RarEarth, una CleanTech Made in Italy che sifda la Cina

Indice contenuti

RarEarth: la startup italiana che trasforma i rifiuti elettronici in magneti e sfida la Cina sulle terre rare

 

RarEarth: la startup italiana che trasforma i rifiuti elettronici in magneti e sfida la Cina sulle terre rare, ed è unica italiana selezionata dall’EIC Accelerator nel giugno 2026, la startup torinese incubata al Politecnico punta a costruire la prima filiera europea di magneti riciclati

C’è un materiale senza cui non esisterebbero i motori delle auto elettriche, le turbine eoliche, gli smartphone, i sistemi missilistici avanzati e gran parte dei dispositivi che alimentano la transizione energetica e digitale del pianeta.

Si chiama neodimio, ed è conosciuta come una delle 17 terre rare su cui l’Europa dipende quasi interamente dalla Cina per l’approvvigionamento. Questa dipendenza non è un problema tecnico, ma piuttosto geopolitico.

Parliamo di una startup italiana fondata a Torino nel 2023, e che sta costruendo una risposta concreta.

Si chiama nello specifico RarEarth, ed è incubata presso I3P,  l’incubatore del Politecnico di Torino, ha sedi operative a Milano e Ancona, e a giugno 2026 è diventata l’unica azienda italiana selezionata dall’EIC Accelerator nella tornata di valutazione più competitiva dell’anno, e cioè quella in cui l’European Innovation Council ha scelto 38 realtà eccellenti tra startup e PMI di 16 Paesi europei, assegnando complessivamente 90 milioni di euro in grant e riservando oltre 200 milioni in potenziali investimenti successivi.

Non si tratta quindi solo di un riconoscimento, ma in realtà è molto di più perché è in realtà la conferma europea che la tecnologia sviluppata da RarEarth risponde a una delle sfide strategiche più urgenti del continente.

Il problema: perché le terre rare sono diventate una questione geopolitica

Per capire il valore di quello che RarEarth sta costruendo bisogna partire dalla natura del problema che affronta. Le terre rare non sono rare in senso geologico visto che si trovano in molte parti del mondo.

Sono rare nel senso che la loro estrazione, raffinazione e trasformazione in prodotti utilizzabili richiede processi industriali complessi, costosi e ambientalmente impattanti, che pochissimi Paesi hanno sviluppato su scala commerciale.

La Cina controlla oggi oltre il 60% della produzione globale di terre rare, nonché una quota ancora maggiore della capacità di raffinazione.

Per i magneti al neodimio-ferro-boro, e cioè quelle ad alte prestazioni usati in motori elettrici, turbine eoliche e centinaia di applicazioni industriali, la dipendenza europea dall’import cinese è strutturale e difficile da colmare nel breve periodo.

Questa vulnerabilità è diventata evidente durante le tensioni commerciali degli ultimi anni, durante i quali la Cina ha iniziato a usare il controllo delle materie prime critiche come leva geopolitica.

L’Europa ha bisogno di una filiera alternativa: in questo senso RarEarth sta costruendo esattamente quella.

La tecnologia: dal rifiuto elettronico al magnete ad alte prestazioni

La soluzione che RarEarth ha sviluppato è elegante nella sua logica e ambiziosa nella sua portata. Invece di estrarre terre rare dalla roccia, che sarebbe chiaramente un processo lungo, costoso e inquinante,   RarEarth le recupera da dove già esistono in concentrazioni elevate: i rifiuti elettronici e i motori a fine vita.

Motori di auto elettriche dismesse, hard disk, altoparlanti, apparecchiature industriali: contengono magneti al neodimio che alla fine del loro ciclo di vita vengono normalmente smaltiti o inviati all’estero per il recupero.

Il processo brevettato di RarEarth consente di estrarre questi magneti, purificarli e trasformarli in nuovi magneti NdFeB, e  cioè neodimio-ferro-boro, con prestazioni equivalenti a quelle dei magneti prodotti da materie prime vergini.

I numeri ambientali sono eloquenti: i magneti rigenerati da RarEarth producono il 76% in meno di emissioni di CO₂ rispetto ai magneti tradizionali, con una riduzione del consumo idrico fino al 90%.

Il tasso di recupero dei materiali magnetici si avvicina al 100%:si tratta nello specifico di  una efficienza produttiva che rende il processo economicamente competitivo, oltre che ambientalmente virtuoso.

In definitiva non può essere definito come  un esperimento di laboratorio, ma piuttosto si tratta di  una tecnologia brevettata, testata presso il Laboratorio di Magnetismo del Politecnico di Torino, con risultati che soddisfano pienamente i requisiti industriali per sensori e motori elettrici.

Il riconoscimento dell’EIC: cosa significa essere selezionati

La selezione dell’EIC Accelerator nel round di giugno 2026 non è un premio simbolico, ma ha a che fare con uno  dei processi di valutazione più severi che esistano per le startup tecnologiche europee.

Il programma dell’European Innovation Council è progettato per identificare le aziende con il potenziale di diventare campioni tecnologici europei, e cioè  realtà capaci di scalare su scala globale e di produrre un impatto industriale e strategico rilevante per il continente.

Essere selezionati significa aver superato una valutazione che analizza la qualità scientifica della tecnologia, la solidità del modello di business, il potenziale di mercato e la capacità del team di eseguire.

Su 38 aziende selezionate in tutta Europa, RarEarth è stata l’unica italiana.

Il riconoscimento concreto comprende un grant da 2,5 milioni di euro destinato alla realizzazione del primo impianto produttivo, più la possibilità di negoziare un investimento in equity fino a 6 milioni di euro nelle fasi successive.

A questo si aggiunge lo STEP Seal, il marchio di qualità della Strategic Technologies for Europe Platform, che certifica il valore strategico del progetto per gli obiettivi europei di autonomia tecnologica e apre le porte a ulteriori strumenti di finanziamento continentali.

Come ha dichiarato Enrico Pizzi, co-founder e CEO di RarEarth: “Per noi lo STEP Seal è molto più di un riconoscimento: certifica il valore di una tecnologia che punta a ridurre la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di terre rare, offrendo un’alternativa prodotta localmente ai magneti ottenuti da nuove estrazioni minerarie.”

La storia di RarEarth: da Torino con un brevetto rivoluzionario

RarEarth è stata fondata nel 2023 da Enrico Pizzi e Gianluca Torta, due ricercatori con una profonda competenza nel campo dei materiali magnetici avanzati.
Nel 2024 è entrata nel programma di incubazione di I3P, l’incubatore del Politecnico di Torino considerato uno dei migliori incubatori universitari d’Europa, e successivamente anche in quello di PoliHub a Milano.

Prima dell’EIC Accelerator, la startup aveva già costruito una base finanziaria solida: nel luglio 2025 aveva chiuso un round da 2,6 milioni di euro guidato da Primo Capital SGR attraverso il suo Primo Climate Fund, con la co-partecipazione di MITO Tech Ventures e altri investitori specializzati in climate tech.
A questo si erano aggiunti 1,3 milioni di euro ottenuti attraverso il programma Smart&Start Italia di Invitalia. Un totale di quasi 7 milioni di euro raccolti in meno di due anni,  per una startup fondata nel 2023.

Questi sono numeri che indiscutibilmente raccontano la fiducia degli investitori in una tecnologia che risponde a un bisogno reale e urgente.

Il mercato: 68 miliardi di dollari entro il 2040

La dimensione del mercato a cui RarEarth si rivolge è impressionante.

Secondo le stime dell’azienda, il mercato globale dei magneti NdFeB potrebbe raggiungere un valore di 68 miliardi di dollari entro il 2040, trainato dalla crescita della domanda nei settori dei veicoli elettrici, delle energie rinnovabili e dell’elettronica ad alte prestazioni.

Ogni auto elettrica contiene magneti al neodimio nei motori di trazione, così come ogni turbina eolica moderna ne contiene nel generatore,  e ancora ogni dispositivo elettronico avanzato ne contiene in componenti critici.

Man mano che la transizione energetica accelera, la domanda di questi materiali cresce in modo esponenziale, nonché  la dipendenza dalla Cina per il loro approvvigionamento diventa sempre più insostenibile.

RarEarth si posiziona in questo scenario come fornitore europeo di magneti rigenerati ad alte prestazioni per via di alcune peculiarità quali stessa qualità, impatto ambientale drasticamente ridotto e  filiera completamente europea.

Il piano produttivo prevede magneti a legame polimerico già nel 2026 e magneti sinterizzati,  formato ad alte prestazioni più richiesto dall’industria,  entro il 2028.

Perché questa storia appartiene al racconto del Tech Made in Italy

RarEarth è la dimostrazione concreta che l’Italia sa produrre tecnologia deep tech capace di competere ai più alti livelli europei, visto che non si tratta di una startup che replica un modello già esistente.

Essa ha sviluppato una tecnologia originale, brevettata, con un impatto strategico che va ben oltre il mercato di riferimento immediato.
In un momento in cui l’Europa sta cercando disperatamente di costruire autonomia tecnologica nelle materie prime critiche, una startup italiana ha trovato una risposta concreta, e l’European Innovation Council l’ha riconosciuta come tale scegliendo RarEarth, come unica rappresentante italiana tra le eccellenze tecnologiche del continente.

Questa è una storia che racconta non solo cosa sa fare l’Italia nella tecnologia, ma cosa può fare per l’Europa intera: questa è in fondo  la missione più ambiziosa che un’impresa tech italiana possa darsi.

Condividi l'articolo
Facebook
LinkedIn
WhatsApp
Gli utenti hanno anche letto
APP

Da Bologna agli Stati Uniti: Musixmatch cambia le regole della MusicTech

Musixmatch, azienda tecnologica nata a Bologna e presente tra gli Unicorns dell'Italian Tech Landscape®, acquisisce l'americana Music Reports. Un'operazione che rafforza il posizionamento internazionale del Software Made in Italy e apre una nuova fase nella gestione dei diritti musicali attraverso dati, software e Intelligenza Artificiale.
Editoriale

E se… il futuro dell’Italia dipendesse dalla crescita del Tech Made in Italy?

Le dieci aziende della LinkedIn Top Startups Italia 2026 hanno tutte la tecnologia al centro del proprio modello di business. Ma dietro questa fotografia si nasconde una domanda più grande: e se una parte importante della crescita economica italiana dipendesse dalla capacità di sviluppare, utilizzare e portare nel mondo la nostra tecnologia?
Semi conduttori

Silicon Box, i microchip Made in Italy a Novara

Il 1 ottobre Invitalia ha dato il via libera al finanziamento del Vulcan Project di Silicon Box a Novara: 3,2 miliardi di investimento, 1,3 miliardi di fondi pubblici e oltre 1.600 posti di lavoro. Sarà il primo impianto europeo dedicato ai chiplet. Per la tech Made in Italy è un passo verso l'autonomia nei microchip
Tech Made in Italy

LinkedIn Top Startups 26: le 10 aziende italiane in maggiore evidenza sono tutte Tech Made in Italy

Dalla guida autonoma alla robotica, dall'Intelligenza Artificiale al software per le imprese: tutte le dieci aziende selezionate da LinkedIn nella classifica Top Startups Italia 2026 hanno la tecnologia al centro del proprio modello di business. Un segnale importante per l'ecosistema italiano, che racconta un Paese capace di sviluppare innovazione, attrarre talenti e costruire nuove imprese tecnologiche.
Startup

Complaion, la tech Made in Italy che porta le PMI alla certificazione ISO

Il 28 settembre la startup milanese Complaion ha annunciato un round da 13,5 milioni di euro guidato da Eurazeo e Italian Founders Fund. Unisce un software e un team di auditor per aiutare le PMI con certificazioni ISO e compliance, e parte dalla Spagna per crescere in Europa. Per la tech Made in Italy è un caso di startup nata per togliere burocrazia alle imprese.
Turism Tech

Slope: dall’Umbria il software Made in Italy che digitalizza oltre 1.400 hotel

Nata a Gualdo Tadino dall'intuizione di due ingegneri informatici con un'esperienza nella Silicon Valley, Slope ha sviluppato una piattaforma cloud per la gestione alberghiera, oggi utilizzata da oltre 1.400 strutture ricettive italiane. Un esempio di come il Tech Made in Italy possa innovare anche i settori più tradizionali della nostra economia.
E-Commerce

TextYess, rivoluziona l’E-Commerce Made in Italy

extYess raccoglie 4 milioni di euro e porta a oltre 7 milioni il capitale complessivamente raccolto. La Tech Made in Italy vuole trasformare il CRM degli e-commerce in un sistema gestito progressivamente da agenti AI. Dietro al round c’è una domanda molto più grande: stiamo passando dal software che ci aiuta a lavorare al software al quale deleghiamo il lavoro?
Robotica

Generative Bionics, il Made in Italy che rivoluziona la Robotica

Generative Bionics nasce da oltre vent'anni di ricerca dell'Istituto Italiano di Tecnologia, raccoglie 70 milioni di euro e porta GENE.01 verso l'industria. Dopo la partnership con Fincantieri per sviluppare un umanoide saldatore, arriva l'accordo con Eni su Physical AI, materiali, HPC e possibili applicazioni industriali. Il prossimo obiettivo non è soltanto costruire robot italiani, ma provare a costruire in Italia un'industria della robotica umanoide.
Deep Tech

Health Triage, l’AI Made in Italy per la prevenzione oncologica

Health Triage, startup italiana di intelligenza artificiale applicata all'oncologia, ha ricevuto 3 milioni di euro da Vertis SGR e Health 1. Le risorse serviranno a validare sul campo BreastNegative e Prostate V-Bio, portarle negli ospedali e aprire i mercati europeo e americano, compreso l'iter FDA.
Medtech

Una Made in Italy che insegna ai chirurghi come operare senza contatto

UpSurgeOn, deep tech italiana nata dall'intuizione di due neurochirurghi, ha chiuso a marzo 2026 una raccolta da 5 milioni di euro con CDP Venture Capital come lead investor, portando il totale a 8 milioni. La startup sviluppa sistemi di simulazione ibrida che fondono ambienti immersivi virtuali, riproduzioni fisiche ad alta fedeltà del corpo umano e strumenti digitali di analisi delle performance, con soluzioni già adottate in oltre 110 Paesi.
Biotech

Sibylla Biotech: la startup Made in Italy per i tumori.

Sibylla Biotech, spin-off fondato nel 2017 dalla collaborazione tra INFN, Università di Trento e Università di Perugia, ha sviluppato PPI-FIT, piattaforma proprietaria che intercetta le proteine oncogeniche durante il processo di formazione, colpendole in stadi intermedi altrimenti inaccessibili ai farmaci convenzionali. Con un round Series A da 23 milioni e una collaborazione strategica con il MD Anderson Cancer Center, la startup veronese si candida a diventare uno dei protagonisti globali nella lotta ai tumori oggi considerati incurabili. Questa è una storia di ricerca italiana che diventa innovazione mondiale.
SpaceTech

ORiS: la startup torinese che ricarica droni e satelliti con un raggio laser

ORiS è una startup torinese nata al Politecnico di Torino che sviluppa sistemi di trasmissione energetica wireless via laser per droni e satelliti. Con un pre-seed da 5 milioni di euro guidato da Earlybird e Pitchdrive, e la partecipazione di Exor tramite Vento, la startup punta a costruire un'infrastruttura energetica sopra l'atmosfera e a portare la prima missione spaziale nel 2027.
Editoriale

E se… il futuro del Tech fosse più umano e meno AI?

L’AI promette di automatizzare una parte crescente delle nostre attività, mentre Unobravo, dopo oltre 10 milioni di sedute online, porta il proprio modello anche nel mondo fisico. Una scelta apparentemente controcorrente che apre una domanda più ampia: se l’intelligenza artificiale diventerà abbondante e accessibile a tutti, competenza, relazione e responsabilità umana potrebbero diventare un nuovo vantaggio competitivo?
healthtech

Unobravo, dal digitale al divano

Dopo oltre 10 milioni di sedute online e più di mezzo milione di persone supportate, Unobravo porta la propria esperienza anche nel mondo fisico. Il servizio in presenza coinvolge già oltre 600 professionisti in 29 città e punta alla copertura nazionale nel 2027. Ma la storia più interessante non è l'apertura degli spazi: è il passaggio da piattaforma digitale a infrastruttura ibrida, dove tecnologia e presenza diventano due modalità dello stesso servizio.
Nucleare

Nucleare può diventare una nuova industria Tech Made in Italy?

Il nucleare torna nell'agenda italiana, ma dietro il dibattito energetico sta emergendo una questione industriale molto più ampia. Dagli SMR al progetto EAGLES-300, dall'accordo Ansaldo Energia-RINA alla collaborazione tra ENEA ed Exergon Ventures, l'Italia possiede già competenze che potrebbero contribuire alla nascita di una nuova filiera tecnologica europea. La domanda non è soltanto se torneremo a produrre energia nucleare, ma quanta della tecnologia necessaria saremo capaci di svilupparla e produrla in Italia.
Tech Made in Italy

Glassless: la Tech Made in Italy che vuole farci leggere senza occhiali

Glassless è una startup italiana che sta sviluppando un software capace di adattare in tempo reale lo schermo dello smartphone alla vista delle persone con presbiopia. Niente nuove lenti o hardware: la correzione avviene direttamente sull'immagine. I primi test su 31 partecipanti mostrano risultati preliminari interessanti, mentre l'obiettivo è portare la tecnologia all'interno dei dispositivi attraverso un SDK.
Editoriale

E se La Tech Made in Italy avesse 20 Unicorni fra 1-3 anni?

L’Italian Tech Landscape® 2026 fotografava 9 unicorni italiani e indicava 15-18 come obiettivo realistico per ridurre lo scale gap con i principali ecosistemi europei. Pochi mesi dopo Exein, individuata tra i Soon-Unicorn, ha superato il miliardo. E se l’Italia arrivasse a 20 unicorni nei prossimi 1-3 anni? Più che il numero, cambierebbe la struttura stessa del Tech Made in Italy.
Tech Made in Italy

Bending Spoons acquisce Miro per 1.36 Miliardi

Bending Spoons accelera ancora. A soli sei giorni dal completamento dell'acquisizione di Airtable, la Tech milanese ha annunciato un accordo per acquisire Miro per un enterprise value di 1,355 miliardi di dollari. La piattaforma conta quasi 4 milioni di utenti paganti e circa 600 milioni di dollari di ricavi ricorrenti annuali. Dopo la quotazione al Nasdaq, Bending Spoons conferma così la propria trasformazione in un gruppo tecnologico globale che, partendo dall'Italia, acquisisce alcuni dei brand software più conosciuti al mondo.
Edtech

EdTech Made in Italy: boom da 2,7 miliardi che nessuno sta raccontando

Il mercato italiano dell'Ed Tech genera un fatturato che sfiora i 3 miliardi di euro e dà lavoro a undicimila professionisti. Due anni fa le startup del settore hanno quasi triplicato i capitali attratti, raggiungendo 74 milioni di euro. Quasi sette su dieci puntano al mercato B2B aziendale, e il 60% delle più recenti è costruita nativamente sull'AI generativa. Dati che emergono dall'Osservatorio Proxima del gruppo Enzima12 e che raccontano un settore entrato nella sua fase industriale, con ancora molto spazio da percorrere.
AI

Cato, raccoglie 6 milioni per l’AI Made in Italy

Cato raccoglie 6 milioni di euro e porta a 7,6 milioni la raccolta complessiva. La startup fondata da Andrea Zorzetto e Matteo Bossolini utilizza l'AI per semplificare ricerca, analisi e preparazione delle gare d'appalto pubbliche. Con 150 clienti raggiunti in pochi mesi e un mercato italiano che nel 2025 ha movimentato 309 miliardi di euro, Cato vuole trasformare uno dei processi più complessi per le PMI in una piattaforma tecnologica capace di crescere anche oltre i confini italiani.
healthtech

Prevenzione Sanitaria: Qura, la Made in Italy che trasforma il privilegio in diritto

Qura, startup italiana fondata a fine 2025 da Virginia Gambardella e Gioacchino Grand, ha chiuso una raccolta iniziale da 1,5 milioni con United Ventures come capofila, Vento di Exor e Italian Angels for Growth. La piattaforma combina diagnostica di laboratorio con oltre 60 parametri, analisi AI proprietaria e consulenza medica personalizzata in un percorso integrato di salute preventiva.
Deep Tech

Una Tech Made in Italy che insegna ai satelliti a pensare

AIKO, startup torinese fondata nel 2017 come spin-off del Politecnico di Torino, è stata la prima azienda in Europa a dimostrare algoritmi di deep learning funzionanti direttamente in orbita. I suoi software, orbital_OLIVER, gifted_GENE e cloudy_Charles, rendono i satelliti capaci di prendere decisioni autonome in tempo reale, riducendo drasticamente la dipendenza da team umani a terra.
Tech Made in Italy

11km di Tech Made in Italy sopra Città del Messico

Una tecnologia nata nelle montagne italiane sta contribuendo a cambiare la mobilità di Città del Messico. LEITNER realizzerà la nuova Linea 4 del Cablebús, circa 11 chilometri di trasporto urbano a fune capaci di servire fino a 65.000 passeggeri al giorno e ridurre drasticamente i tempi di percorrenza. Un esempio di come competenze industriali italiane consolidate possano trasformarsi in tecnologie per le città del futuro
Tech Made in Italy

Draghi riparte dalla competitività: nel Rhine Group c’è anche il Tech Made in Italy

Mario Draghi torna al centro del dibattito sulla competitività europea con il Rhine Group, iniziativa nata insieme a Patrick Collison che riunisce imprenditori, economisti e protagonisti dell’innovazione per affrontare uno dei grandi problemi dell’Europa: trasformare talento, ricerca e capitale in aziende capaci di competere a livello globale. Ma per noi c’è un elemento ancora più interessante: al tavolo siedono anche protagonisti del Tech Made in Italy come Andrea Pignataro e Luca Ferrari. Un segnale importante di un’Italia che non deve più limitarsi a inseguire la trasformazione tecnologica europea, ma può contribuire direttamente a costruirla.
SpaceTech

La Tech Made in Italy di Revolv Space alla Nasa per studiare il clima

Una tecnologia sviluppata a Torino volerà nello spazio all’interno di una missione scientifica della NASA. Revolv Space ha consegnato quattro unità SARA Nano, sistemi che orienteranno i pannelli solari dei satelliti della missione PolSIR per massimizzarne la produzione energetica. Un esempio concreto di come il Tech Made in Italy possa entrare nelle filiere tecnologiche più avanzate del mondo attraverso specializzazione, Deep Tech e capacità ingegneristica.
Tech & Innovazione

Una Made in Italy che guida la rivoluzione della Blue Economy globale

WSense, scaleup italiana spin-off della Sapienza di Roma fondata nel 2017 da Chiara Petrioli, ha sviluppato il primo sistema di wifi sottomarino capace di operare fino a 3.000 metri di profondità, l'Internet of Underwater Things. Con oltre 27 milioni di euro raccolti e Fincantieri entrato come partner strategico nel round pre-Serie B da 7,2 milioni, WSense si posiziona come leader europeo nelle comunicazioni subacquee wireless. . In un mercato, la Blue Economy, che vale 1.500 miliardi e crescerà fino a 3.000 miliardi entro il 2030, l'Italia ha il suo campione tecnologico sotto i mari.
Investment

Venture Capital italiano: 9,6 miliardi in dieci anni. Adesso inizia la vera selezione

In dieci anni il Venture Capital italiano è passato da un mercato ancora embrionale a un ecosistema capace di attrarre quasi 9,6 miliardi di euro tra il 2015 e il 2025. Ma il dato forse più interessante non è quanto abbiamo raccolto. È quello che sta succedendo adesso. Perché sembra essersi chiusa la fase dell’euforia, mentre ne sta iniziando un’altra: quella della selezione. E per il Tech Made in Italy potrebbe essere una buona notizia.
Investment

Italian Founders Fund supera i 100 milioni di euro. Il Tech Made in Italy investe su se stesso.

L'ecosistema startup italiano raggiunge un traguardo storico. Italian Founders Fund ha chiuso la raccolta a oltre 100 milioni di euro, superando ampiamente il target iniziale. Nato dall'iniziativa di oltre cento imprenditori italiani, il fondo ha già investito in 32 startup e rappresenta uno dei segnali più concreti della maturità raggiunta dal Tech Made in Italy. Non è solo capitale: è un ecosistema che ha iniziato a investire su sé stesso.
AI

AI4I lancia piattaforma AI Made in Italy per le PMI

L'Italia compie un passo importante verso la diffusione dell'Intelligenza Artificiale nelle imprese. L'Istituto Italiano per l'Intelligenza Artificiale per l'Industria (AI4I) ha lanciato una nuova piattaforma dedicata alle PMI per favorire l'adozione concreta dell'AI. Una notizia che va oltre la tecnologia: la vera sfida non è costruire i modelli più potenti, ma aiutare migliaia di aziende italiane a utilizzarli per diventare più competitive.
AI

Tech Made in Italy per migliorare il consumo energetico dell’AI

L'Intelligenza Artificiale ha un problema sempre più evidente: i consumi energetici. Per affrontarlo nasce SURE, un progetto italiano da 23 milioni di euro che punta a sviluppare un cavo superconduttore capace di trasportare energia con perdite praticamente nulle, destinato ai data center del futuro. Un'innovazione che dimostra come il Tech Made in Italy possa contribuire non solo allo sviluppo dell'AI, ma anche delle infrastrutture che la renderanno sostenibile.
Scrivi anche tu

Vuoi essere uno dei nostri scrittori del magazine

Unisciti a noi e diventa partner importante dell’ecosistema La Tech Made In Italy