Dall’Italia alla NASA: la tecnologia di Revolv Space volerà nello spazio per studiare il clima
Una tecnologia sviluppata a Torino sta per entrare in una missione scientifica della NASA. È una di quelle notizie che raccontano bene quanto il Tech Made in Italy possa essere competitivo anche nelle filiere tecnologiche più avanzate del mondo.
Protagonista è Revolv Space, azienda italiana che ha completato la consegna di quattro unità di volo SARA Nano, sistemi destinati ai satelliti della missione PolSIR della NASA, progettata per studiare le nuvole di ghiaccio e comprenderne meglio l’impatto sul clima terrestre.
Da Torino allo spazio
Le quattro unità saranno integrate in due piccoli satelliti realizzati dalla statunitense Blue Canyon Technologies.
Il compito della tecnologia italiana è fondamentale: orientare i pannelli solari dei satelliti verso il Sole, permettendo di massimizzare la produzione di energia necessaria al funzionamento degli strumenti di bordo.
Revolv Space aveva già consegnato due modelli ingegneristici nelle precedenti fasi del progetto. Ora, con la consegna delle unità definitive, SARA Nano ha completato il percorso che porta dalla qualificazione alla piena idoneità al volo.
Non parliamo quindi di un concept o di un prototipo da testare, ma di hardware italiano pronto per essere utilizzato nello spazio.
Una tecnologia italiana dentro una missione NASA
La missione PolSIR – Polarized Submillimeter Ice-cloud Radiometer – nasce per migliorare la conoscenza delle nuvole di ghiaccio presenti ad alta quota nelle regioni tropicali e subtropicali.
Queste formazioni hanno un ruolo importante nel sistema climatico, ma rappresentano ancora una delle componenti sulle quali esistono maggiori incertezze nei modelli.
I due satelliti permetteranno di raccogliere informazioni sulla quantità di acqua presente sotto forma di ghiaccio e sulle dimensioni delle particelle, osservando inoltre come queste caratteristiche cambiano durante la giornata.
E per far funzionare gli strumenti scientifici servirà energia.
È qui che entra in gioco la tecnologia sviluppata in Italia.
“È questo il Tech Made in Italy che dobbiamo imparare a raccontare: aziende italiane capaci di sviluppare tecnologie così specializzate da entrare nelle grandi filiere internazionali. Non dobbiamo necessariamente costruire tutto per essere protagonisti. Dobbiamo riuscire a creare tecnologie che il mondo scelga di utilizzare. E quando una di queste arriva fino a una missione NASA, significa che la strada è quella giusta.”
Max Brigida – Founder La Tech Made in Italy®
Non dobbiamo costruire tutto per essere protagonisti
La storia di Revolv Space racconta anche qualcosa di importante sulla posizione che l’Italia può conquistare nella Space Economy.
Essere protagonisti non significa necessariamente costruire un satellite completo o guidare un’intera missione.
La competizione tecnologica globale è fatta di filiere nelle quali convivono aziende estremamente specializzate. Chi riesce a sviluppare una tecnologia critica, affidabile e difficilmente sostituibile può entrare nelle supply chain dei più importanti operatori internazionali.
È un modello particolarmente interessante per l’Italia.
Il nostro tessuto industriale ha costruito una parte della propria forza proprio sulla capacità di sviluppare competenze verticali, componentistica avanzata e tecnologie altamente specializzate.
Applicare questa capacità a Space Tech, robotica, semiconduttori, AI, Deep Tech e infrastrutture tecnologiche può rappresentare una delle strade attraverso cui il Made in Italy costruirà una nuova dimensione internazionale.
Il Tech Made in Italy che spesso non vediamo
Quando pensiamo al Made in Italy immaginiamo prodotti immediatamente riconoscibili: moda, automotive, food, arredamento, design.
Nel mondo tecnologico l’eccellenza è spesso molto meno visibile.
Può trovarsi all’interno di un satellite, di un data center, di un robot industriale o di un supercomputer.
Ed è proprio per questo che storie come quella di Revolv Space sono importanti.
Perché dimostrano che esiste un Tech Made in Italy che non ha bisogno di essere visibile al consumatore finale per avere un ruolo strategico nelle grandi filiere internazionali.
Tra qualche tempo due piccoli satelliti voleranno sopra le nostre teste per raccogliere informazioni utili a comprendere meglio il clima terrestre.
E una parte della tecnologia che permetterà loro di funzionare sarà arrivata da Torino.
“È questo il Tech Made in Italy che dobbiamo imparare a raccontare: aziende italiane capaci di sviluppare tecnologie così specializzate da entrare nelle grandi filiere internazionali. Non dobbiamo necessariamente costruire tutto per essere protagonisti. Dobbiamo riuscire a creare tecnologie che il mondo scelga di utilizzare. E quando una di queste arriva fino a una missione NASA, significa che la strada è quella giusta.”
Max Brigida – Founder La Tech Made in Italy e Italian Tech Landscape®