Cato raccoglie 6 milioni: lāAI italiana entra nel mercato da 309 miliardi degli appalti pubblici
C’ĆØ un modo interessante per leggere il nuovo round annunciato da Cato
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Naturalmente ci sono i 6 milioni di euro raccolti, un Seed importante per una startup cosƬ giovane. C’ĆØ l’ingresso di un investitore internazionale come Keen Venture Partners. E c’ĆØ una raccolta complessiva che, sommando il pre-seed da 1,6 milioni di inizio anno, raggiunge giĆ 7,6 milioni di euro.
Ma dietro questi numeri c’ĆØ soprattutto un mercato enorme che per anni ĆØ rimasto sorprendentemente poco digitalizzato: quello degli appalti pubblici.
Cato, fondata da Andrea Zorzetto e Matteo Bossolini, sta provando a utilizzare l’Intelligenza Artificiale per cambiare il modo in cui le imprese cercano, analizzano e preparano la partecipazione alle gare pubbliche. E lo sta facendo partendo proprio dall’Italia, uno dei mercati più complessi d’Europa.
Un Seed da 6 milioni pochi mesi dopo il primo round
La velocità con cui Cato sta raccogliendo capitale è uno degli elementi più interessanti della storia.
A inizio 2026 la startup aveva chiuso un pre-seed da 1,6 milioni di euro, guidato da Italian Founders Fund. Pochi mesi dopo arriva il nuovo Seed da 6 milioni, questa volta guidato dal fondo olandese Keen Venture Partners, specializzato anche in tecnologie capaci di aumentare la produttivitĆ delle PMI europee attraverso l’AI.
All’operazione partecipano nuovamente Vento, Heartfelt, Moonstone, BHeroes, Alecla7 e Nova Venture. Entrano inoltre nuovi angel investor, tra cui i founder di Lexroom, Sibill e Pillar.
Ć un elemento che merita attenzione anche per il nostro ecosistema: founders di altre Tech che investono in una nuova Tech italiana, facendo circolare capitale ed esperienza all’interno della nuova generazione imprenditoriale.
I nuovi capitali serviranno a sviluppare ulteriormente la piattaforma, rafforzare la struttura commerciale e ampliare il team, preparando anche l’espansione verso altri settori e mercati internazionali.
Un mercato da 309 miliardi ancora difficile da affrontare per le PMI
Per capire Cato bisogna però partire dal problema che vuole risolvere.
Secondo i dati ANAC riportati dalla societĆ , nel 2025 gli appalti pubblici italiani hanno raggiunto 309 miliardi di euro, con una crescita del 13,9%. Eppure partecipare a una gara rimane un processo complesso, soprattutto per le piccole e medie imprese.
Bisogna individuare le opportunitĆ corrette tra migliaia di bandi, leggere capitolati e documentazione, verificare requisiti e scadenze, predisporre documenti amministrativi e tecnici e infine costruire l’offerta.
Una quantità di lavoro che può scoraggiare proprio quelle PMI che avrebbero prodotti e competenze per partecipare.
Il dato riportato da Forbes ĆØ significativo: il 60% delle PMI fatica ancora a partecipare in maniera competitiva agli appalti pubblici, mentre soltanto il 15,7% avrebbe adottato strumenti AI nei processi di candidatura, contro il 53,1% delle grandi imprese.
Ed ĆØ esattamente dentro questo spazio che Cato vuole inserirsi.
āQuello che mi interessa di Cato non sono soltanto i 6 milioni raccolti, ma il problema che ha deciso di affrontare. L’AI crea valore quando entra nei processi reali delle aziende e riesce a renderli più semplici, veloci e competitivi. Partire da un mercato complesso come quello italiano e trasformare questa complessitĆ in una tecnologia esportabile potrebbe diventare un vantaggio. Ć questo il tipo di AI Made in Italy che dobbiamo imparare a costruire e raccontare.ā
Max Brigida ā Founder La Tech Made in ItalyĀ®
Un’AI costruita specificamente per le gare
Cato non propone semplicemente un chatbot al quale chiedere informazioni su un bando.
La piattaforma ĆØ stata progettata per accompagnare l’impresa lungo buona parte del processo di gara.
Il sistema monitora oltre 27.000 fonti, tra ANAC, MePA, Gazzetta Ufficiale e portali regionali, identificando le opportunitĆ più coerenti con il profilo dell’azienda.
Una volta individuata una gara, l’AI può analizzarne la documentazione, estrarre requisiti e criteri di valutazione, verificare la compatibilitĆ con l’impresa e individuare eventuali incongruenze tra i documenti.
Poi arriva probabilmente la parte più interessante: la preparazione.
La piattaforma può precompilare parte della documentazione amministrativa e supportare la generazione della relazione tecnica e delle checklist necessarie alla predisposizione delle offerte. La decisione e l’invio finale rimangono però nelle mani dell’azienda, mantenendo quindi un controllo umano sul processo.
Infine, i dati delle gare precedenti diventano una base di intelligence per analizzare risultati e competitor e migliorare progressivamente la strategia dell’impresa.
Da zero a 150 clienti in pochi mesi
Il nuovo investimento arriva anche sulla base di una crescita particolarmente rapida.
Secondo quanto comunicato dalla societĆ , Cato ha raggiunto 150 clienti attivi in circa sei mesi, operanti in settori come medicale, IT, servizi ed edilizia, e ha giĆ gestito migliaia di gare attraverso la propria piattaforma.
Anche il team ĆØ cresciuto rapidamente e conta oggi 35 persone. Tra i nuovi ingressi figura Luisa Gamba, precedentemente Head of Partnerships Public Sector per Amazon Business Italia, chiamata a portare competenze maturate tra tecnologia, procurement e settore pubblico.
Numeri che aiutano anche a spiegare perchƩ, a distanza di cosƬ poco tempo dal primo round, un fondo internazionale abbia deciso di guidare il Seed.
L’Italia come laboratorio per conquistare l’Europa
C’ĆØ poi un passaggio nella dichiarazione di Briehan Burke, General Partner di Keen Venture Partners, che trovo particolarmente interessante.
Secondo l’investitore, il procurement pubblico rappresenta uno degli ultimi grandi processi economici europei ancora scarsamente automatizzati. E proprio la complessitĆ italiana può trasformarsi, paradossalmente, in un vantaggio.
Il ragionamento è semplice: se una tecnologia riesce a funzionare in uno dei mercati più complessi, può costruire le basi per affrontarne altri.
E la dimensione potenziale cambia completamente se allarghiamo lo sguardo all’Europa. Secondo i dati riportati da EU-Startups, il public procurement europeo vale circa 2.500 miliardi di euro all’anno, distribuiti attraverso oltre 250.000 contracting authorities.
Cato nasce quindi per risolvere un problema italiano, ma il problema ĆØ tutt’altro che italiano.
Quando l’AI entra nei processi reali delle imprese
Ed ĆØ probabilmente questo l’aspetto della storia che considero più interessante per il Tech Made in Italy.
Parliamo continuamente di Intelligenza Artificiale, modelli generativi e agenti AI. Ma la vera partita economica dell’AI si giocherĆ sempre di più nella capacitĆ di entrare nei processi specifici delle aziende e risolvere problemi concreti.
Cato ha scelto un processo poco spettacolare, molto burocratico e apparentemente lontano dall’immaginario dell’AI: partecipare a una gara pubblica.
Ma dietro quella burocrazia ci sono 309 miliardi di euro soltanto in Italia.
à esattamente qui che possono nascere alcune delle aziende AI più interessanti dei prossimi anni: non necessariamente costruendo nuovi modelli fondamentali, ma utilizzando quelli esistenti per riprogettare verticalmente processi industriali e professionali che ancora assorbono migliaia di ore di lavoro manuale.
E quando una startup italiana riesce a convincere un fondo internazionale a investire 6 milioni di euro pochi mesi dopo il primo round, significa che anche fuori dall’Italia qualcuno sta iniziando a vedere questa opportunitĆ .