L’Italia diventa hub europeo dei Data Center: Equinix, EdgeConneX e Vantage scelgono la Lombardia.
C’è un numero che racconta meglio di qualsiasi analisi la trasformazione in corso nell’infrastruttura digitale italiana: 25 miliardi di euro.
È il valore degli investimenti annunciati nel settore dei data center per il triennio 2026-2028, secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Tre volte e mezzo rispetto ai 7,1 miliardi registrati nel triennio precedente. In un solo mese, tra maggio e giugno 2026, tre dei principali operatori globali del settore hanno annunciato o confermato piani di espansione di scala straordinaria in Italia: Equinix, EdgeConneX e Vantage.
Non è una coincidenza. È il segnale che l’Italia sta diventando qualcosa di nuovo nel panorama digitale europeo, e soprattutto che questa trasformazione è già in corso.
Tre grandi operatori, un solo mese: cosa è successo
EdgeConneX è stato il primo a muoversi. Il 14 maggio 2026, durante un incontro con il Ministro Adolfo Urso a Palazzo Piacentini, il gruppo statunitense, presente in oltre 60 mercati e 20 Paesi con più di 80 strutture, ha presentato il piano denominato EdgeConneX Campus Italia: tre nuovi campus di data center di ultima generazione tra la provincia di Lodi e l’area sud di Milano, con una capacità complessiva superiore ai 300 megawatt e cantieri previsti a partire dal terzo trimestre 2026.
L’operazione è stata dichiarata dal Consiglio dei Ministri di “preminente interesse strategico nazionale”, con l’assegnazione di poteri commissariali per accelerare le autorizzazioni e garantire il completamento entro il 2031.
Il sito di Lodi sarà tra i più grandi data center d’Europa, dedicato specificamente all’elaborazione di applicazioni legate all’intelligenza artificiale.
Vantage Data Centers ha ottenuto a sua volta il riconoscimento di interesse strategico nazionale per il progetto Mpx4 di Tavazzano, sempre in provincia di Lodi, e porta avanti un piano di investimento complessivo da 4 miliardi di euro in otto anni, con due data center a Milano da 32 megawatt di capacità IT, operativi già dal 2026, e la creazione di 250 posti di lavoro diretti.
Il 4 giugno è stata la volta di Equinix, già presente in Italia con cinque infrastrutture tra Milano, Basiglio, Settimo Milanese e Genova. Il Ministro Urso ha incontrato la presidente e CEO del gruppo, Adaire Fox-Martin, per discutere l’espansione delle attività nel Paese all’interno di un piano globale da 15 miliardi di euro che destina capacità specifica ai carichi di elaborazione per l’intelligenza artificiale.
Tre operatori diversi, tre piani distinti. Ma una direzione comune: l’Italia è diventata una destinazione strategica per le infrastrutture digitali globali.
Perché proprio l’Italia e perché proprio adesso
La domanda che vale la pena porsi non è solo “quanto si investe”. È “perché qui e perché ora”. La risposta ha almeno tre livelli.
Il primo è geografico: l’Italia occupa una posizione privilegiata nel Mediterraneo digitale, con accesso diretto ai cavi sottomarini che collegano Europa, Africa, Medio Oriente e Asia. Genova, in particolare, sta emergendo come un crocevia cruciale grazie all’hub di Equinix che gestisce il primo data center carrier-neutral della città, connesso al cavo sottomarino 2Africa.
Il secondo è infrastrutturale: l’Italia ospita Leonardo, il terzo supercomputer più potente d’Europa, presso il CINECA di Bologna, il quale rappresenta un asset che attrae investitori attenti alla capacità computazionale del Paese.
Il terzo è politico: il governo ha costruito in modo deliberato una Strategia per l’attrazione degli investimenti esteri nei data center, che sta dando risultati concreti e misurabili.
Il ruolo della Lombardia: il cuore digitale d’Italia
Non è una distribuzione uniforme sul territorio. La Lombardia è il baricentro assoluto di questa trasformazione. Tutti e tre i nuovi grandi investimenti si concentrano nell’area metropolitana di Milano e nella provincia di Lodi.
Non è un caso: la regione combina disponibilità di aree industriali, connettività avanzata, vicinanza ai mercati europei e un ecosistema imprenditoriale e finanziario maturo.
Milano sta consolidando il suo ruolo di hub digitale del Nord Europa, in competizione diretta con Francoforte, Amsterdam e Dublino, piazze tradizionalmente dominanti nel mercato europeo dei data center.
Il mercato: da 7,5 a 15 miliardi di dollari entro il 2031
I numeri di mercato confermano la direzione. Il settore italiano dei data center valeva 7,54 miliardi di dollari nel 2025 e crescerà fino a 14,97 miliardi entro il 2031, con un tasso di crescita annuo composto del 12,12%.
In termini di capacità di elaborazione, la crescita è ancora più impressionante: da 1.080 megawatt nel 2025 a oltre 4.000 megawatt entro il 2030, con un aumento quindi di quasi quattro volte in cinque anni.
A guidare questa domanda è soprattutto l’intelligenza artificiale: i cluster GPU per l’AI generativa richiedono oggi 40-50 kilowatt per rack, cinque volte rispetto alle implementazioni tradizionali.
Chi vuole elaborare dati per l’AI ha bisogno di infrastrutture nuove, potenti e localizzate strategicamente. Ed è esattamente quello che l’Italia sta costruendo.
Il confronto europeo: il gap da colmare e la direzione giusta
C’è però un dato che mette tutto in prospettiva e che è utile non ignorare. Secondo l’AI Index Report della Stanford University, nel 2025 l’Italia ospitava 168 data center, contro i 5.427 degli Stati Uniti, i 529 della Germania e i 322 della Francia.
Il gap è reale e significativo. Ma il punto non è partire da una posizione di parità, ma piuttosto la direzione e la velocità con cui ci si sta muovendo.
Triplicare gli investimenti in un triennio, ottenere il riconoscimento di interesse strategico nazionale per tre grandi progetti in pochi mesi, posizionare la Lombardia come hub digitale del Mediterraneo: sono segnali che indicano una discontinuità rispetto al passato.
Non si sta colmando un gap. Si sta costruendo una posizione.
Infrastruttura digitale come leva per il Tech Made in Italy
C’è un tema che va oltre gli investimenti esteri e che riguarda direttamente l’ecosistema tech italiano. I data center non sono solo infrastrutture per le multinazionali straniere.
Sono la base su cui si costruisce la competitività digitale di un Paese: cloud per le PMI, capacità di calcolo per le startup, elaborazione dati per la pubblica amministrazione, potenza computazionale per la ricerca scientifica.
Un’Italia con più e migliori data center è un paese in cui le startup tech possono crescere con infrastrutture locali competitive, in cui le università possono fare ricerca avanzata sull’AI, in cui le aziende possono adottare soluzioni digitali senza dipendere interamente da infrastrutture straniere.
È esattamente la direzione in cui va il Tech Made in Italy. E i 25 miliardi annunciati per il 2026-2028 non sono solo un dato economico. Sono il segnale che l’Italia sta scegliendo di essere un Paese di infrastruttura digitale, e non solo di consumatori di tecnologia altrui.