Bending Spoons, la nascita del campione del Tech Made in Italy

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foto: bending Spoons

Bending Spoons e il Nasdaq: La vera notizia è che l’Italia ha iniziato a tifare per una Tech company Made in Italy

Per anni l’Italia ha osservato da lontano le grandi storie della tecnologia mondiale.

Seguivamo Apple, Google, Nvidia o OpenAI con l’ammirazione riservata ai grandi campioni internazionali, quasi appartenessero a un campionato a cui non avremmo mai potuto partecipare. Le startup italiane, quando riuscivano ad emergere, venivano spesso considerate eccezioni fortunate, casi isolati più che segnali di un ecosistema in trasformazione.

Eppure qualcosa sembra essere cambiato.

L’annuncio ufficiale della quotazione di Bending Spoons sul Nasdaq Global Select Market, con ticker $BSP, non sta generando soltanto interesse finanziario. Sta producendo qualcosa di molto più raro nel panorama italiano: un sentimento collettivo di appartenenza.

Per la prima volta migliaia di imprenditori, manager, founder e professionisti italiani sembrano vivere la quotazione di una software company italiana quasi come si tiferebbe una squadra nazionale. E forse è proprio questa la notizia più importante.

Una IPO da 20 miliardi di dollari

I numeri raccontano da soli la dimensione dell’operazione.

Bending Spoons ha annunciato un’offerta complessiva di 57.971.015 azioni ordinarie, di cui oltre 34 milioni offerte direttamente dalla società e circa 23,5 milioni dagli azionisti esistenti. Il prezzo indicativo di collocamento è compreso tra 26 e 28 dollari per azione, portando la valutazione attesa della società intorno ai 20 miliardi di dollari.

È prevista inoltre una tradizionale opzione greenshoe di 30 giorni che potrebbe aumentare l’offerta complessiva a oltre 66 milioni di azioni, qualora gli underwriter decidessero di esercitarla integralmente.

Ma forse ancora più impressionante dei numeri è la qualità degli attori coinvolti.

A guidare l’operazione ci saranno Goldman Sachs, J.P. Morgan e Allen & Company, affiancati da altri colossi della finanza internazionale come Bank of America, Wells Fargo, Jefferies, Evercore, BNP Paribas, Mizuho, Société Générale, Crédit Agricole, Intesa Sanpaolo, UniCredit e Banca Akros.

Undici banche d’affari. Una delle line-up più importanti mai viste per una software company nata in Italia.

La storia che arriva a Wall Street

Dietro i numeri però esiste una storia molto più interessante.

È la storia di quattro amici — Francesco Patarnello, Matteo Danieli, Luca Ferrari e Luca Querella — che si incontrano nel 2010 durante un viaggio a Lombok, in Indonesia. Una storia fatta di tentativi, errori, fallimenti iniziali e una lunga ossessione per l’esecuzione.

Per quasi vent’anni Bending Spoons ha lavorato lontano dai riflettori costruendo prodotti, migliorando metriche, sviluppando un modello operativo estremamente efficiente e soprattutto acquisendo asset digitali strategici che pochi avrebbero immaginato di vedere finire sotto il controllo di una società italiana.

Negli ultimi anni il gruppo ha infatti acquisito aziende e piattaforme internazionali come Evernote, Meetup, StreamYard, Mosaic, Brightcove e WeTransfer, dimostrando una capacità manageriale e industriale che raramente avevamo associato alle software company italiane. E oggi quella stessa storia arriva a Wall Street.

«Dovremmo tifare perché in Italia nascano sempre più Bending Spoons. Non per celebrare una singola azienda, ma perché ogni successo di questo livello genera fiducia, ispira nuovi founder e rende più forte l’intero movimento del Tech Made in Italy. Se vogliamo diventare una Nazione Tech, abbiamo bisogno di molti più casi come questo.»

Max Brigida – Founder La Tech #MadeinItaly

Il successo di Bending Spoons è il successo di un ecosistema Made in Italy

Naturalmente nessuna azienda può rappresentare da sola un intero Paese.

Ma alcune aziende possono cambiare la percezione collettiva.

Spotify ha contribuito a ridefinire la narrativa tecnologica svedese.

Adyen ha rappresentato un punto di svolta per l’Olanda.

UiPath ha trasformato il modo in cui il mondo guarda alla Romania.

Bending Spoons potrebbe svolgere lo stesso ruolo per l’Italia.

Perché per la prima volta abbiamo una software company nata nel nostro Paese che si presenta a Wall Street con una valutazione attesa di 20 miliardi di dollari e con il supporto delle più importanti banche d’affari internazionali.

Ed è forse qui che si misura il cambiamento più importante. Non nella valutazione. Non nell’IPO. Ma nel fatto che oggi migliaia di italiani stanno sinceramente facendo il tifo per una software company.

Tre anni fa, quando iniziava il progetto La Tech Made in Italy, raccontare il software italiano sembrava quasi una provocazione.Oggi sembra sempre più una normalità.

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