Silicon Box, via libera di Invitalia al finanziamento da 1,3 miliardi per la fabbrica di microchip a Novara
Il 1 ottobre 2026 il Consiglio di amministrazione di Invitalia, l’agenzia nazionale per lo sviluppo, ha approvato il finanziamento al Vulcan Project di Silicon Box, azienda che realizzerà a Novara la sua prima fabbrica europea di microchip di nuova generazione.
L’annuncio è stato diffuso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Le cifre danno la misura dell’operazione: un investimento complessivo da 3,2 miliardi di euro, sostenuto da 1,3 miliardi di fondi pubblici, con oltre 1.600 posti di lavoro indicati dal presidente della Regione Piemonte.
Per il Piemonte e per la tech Made in Italy si apre un capitolo che fino a pochi anni fa sembrava lontano.
Che cosa farà Silicon Box a Novara
Silicon Box è un gruppo con sede a Singapore, specializzato in integrazione di chiplet, packaging avanzato e test dei chip. A Novara porterà proprio questa parte della filiera, quella che si colloca dopo la produzione dei wafer di silicio: i componenti vengono assemblati, collegati e collaudati fino a diventare prodotti pronti per l’uso.
Per capire il progetto serve conoscere il chiplet. Invece di costruire un unico processore enorme, si realizzano più chip piccoli, ciascuno con una funzione specifica, e li si riunisce in un unico pacchetto.
Questo approccio permette di combinare tecnologie diverse, di ridurre gli scarti di produzione e di personalizzare i componenti per esigenze molto distinte, dall’intelligenza artificiale ai veicoli, fino ai data center.
Il ministro Adolfo Urso ha definito quello di Novara il primo impianto europeo dedicato alla produzione di chiplet.
Il packaging avanzato è oggi uno dei punti più delicati dell’intera industria dei semiconduttori. Quando i chip diventano più piccoli e più potenti, il modo in cui vengono collegati tra loro conta quasi quanto il silicio stesso, perché da quei collegamenti dipendono velocità, consumi e affidabilità del prodotto finale.
Chi controlla questa fase ha quindi un peso crescente nelle scelte dei grandi clienti, dalle case automobilistiche ai produttori di server.
Come si finanzia: 1,3 miliardi dal Chips Act
Il sostegno pubblico di 1,3 miliardi di euro arriva dal fondo per il settore istituito nell’ambito del Chips Act europeo, il piano con cui l’Unione punta a portare la propria quota nel mercato mondiale dei semiconduttori dal 10% ad almeno il 20% entro il 2030.
Facendo due conti, il contributo pubblico copre circa il 40% dell’investimento totale, mentre la parte restante è coperta da altre risorse.
Il progetto si inserisce anche nella strategia italiana per la microelettronica, che mette a disposizione 4 miliardi di euro per attrarre investimenti nel settore. Il caso Silicon Box ne rappresenta un banco di prova importante, perché trasforma un piano di politica industriale in uno stabilimento con un nome, un indirizzo e un numero di assunzioni.
Le tappe: dall’accordo di marzo ai cantieri
La storia ha avuto una lunga fase preparatoria. A marzo 2026 il ministro Urso, Invitalia e Silicon Box hanno firmato a Roma l’accordo di sviluppo per il sito di Novara, con la Regione Piemonte e il commissario straordinario Alessandro Canelli, sindaco della città, a seguire il dossier.
La delibera di Invitalia chiude la fase istruttoria, cioè i controlli sul progetto e sulle condizioni dell’aiuto.Il calendario indicato prevede ora tre passaggi. Entro fine 2026 sono attese la firma della determina e la consegna del progetto.
Subito dopo dovrebbe arrivare l’autorizzazione unica, rilasciata tramite il percorso commissariale. L’obiettivo è poi far partire i lavori nella primavera successiva: si tratta di date indicative, che dipendono dall’esito dei permessi.
L’autorizzazione unica è il passaggio che raccoglie in un solo atto i via libera di enti diversi, e proprio per questo è spesso il punto in cui i grandi progetti industriali rallentano.
Le voci istituzionali
Per Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, l’investimento rafforza il ruolo dell’Italia come piattaforma produttiva dell’economia digitale e la sua autonomia tecnologica e industriale. Il ministro ha parlato di un risultato di squadra e di un Paese tornato interessante per i grandi gruppi mondiali della tecnologia.
Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha sottolineato che il progetto consolida il ruolo del territorio come polo di industria e innovazione e porta occupazione qualificata, con più di 1.600 posti di lavoro.
Alessandro Canelli, commissario e sindaco di Novara, ha spiegato che la delibera dà certezza sulla fattibilità del progetto e ha assicurato l’impegno a rilasciare l’autorizzazione unica nel minor tempo possibile.
Perché Silicon Box conta per la tech Made in Italy
La fabbricazione dei chip più avanzati è una partita giocata da pochi Paesi, ma c’è un secondo capitolo meno raccontato, quello dell’assemblaggio e del collaudo, che oggi si concentra soprattutto in Asia.
Portare questa fase in Italia significa avvicinare ai clienti europei una parte della filiera da cui dipendono automobili, macchinari industriali e infrastrutture digitali.
Il progetto offre anche un’occasione di crescita per le competenze locali. I 1.600 posti previsti a regime sono lavori diretti, ai quali si aggiungeranno quelli legati a costruzione, forniture e logistica.
Un cantiere di questa dimensione può dare slancio a imprese di impianti, di servizi tecnici e di trasporto, oltre che a università e centri di formazione che dovranno preparare tecnici e ingegneri specializzati.
Un altro dato aiuta a leggere l’operazione. Dividendo i 3,2 miliardi di investimento per i 1.600 posti diretti si ottengono circa 2 milioni di euro per ogni posto di lavoro, un rapporto tipico dei settori ad altissima intensità di capitale, dove le macchine e gli impianti pesano molto più del personale.
Si tratta di un calcolo semplice e indicativo, ma spiega perché gli Stati siano disposti a sostenere con fondi pubblici progetti di questo tipo.
Restano alcune incognite da seguire nei prossimi mesi.
Le autorizzazioni dovranno arrivare nei tempi previsti, l’azienda dovrà rispettare gli impegni sull’occupazione assunti negli accordi e il settore dei semiconduttori resta soggetto a cicli di domanda molto marcati.
Se tutto procederà come indicato, però, Novara può diventare un riferimento europeo per il packaging avanzato, un tassello concreto nella corsa del continente verso una maggiore autonomia nei microchip.