Italian Founders Fund supera i 100 milioni di euro. È il segnale che l’ecosistema italiano ha iniziato a investire su sé stesso.
Per anni il dibattito sulle startup italiane si è concentrato quasi esclusivamente su ciò che mancava: pochi capitali, pochi fondi, pochi investitori specializzati e una difficoltà cronica nel finanziare le imprese innovative nelle prime fasi di crescita.
Oggi arriva una notizia che racconta una storia diversa.
Italian Founders Fund (IFF) ha annunciato il final closing a oltre 100 milioni di euro, superando ampiamente il target iniziale di raccolta di 60 milioni. Un risultato che lo consacra come uno dei più importanti fondi italiani dedicati all’early stage e, soprattutto, come uno dei simboli della maturazione dell’ecosistema nazionale dell’innovazione.
Ma il dato economico è soltanto una parte della notizia.
La vera novità è rappresentata dal modello che ha reso possibile questo risultato.
Un fondo creato dai founder per i founder
Italian Founders Fund nasce all’interno di Koinos Capital SGR da un’idea tanto semplice quanto innovativa: costruire un fondo in cui siano gli imprenditori che hanno già creato aziende di successo a finanziare la nuova generazione di imprenditori tecnologici.
Oltre cento founder e protagonisti dell’ecosistema italiano hanno deciso di mettere a disposizione non soltanto capitale, ma anche esperienza, relazioni e competenze.
Tra questi figurano nomi come Luca Ferrari (Bending Spoons), Riccardo Zacconi (King), Enrico Giacomelli (Namirial), Paolo De Nadai (WeRoad) e Marcello Ascani, insieme a molti altri imprenditori che hanno contribuito alla crescita del Tech Made in Italy.
È un modello già consolidato negli ecosistemi più maturi, dove chi ha avuto successo reinveste nella generazione successiva di founder.
L’Italia sta iniziando a fare lo stesso.
I numeri raccontano un fondo già protagonista
Operativo dalla fine del 2023, IFF ha già investito oltre 40 milioni di euro in 32 startup, superando in anticipo gli obiettivi fissati al momento del lancio.
Nel portafoglio figurano alcune delle realtà più promettenti dell’ecosistema italiano, tra cui JetHR, Pillar, Brum, Compri, Complaion, SAVA, Cato e ReportAid, aziende attive nei settori delle risorse umane, fintech, compliance, procurement, healthtech e Intelligenza Artificiale. Complessivamente, queste startup hanno già creato oltre 1.000 posti di lavoro e servono migliaia di clienti.
Un ponte tra l’Italia e i founder italiani nel mondo
Uno degli aspetti più interessanti della strategia di Italian Founders Fund riguarda la sua dimensione internazionale.
Negli ultimi anni il fondo ha costruito una rete di relazioni tra Italia, Europa e Stati Uniti, organizzando incontri a New York, San Francisco e in numerose città europee per intercettare imprenditori italiani che hanno deciso di sviluppare le proprie aziende all’estero.
Questo approccio ha già prodotto risultati concreti.
Nel portafoglio di IFF sono presenti 10 startup internazionali fondate da italiani e 4 aziende straniere che, grazie al supporto del fondo, hanno aperto un headquarter in Italia, contribuendo a portare nuove competenze e nuove opportunità nel nostro Paese.
“Un ecosistema diventa davvero maturo quando i founder che hanno avuto successo smettono di essere soltanto imprenditori e diventano costruttori dell’ecosistema stesso.”
Max Brigida | Founder La Tech #Madeinitaly
L’effetto più importante è quello che non si vede
Il capitale raccolto rappresenta soltanto una parte del valore creato.
L’altro elemento strategico è la capacità del fondo di attrarre co-investitori internazionali.
Italian Founders Fund ha già investito insieme ad alcuni dei principali operatori mondiali del venture capital, tra cui Y Combinator, Balderton Capital, PayPal Ventures, Earlybird, Eurazeo, Partech, Speedinvest, Base10 Partners, Exor e Golden Gate Ventures.
Significa che startup nate in Italia possono oggi dialogare molto più facilmente con il mercato globale dei capitali.
Questa notizia è un tocca sana per il Tech Made in Italy
Per molti anni abbiamo raccontato un ecosistema che cercava investitori.
Oggi iniziamo a raccontare un ecosistema che li crea.
Quando imprenditori che hanno costruito aziende di successo decidono di reinvestire nelle nuove generazioni, cambia completamente la dinamica della crescita.
Non cresce soltanto la disponibilità di capitale.
Crescono la cultura imprenditoriale, il mentoring, le connessioni internazionali e la capacità di costruire aziende sempre più ambiziose.
È probabilmente questo il segnale più importante contenuto nell’annuncio di oggi.
Per anni abbiamo osservato con ammirazione ciò che accadeva nella Silicon Valley. Lì i founder, dopo aver costruito aziende di successo, diventano angel investor, mentor o promotori di nuovi fondi. In questo modo il capitale, l’esperienza e le relazioni rimangono all’interno dell’ecosistema e alimentano un ciclo continuo di innovazione.
Con Italian Founders Fund vedo nascere qualcosa di molto simile anche in Italia.
Il valore dei 100 milioni raccolti è importante, ma ancora più importante è il messaggio che questo fondo trasmette: oggi esiste una generazione di imprenditori italiani che ha deciso di investire nel futuro del Paese.
È questo il passaggio culturale che aspettavamo.
Perché il vero vantaggio competitivo di un ecosistema non è soltanto la quantità di capitale disponibile, ma la capacità di trasformare il successo di una generazione nell’opportunità della successiva.