D-Orbit e la Space Economy italiana: i meccanici dello spazio vengono da Como, selezionata dall’ESA per la prima missione europea di manutenzione satellitare.
C’è un’azienda italiana che sta letteralmente reinventando il modo in cui usiamo lo spazio. Non si trova a Houston, non ha sede a Palo Alto, non fa parte di nessun grande consorzio aerospaziale europeo.
Ha sede a Fino Mornasco, in provincia di Como. Si chiama D-Orbit. Il 24 marzo 2026, sul palco del SatShow di Washington D.C, il principale evento internazionale del settore spaziale, ha annunciato una notizia storica.
L’Agenzia Spaziale Europea l’ha scelta come responsabile principale di MORPH: un programma che punta a dimostrare per la prima volta in Europa la capacità di intervenire sui satelliti direttamente in orbita, senza doverli sostituire o recuperare.
Non è una notizia per addetti ai lavori. È una storia italiana che il mondo dovrebbe conoscere meglio di quanto non faccia.
Cosa fa D-Orbit: la logistica spaziale spiegata in modo semplice
Per capire il valore di questa azienda bisogna prima capire il problema che risolve. Oggi i satelliti vengono lanciati nello spazio e lì rimangono fino alla fine della loro vita operativa. Il carburante si esaurisce.
I componenti si degradano. La tecnologia diventa obsoleta. E non c’è modo di intervenire dall’esterno. Quando un satellite smette di funzionare, l’unica opzione è costruirne uno nuovo e lanciarlo dalla Terra, con costi enormi e un ulteriore contributo al problema dei detriti spaziali.
È un modello profondamente inefficiente. Ed è esattamente quello che D-Orbit vuole cambiare. L’azienda opera nel campo della logistica spaziale e del trasporto orbitale: si occupa di spostare, posizionare, assistere e mantenere satelliti e infrastrutture già presenti in orbita.
Un settore che fino a pochi anni fa non esisteva come mercato strutturato, e che oggi è diventato una delle frontiere più competitive dell’industria spaziale globale. D-Orbit non costruisce razzi. Costruisce i servizi che rendono lo spazio sostenibile.
La missione MORPH: l’economia circolare arriva nello spazio
MORPH è l’acronimo di Modular On-Orbit Refurbishment for Permanent Hardware. Il concetto è rivoluzionario: costruire un sistema capace di intervenire sui satelliti in orbita, e rifornirli di propellente, sostituire componenti, aggiornarli tecnologicamente, senza riportarli sulla Terra e senza sostituirli con nuovi veicoli.
Un’officina meccanica a 36.000 chilometri di altezza, dove operano i satelliti geostazionari più preziosi e costosi. L’iniziativa è guidata dal Clean Space Office dell’ESA e rientra nella strategia dell’agenzia per rendere lo spazio più sostenibile entro il 2040.
L’obiettivo è costruire una vera economia circolare orbitale: satelliti che non vengono dismessi, ma mantenuti in vita, aggiornati e riutilizzati nel tempo.
MORPH e RISE: due missioni, un solo obiettivo
MORPH si costruisce sulle fondamenta di un programma precedente, sempre sviluppato da D-Orbit: RISE, una missione di servicing orbitale finanziata dall’Agenzia Spaziale Italiana in collaborazione con ESA, che sarà lanciata nel 2028 con un satellite da 2,5 tonnellate progettato per raggiungere altri satelliti in orbita geostazionaria, rifornirli e modificarne la traiettoria.
Mentre RISE si concentra sull’estensione della vita operativa dei satelliti esistenti, MORPH spinge il progetto ancora più avanti: l’obiettivo è assemblare e aggiornare componenti direttamente in orbita, aprendo scenari che oggi appartengono ancora alla frontiera tecnologica.
Al centro di entrambi i progetti c’è GEA, piattaforma proprietaria di D-Orbit per il servicing orbitale, la quale è progettata con interfacce modulari e robotiche di nuova generazione.
La storia di D-Orbit: da Fino Mornasco al palco di Washington
D-Orbit è stata fondata nel 2011 da Luca Rossettini, con una visione all’epoca considerata quasi impossibile: costruire un’industria dei servizi spaziali partendo da zero, in Italia, in un settore dominato da grandi potenze statali e colossi industriali.
Oggi conta oltre 600 dipendenti, opera a livello globale e ha al suo attivo una serie di missioni completate con successo che le hanno costruito una reputazione solida nell’industria spaziale internazionale.
Il fatto che il SatShow 2026 l’abbia vista protagonista nel Padiglione italiano, organizzato dall’Agenzia ICE in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana, non è un dettaglio secondario.
È la conferma che D-Orbit è oggi riconosciuta come eccellenza nazionale, e quindi come una di quelle aziende che rappresentano l’Italia nei contesti in cui si decide il futuro dell’industria globale. E lo fa da Fino Mornasco, provincia di Como.
Il mercato che sta nascendo: perché il servicing orbitale vale miliardi
D-Orbit non opera in un mercato di nicchia destinato a rimanere tale. Il settore del servicing orbitale, e cioè la manutenzione, il rifornimento e l’aggiornamento di satelliti in orbita, è considerato uno dei mercati emergenti più promettenti dell’intera industria spaziale.
Le proiezioni indicano un valore potenziale di decine di miliardi di dollari nei prossimi due decenni, trainato dalla crescita esponenziale del numero di satelliti presenti in orbita e dalla necessità sempre più urgente di gestire i detriti spaziali in modo sistematico.
Non è un caso che anche l’Agenzia Spaziale Italiana abbia firmato nel 2023 con Thales Alenia Space un contratto da 235 milioni di euro per lo sviluppo di un veicolo dedicato allo stesso tipo di operazioni.
Il sistema Italia sta investendo su questo settore con convinzione crescente. E D-Orbit si trova esattamente al centro di questa partita.
Il segnale più importante: la Space Economy italiana esiste ed è competitiva
La storia di D-Orbit non è solo la storia di un’azienda di successo. È la dimostrazione che l’Italia ha le competenze, la visione e la capacità industriale per competere ai massimi livelli in uno dei settori tecnologici più avanzati e strategici del pianeta.
È lo stesso sistema che ha prodotto le eccellenze della manifattura, del design e dell’ingegneria — applicato questa volta allo spazio. Un ecosistema fatto di università eccellenti, centri di ricerca, agenzie pubbliche e imprese private capaci di lavorare insieme verso obiettivi ambiziosi.
Come ha dichiarato Diego Garcés de Marcilla, direttore della Business Unit In Orbit Servicing di D-Orbit: “È arrivato il momento di costruire un nuovo paradigma per lo spazio, dove i satelliti non vengono abbandonati, ma mantenuti, aggiornati e riutilizzati.”
È una frase che vale per lo spazio. Ma potrebbe valere per tutto il modo in cui l’Italia costruisce, e racconta la propria eccellenza tecnologica.