intelligenza artificiale, nei dati, nella ricerca e nelle tecnologie emergenti.
Ed è probabilmente questa la sfida più importante dei prossimi anni. Non partecipare a VivaTech come singole aziende italiane. Ma parteciparvi come un ecosistema che ha finalmente preso consapevolezza del proprio valore.
L’Italia è Tech!