RarEarth: la startup italiana che trasforma i rifiuti elettronici in magneti e sfida la Cina sulle terre rare
RarEarth: la startup italiana che trasforma i rifiuti elettronici in magneti e sfida la Cina sulle terre rare, ed è unica italiana selezionata dall’EIC Accelerator nel giugno 2026, la startup torinese incubata al Politecnico punta a costruire la prima filiera europea di magneti riciclati
C’è un materiale senza cui non esisterebbero i motori delle auto elettriche, le turbine eoliche, gli smartphone, i sistemi missilistici avanzati e gran parte dei dispositivi che alimentano la transizione energetica e digitale del pianeta.
Si chiama neodimio, ed è conosciuta come una delle 17 terre rare su cui l’Europa dipende quasi interamente dalla Cina per l’approvvigionamento. Questa dipendenza non è un problema tecnico, ma piuttosto geopolitico.
Parliamo di una startup italiana fondata a Torino nel 2023, e che sta costruendo una risposta concreta.
Si chiama nello specifico RarEarth, ed è incubata presso I3P, l’incubatore del Politecnico di Torino, ha sedi operative a Milano e Ancona, e a giugno 2026 è diventata l’unica azienda italiana selezionata dall’EIC Accelerator nella tornata di valutazione più competitiva dell’anno, e cioè quella in cui l’European Innovation Council ha scelto 38 realtà eccellenti tra startup e PMI di 16 Paesi europei, assegnando complessivamente 90 milioni di euro in grant e riservando oltre 200 milioni in potenziali investimenti successivi.
Non si tratta quindi solo di un riconoscimento, ma in realtà è molto di più perché è in realtà la conferma europea che la tecnologia sviluppata da RarEarth risponde a una delle sfide strategiche più urgenti del continente.
Il problema: perché le terre rare sono diventate una questione geopolitica
Per capire il valore di quello che RarEarth sta costruendo bisogna partire dalla natura del problema che affronta. Le terre rare non sono rare in senso geologico visto che si trovano in molte parti del mondo.
Sono rare nel senso che la loro estrazione, raffinazione e trasformazione in prodotti utilizzabili richiede processi industriali complessi, costosi e ambientalmente impattanti, che pochissimi Paesi hanno sviluppato su scala commerciale.
La Cina controlla oggi oltre il 60% della produzione globale di terre rare, nonché una quota ancora maggiore della capacità di raffinazione.
Per i magneti al neodimio-ferro-boro, e cioè quelle ad alte prestazioni usati in motori elettrici, turbine eoliche e centinaia di applicazioni industriali, la dipendenza europea dall’import cinese è strutturale e difficile da colmare nel breve periodo.
Questa vulnerabilità è diventata evidente durante le tensioni commerciali degli ultimi anni, durante i quali la Cina ha iniziato a usare il controllo delle materie prime critiche come leva geopolitica.
L’Europa ha bisogno di una filiera alternativa: in questo senso RarEarth sta costruendo esattamente quella.
La tecnologia: dal rifiuto elettronico al magnete ad alte prestazioni
La soluzione che RarEarth ha sviluppato è elegante nella sua logica e ambiziosa nella sua portata. Invece di estrarre terre rare dalla roccia, che sarebbe chiaramente un processo lungo, costoso e inquinante, RarEarth le recupera da dove già esistono in concentrazioni elevate: i rifiuti elettronici e i motori a fine vita.
Motori di auto elettriche dismesse, hard disk, altoparlanti, apparecchiature industriali: contengono magneti al neodimio che alla fine del loro ciclo di vita vengono normalmente smaltiti o inviati all’estero per il recupero.
Il processo brevettato di RarEarth consente di estrarre questi magneti, purificarli e trasformarli in nuovi magneti NdFeB, e cioè neodimio-ferro-boro, con prestazioni equivalenti a quelle dei magneti prodotti da materie prime vergini.
I numeri ambientali sono eloquenti: i magneti rigenerati da RarEarth producono il 76% in meno di emissioni di CO₂ rispetto ai magneti tradizionali, con una riduzione del consumo idrico fino al 90%.
Il tasso di recupero dei materiali magnetici si avvicina al 100%:si tratta nello specifico di una efficienza produttiva che rende il processo economicamente competitivo, oltre che ambientalmente virtuoso.
In definitiva non può essere definito come un esperimento di laboratorio, ma piuttosto si tratta di una tecnologia brevettata, testata presso il Laboratorio di Magnetismo del Politecnico di Torino, con risultati che soddisfano pienamente i requisiti industriali per sensori e motori elettrici.
Il riconoscimento dell’EIC: cosa significa essere selezionati
La selezione dell’EIC Accelerator nel round di giugno 2026 non è un premio simbolico, ma ha a che fare con uno dei processi di valutazione più severi che esistano per le startup tecnologiche europee.
Il programma dell’European Innovation Council è progettato per identificare le aziende con il potenziale di diventare campioni tecnologici europei, e cioè realtà capaci di scalare su scala globale e di produrre un impatto industriale e strategico rilevante per il continente.
Essere selezionati significa aver superato una valutazione che analizza la qualità scientifica della tecnologia, la solidità del modello di business, il potenziale di mercato e la capacità del team di eseguire.
Su 38 aziende selezionate in tutta Europa, RarEarth è stata l’unica italiana.
Il riconoscimento concreto comprende un grant da 2,5 milioni di euro destinato alla realizzazione del primo impianto produttivo, più la possibilità di negoziare un investimento in equity fino a 6 milioni di euro nelle fasi successive.
A questo si aggiunge lo STEP Seal, il marchio di qualità della Strategic Technologies for Europe Platform, che certifica il valore strategico del progetto per gli obiettivi europei di autonomia tecnologica e apre le porte a ulteriori strumenti di finanziamento continentali.
Come ha dichiarato Enrico Pizzi, co-founder e CEO di RarEarth: “Per noi lo STEP Seal è molto più di un riconoscimento: certifica il valore di una tecnologia che punta a ridurre la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di terre rare, offrendo un’alternativa prodotta localmente ai magneti ottenuti da nuove estrazioni minerarie.”
La storia di RarEarth: da Torino con un brevetto rivoluzionario
RarEarth è stata fondata nel 2023 da Enrico Pizzi e Gianluca Torta, due ricercatori con una profonda competenza nel campo dei materiali magnetici avanzati.
Nel 2024 è entrata nel programma di incubazione di I3P, l’incubatore del Politecnico di Torino considerato uno dei migliori incubatori universitari d’Europa, e successivamente anche in quello di PoliHub a Milano.
Prima dell’EIC Accelerator, la startup aveva già costruito una base finanziaria solida: nel luglio 2025 aveva chiuso un round da 2,6 milioni di euro guidato da Primo Capital SGR attraverso il suo Primo Climate Fund, con la co-partecipazione di MITO Tech Ventures e altri investitori specializzati in climate tech.
A questo si erano aggiunti 1,3 milioni di euro ottenuti attraverso il programma Smart&Start Italia di Invitalia. Un totale di quasi 7 milioni di euro raccolti in meno di due anni, per una startup fondata nel 2023.
Questi sono numeri che indiscutibilmente raccontano la fiducia degli investitori in una tecnologia che risponde a un bisogno reale e urgente.
Il mercato: 68 miliardi di dollari entro il 2040
La dimensione del mercato a cui RarEarth si rivolge è impressionante.
Secondo le stime dell’azienda, il mercato globale dei magneti NdFeB potrebbe raggiungere un valore di 68 miliardi di dollari entro il 2040, trainato dalla crescita della domanda nei settori dei veicoli elettrici, delle energie rinnovabili e dell’elettronica ad alte prestazioni.
Ogni auto elettrica contiene magneti al neodimio nei motori di trazione, così come ogni turbina eolica moderna ne contiene nel generatore, e ancora ogni dispositivo elettronico avanzato ne contiene in componenti critici.
Man mano che la transizione energetica accelera, la domanda di questi materiali cresce in modo esponenziale, nonché la dipendenza dalla Cina per il loro approvvigionamento diventa sempre più insostenibile.
RarEarth si posiziona in questo scenario come fornitore europeo di magneti rigenerati ad alte prestazioni per via di alcune peculiarità quali stessa qualità, impatto ambientale drasticamente ridotto e filiera completamente europea.
Il piano produttivo prevede magneti a legame polimerico già nel 2026 e magneti sinterizzati, formato ad alte prestazioni più richiesto dall’industria, entro il 2028.
Perché questa storia appartiene al racconto del Tech Made in Italy
RarEarth è la dimostrazione concreta che l’Italia sa produrre tecnologia deep tech capace di competere ai più alti livelli europei, visto che non si tratta di una startup che replica un modello già esistente.
Essa ha sviluppato una tecnologia originale, brevettata, con un impatto strategico che va ben oltre il mercato di riferimento immediato.
In un momento in cui l’Europa sta cercando disperatamente di costruire autonomia tecnologica nelle materie prime critiche, una startup italiana ha trovato una risposta concreta, e l’European Innovation Council l’ha riconosciuta come tale scegliendo RarEarth, come unica rappresentante italiana tra le eccellenze tecnologiche del continente.
Questa è una storia che racconta non solo cosa sa fare l’Italia nella tecnologia, ma cosa può fare per l’Europa intera: questa è in fondo la missione più ambiziosa che un’impresa tech italiana possa darsi.