Dopo 10 milioni di sedute online, Unobravo esce dallo schermo: quando una Tech digitale diventa anche fisica
La storia di Unobravo è nata da un’intuizione profondamente digitale: utilizzare la tecnologia per eliminare alcune delle barriere che rendevano difficile accedere al supporto psicologico.
La distanza geografica. Gli spostamenti. Gli orari. La difficoltà di trovare il professionista giusto. E, almeno in parte, anche quella soglia psicologica rappresentata dall’entrare per la prima volta nello studio di uno psicologo.
Sette anni dopo, oltre 500.000 persone supportate e più di 10 milioni di sedute online, la società fondata da Danila De Stefano sta facendo qualcosa che, osservato superficialmente, potrebbe sembrare quasi contrario alla propria origine.
Sta tornando nel mondo fisico.
Unobravo ha annunciato l’espansione della terapia in presenza attraverso una rete che coinvolge già oltre 600 psicologi e psicoterapeuti in 29 città italiane, con l’obiettivo di arrivare a una copertura nazionale nel corso del 2027.
Ma definirla semplicemente “apertura di centri fisici” rischia di farci perdere la parte più interessante della storia.
Perché Unobravo non sta abbandonando il digitale.
Sta utilizzando ciò che ha costruito digitalmente per entrare nel fisico.
Prima il digitale ha eliminato il problema della distanza
Quando Unobravo nasce nel 2019, la sua proposta è relativamente semplice da comprendere: rendere più accessibile il supporto psicologico attraverso Internet.
Ma dietro quella semplicità c’è una componente tecnologica e organizzativa più complessa.
L’utente compila un questionario, la piattaforma raccoglie le informazioni necessarie per individuare il professionista più adatto, viene effettuato il matching e successivamente appuntamenti e percorso vengono gestiti attraverso l’infrastruttura digitale di Unobravo.
Il valore non è quindi soltanto avere trasferito una seduta dallo studio alla videochiamata.
È avere costruito un sistema intorno alla seduta.
Matching, selezione dei professionisti, customer care, gestione degli appuntamenti, infrastruttura tecnologica, sicurezza, processi e controllo della qualità.
È proprio questa distinzione a diventare fondamentale per capire ciò che sta accadendo oggi.
Perché la videochiamata può essere sostituita da una stanza.
L’infrastruttura costruita intorno alla relazione tra paziente e professionista, invece, rimane.
Il successo digitale non ha eliminato il bisogno del fisico
I numeri raccontano quanto sia cresciuto il modello online.
Nel solo primo semestre del 2026, Unobravo dichiara di aver seguito in Italia oltre 194.000 persone attraverso percorsi online, quasi sei volte quelle dello stesso periodo del 2022.
Anche il profilo degli utenti si è progressivamente allargato. Le donne rimangono la maggioranza e la fascia tra 25 e 34 anni continua a essere quella maggiormente rappresentata, ma la quota degli over 45 è passata dal 5,4% all’11,2%, mentre quella degli uomini è cresciuta dal 27,6% al 35,3%.
Il digitale, insomma, ha funzionato.
Ma funzionare non significa necessariamente essere la soluzione migliore per tutti.
Ed è forse questa la decisione imprenditoriale più interessante presa da Unobravo: non confondere il proprio prodotto con la propria missione.
Danila De Stefano lo sintetizza spiegando che l’azienda non è “innamorata di un canale”, ma della missione di rendere normale prendersi cura del proprio benessere mentale. Unobravo, aggiunge, sapeva che il modello con cui era nata non avrebbe risposto alle esigenze dell’intera popolazione, in particolare di chi preferisce un supporto in presenza.
È una distinzione importante per qualsiasi impresa tecnologica.
Il digitale è uno strumento.
Non necessariamente il punto di arrivo.
Da online-first a modello ibrido
La nuova Unobravo, infatti, non sembra voler replicare semplicemente una rete tradizionale di studi psicologici.
Il modello che sta emergendo è ibrido.
In tutte le città coinvolte il servizio può appoggiarsi agli studi privati dei professionisti aderenti. A questi si aggiungono spazi messi a disposizione da Unobravo: a Milano, oltre al centro sanitario di Corso Vercelli, sono state aggiunte strutture nelle zone Repubblica, Santa Sofia/Policlinico e Caiazzo; a Roma sono stati inaugurati spazi nelle zone Parioli e Castro Pretorio.
Il servizio è già presente, attraverso la rete, da Bari a Torino, da Palermo a Venezia, passando per Bologna, Firenze, Genova, Napoli, Roma e molte altre città.
Ma soprattutto l’ingresso nel percorso continua a essere digitale.
Il questionario iniziale rimane. Il sistema di abbinamento con il terapeuta rimane. La gestione degli appuntamenti attraverso la piattaforma proprietaria rimane.
Ciò che cambia è l’ultimo metro della relazione.
L’utente può incontrare il professionista attraverso uno schermo oppure sedersi davanti a lui nella stessa stanza.
Ed è qui che Unobravo diventa un caso interessante anche oltre il settore della salute mentale.
Il digitale non deve necessariamente distruggere il fisico
Per molti anni abbiamo raccontato la trasformazione digitale attraverso una contrapposizione.
E-commerce contro negozio. Streaming contro cinema e televisione. Remote working contro ufficio. Digital banking contro filiale. Telemedicina contro ambulatorio.
La realtà sta diventando più sfumata.
Le aziende digitali che raggiungono una certa maturità possono scoprire che il fisico non è necessariamente un’eredità del passato da eliminare. Può diventare un’estensione dell’infrastruttura digitale.
La differenza è nell’ordine con cui viene costruito il modello.
Una società tradizionale parte dalle sedi fisiche e successivamente aggiunge il digitale.
Unobravo ha percorso la strada opposta.
Ha prima costruito la piattaforma, il brand, i processi, il matching, la rete di professionisti e una base di centinaia di migliaia di utenti. Ora può utilizzare quella stessa infrastruttura per distribuire anche un servizio fisico.
È quasi una forma di reverse omnichannel: non digitalizzare il fisico, ma utilizzare il digitale per rendere scalabile il fisico.
9.500 professionisti sono anche un’infrastruttura
Sul proprio sito Unobravo indica oggi oltre 9.500 psicologi disponibili online, più di mezzo milione di persone supportate e oltre 10 milioni di sedute svolte.
È qui che emerge un’altra caratteristica del modello.
La tecnologia non è necessariamente il prodotto finale che il paziente percepisce.
Quando una persona parla con uno psicologo, ciò che conta è principalmente la relazione con quel professionista. Ma dietro quella relazione può esistere una macchina tecnologica e organizzativa che rende possibile trovarlo, selezionarlo, raggiungerlo e gestire il percorso.
Questo è un modello che abbiamo già visto in altre grandi piattaforme digitali: la tecnologia diventa progressivamente invisibile proprio quando funziona meglio.
L’utente non deve necessariamente percepire l’algoritmo, il software o l’infrastruttura.
Deve percepire un servizio più semplice.
E per Unobravo la possibilità di scegliere tra online e presenza senza uscire dallo stesso ecosistema potrebbe diventare proprio questo: una tecnologia che smette di imporre il canale e comincia a lasciare scegliere l’esperienza.
Il fisico, però, cambia anche l’economia del modello
L’espansione non è priva di complessità.
Un business puramente digitale possiede caratteristiche di scalabilità molto differenti da un servizio che incorpora anche una componente fisica.
Spazi, disponibilità geografica dei professionisti, gestione operativa, standard qualitativi e differenti strutture di costo rendono inevitabilmente più complessa l’espansione.
Anche il prezzo evidenzia questa differenza.
Sul sito di Unobravo una seduta individuale online costa attualmente 49 euro, mentre quella in presenza negli spazi indicati dalla piattaforma costa 77 euro; per le coppie si passa rispettivamente da 59 a 99 euro. Il primo colloquio conoscitivo rimane online e gratuito.
Questo significa che la sfida non sarà semplicemente trasferire il successo digitale offline.
Sarà riuscire a mantenere qualità, accessibilità e coerenza dell’esperienza mentre aumenta la complessità operativa.
Ed è probabilmente su questo terreno che capiremo quanto il modello possa realmente scalare.
Non sostituire il pubblico, ma aumentare la capacità di risposta
C’è infine un contesto che non può essere ignorato.
Secondo i dati riportati da Forbes, l’Italia destina alla salute mentale il 3,4% della spesa sanitaria nazionale, rispetto a una media europea del 5,7%.
Unobravo precisa di non voler sostituire il servizio sanitario pubblico, ma di voler contribuire ad aumentare la capacità complessiva di risposta attraverso infrastruttura, tecnologia, competenze cliniche e organizzative e una rete sempre più capillare.
È importante mantenere questa distinzione.
Una piattaforma privata non risolve da sola le carenze strutturali del sistema della salute mentale, così come l’aumento dell’offerta non garantisce automaticamente accessibilità universale.
Ma può mostrare qualcosa di interessante: come tecnologia e organizzazione possano essere utilizzate per distribuire in modo differente un servizio professionale complesso.
Da startup digitale a infrastruttura di servizio
Forse è questo il passaggio che rende la storia di Unobravo interessante per il Tech Made in Italy.
Siamo abituati a valutare una Tech attraverso il software che costruisce.
In alcuni casi dovremmo iniziare a guardare anche l’infrastruttura che quel software rende possibile costruire.
Unobravo è partita da una piattaforma per la psicologia online. Ha utilizzato il digitale per conquistare scala, costruire un brand, aggregare migliaia di professionisti e servire centinaia di migliaia di persone.
Ora prova a utilizzare quella posizione per entrare anche nel mondo fisico.
Se il modello funzionerà, il risultato non sarà semplicemente una piattaforma online con alcuni studi.
Sarà qualcosa di più vicino a una rete nazionale di supporto psicologico orchestrata attraverso la tecnologia, nella quale online e offline diventano due modalità di accesso alla stessa infrastruttura.
Ed è forse questa la lezione imprenditoriale più interessante.
Per una Tech, crescere non significa necessariamente digitalizzare tutto.
A volte significa arrivare al punto in cui la tecnologia è abbastanza forte da permetterti di tornare nel mondo fisico senza perdere ciò che il digitale ti ha fatto conquistare.