E se l’Italia fosse davvero una nazione Tech?

Indice contenuti

In che momento abbiamo smesso di raccontare che siamo una nazione Tech?

Da quando ho l’uso della ragione,  l’Italia viene raccontata come la patria dell’arte, della gastronomia, della moda, dei motori, della manifattura e del turismo. Un Paese ammirato in tutto il mondo per la sua storia, la sua creatività e il suo stile di vita. Molto più raramente, però, viene associato alla tecnologia e all’innovazione. Eppure, se andiamo indietro e ci affidiamo alla nostra storia con maggiore attenzione, emerge una realtà diversa.

I Romani hanno progettato strade, acquedotti, fognature e il riscaldamento che ancora oggi rappresentano le fondamenta delle infrastrutture moderne. Nei secoli successivi, inventori e scienziati italiani hanno lasciato un segno profondo nello sviluppo tecnologico globale: da Guglielmo Marconi con la radio ad Alessandro Volta con la batteria elettrica, passando per alcune delle innovazioni che hanno contribuito alla nascita del motore a combustione interna, della macchina da scrivere, del barometro, il microprocessore e di molte altre tecnologie che hanno cambiato il corso della storia.

La domanda allora sorge spontanea: perché oggi l’Italia non viene percepita come una Tech Nation?

La risposta non risiede in una carenza di innovazione. Il vero problema è che l’Italia fatica ancora a riconoscersi e a raccontarsi come un Paese tecnologico. È una questione culturale prima ancora che industriale. Durante gli anni dei miei studi nel Regno Unito, il sistema Tech italiano veniva spesso descritto come una sorta di “Black Box“: un ecosistema poco conosciuto, difficile da interpretare e quasi invisibile agli osservatori internazionali.

Eppure qualcosa è cambiato. Silenziosamente. Quasi senza che ce ne accorgessimo.

Mentre il dibattito pubblico continuava a concentrarsi sulla deindustrializzazione, sulla fuga dei cervelli e sulle difficoltà economiche del Paese, sotto la superficie stava prendendo forma una nuova Italia. Migliaia di aziende tecnologiche, startup specializzate in intelligenza artificiale, imprese di cybersecurity, piattaforme SaaS, realtà di robotica e innovatori deep tech hanno iniziato a costruire prodotti, servizi e modelli di business con ambizioni globali.

Anche il numero di aziende tecnologiche ad alto valore continua a crescere. Basti pensare a realtà come Bending Spoons, oggi protagonista di importanti acquisizioni nel mercato statunitense, oppure al successo di eventi come AI Week, diventato uno dei principali appuntamenti europei dedicati all’intelligenza artificiale. Segnali che raccontano un cambiamento di paradigma ormai evidente.

È proprio per documentare questa trasformazione che è nato l’Italian Tech Landscape®, non come semplice database o mappa di mercato, ma come un’operazione culturale. Uno strumento pensato per dimostrare, attraverso dati concreti e analisi strutturate, che l’innovazione italiana non rappresenta più una serie di episodi isolati.

È un fenomeno strutturale. È reale. È qui, ora.

 

L’edizione 2026 del report fotografa un ecosistema che ha raggiunto dimensioni impossibili da ignorare. Il numero di soluzioni tecnologiche censite è cresciuto in maniera significativa rispetto alle precedenti edizioni, rivelando un tessuto imprenditoriale molto più ampio di quanto istituzioni, media e investitori immaginassero. Quello che fino a pochi anni fa appariva frammentato e disperso inizia oggi a configurarsi come un vero e proprio livello industriale del Paese.

Forse il dato più importante è proprio questo: la tecnologia in Italia non è più confinata al mondo delle startup.

Dieci anni fa parlare di innovazione significava raccontare poche aziende venture-backed concentrate prevalentemente a Milano o alcune storie isolate di successo, spesso legate a software gestionali e soluzioni ERP. Oggi il quadro è radicalmente diverso. La tecnologia è penetrata nei distretti manifatturieri, nella logistica, nella sanità, nell’educazione, nella finanza e persino nelle infrastrutture pubbliche.

L’intelligenza artificiale non è più un concetto astratto discusso durante conferenze o tavole rotonde. Sta entrando nei processi operativi delle imprese italiane, comprese quelle che fino a ieri venivano considerate lontane dal mondo tecnologico. Parallelamente crescono settori come HR Tech, robotica e cybersecurity, mentre il fintech sta vivendo una fase di forte espansione grazie a casi di successo come Satispay e Scalapay, entrambe diventate unicorni e simboli della nuova imprenditorialità digitale italiana.

Ciò che rende particolarmente interessante questa trasformazione è che l’Italia non sta cercando di replicare la Silicon Valley. E probabilmente non dovrebbe nemmeno farlo.

Il modello italiano potrebbe infatti diventare uno dei più originali e distintivi d’Europa. A differenza degli ecosistemi costruiti esclusivamente attorno al capitale speculativo, l’Italia possiede una risorsa rara: la profondità industriale. Pochi Paesi possono contare contemporaneamente su una manifattura avanzata, una forte cultura del design, competenze ingegneristiche consolidate e una rete capillare di piccole e medie imprese altamente specializzate.

L’incontro tra industria fisica e intelligenza digitale potrebbe rappresentare il vero vantaggio competitivo dell’Italia nell’era dell’AI.

“Non abbiamo bisogno di diventare la nuova California. Potremmo invece diventare qualcosa di cui l’Europa ha ancora più bisogno: una potenza tecnologico-industriale capace di integrare innovazione digitale ed economia reale.”

Questa distinzione è importantissima

La competitività europea dei prossimi decenni non dipenderà soltanto da chi svilupperà la prossima applicazione consumer di successo. Dipenderà da chi saprà governare l’intelligenza artificiale industriale, l’automazione, la cybersecurity, la robotica, le tecnologie per la difesa, le filiere dei semiconduttori e la manifattura intelligente.

E proprio in molti di questi ambiti l’Italia possiede competenze strategiche che continuano a essere sottovalutate sia all’estero sia, troppo spesso, all’interno dei propri confini.

L’Italian Tech Landscape® evidenzia anche un altro cambiamento significativo: l’interesse internazionale verso l’ecosistema italiano sta crescendo. Investitori stranieri osservano sempre più spesso l’Italia non come un mercato periferico o esotico, ma come un’opportunità ancora sottovalutata all’interno dello scenario europeo.

Per questo motivo, per la prima volta, l’edizione 2026 del report verrà pubblicata interamente in lingua inglese. L’obiettivo è chiaro: inserire l’innovazione italiana nel dibattito globale sull’intelligenza artificiale, sulla sovranità tecnologica e sulla competitività europea.

Perché se continuiamo a raccontare la nostra innovazione soltanto a noi stessi, continueremo a rimanere invisibili. Oggi la visibilità è una forma di capitale geopolitico.

Ci vuole il giusto StoryTelling

I Paesi che dominano la narrativa tecnologica attraggono investimenti, talenti, partnership strategiche e influenza istituzionale. Quelli che non riescono a comunicare il proprio ecosistema scompaiono dal radar internazionale, indipendentemente dalla qualità delle aziende che ospitano.

Ed è proprio qui che l’Italia affronta ancora la sua sfida più importante: il mindset.

Continuiamo a considerare la tecnologia come qualcosa di esterno alla nostra identità nazionale, invece di riconoscerla come una naturale evoluzione delle nostre competenze storiche. L’Italia rinascimentale era una delle civiltà tecnologicamente più avanzate del mondo. Lo stesso Leonardo da Vinci rappresentava la fusione tra ingegneria, creatività, scienza e industria secoli prima che venisse coniato il termine “innovazione”.

L’idea che l’Italia non sia un Paese tecnologico non è una verità storica. È una convinzione culturale.

La domanda, quindi, non è più se l’Italia sia in grado di produrre tecnologia. Lo ha sempre fatto e continua a farlo. La vera questione è se istituzioni, media, investitori e imprenditori siano finalmente pronti ad agire come se questa consapevolezza fosse reale, costruendo un ecosistema coordinato, connesso e capace di lavorare come una rete.

Perché immaginare l’Italia come una vera Tech Nation cambierebbe tutto: le priorità educative, le politiche industriali, il posizionamento internazionale, l’allocazione dei capitali e persino la percezione che abbiamo di noi stessi come Paese.

Significherebbe comprendere che l’innovazione non è un settore verticale separato dall’economia, ma l’infrastruttura sulla quale si costruirà la prossima economia.

E forse l’aspetto più sorprendente di questa storia è che questa trasformazione è già iniziata.

Sono convinto che, se sapremo lavorare come un vero hub nazionale dell’innovazione, potremo raggiungere risultati straordinari. Lo abbiamo già fatto in passato. Il Rinascimento e il Risorgimento dimostrano che l’Italia possiede la capacità di reinventarsi e di trasformare le sfide in opportunità. Ma per riuscirci è necessario un lavoro collettivo.

Perché il futuro tecnologico dell’Italia non dipenderà da una singola startup, da un fondo di investimento o da un ministero. Dipenderà dalla capacità di tutto l’ecosistema di riconoscersi come parte della stessa storia.

E quella storia, oggi più che mai, può essere raccontata con una semplice affermazione:

L’Italia è Tech.

Condividi l'articolo
Facebook
LinkedIn
WhatsApp
Gli utenti hanno anche letto
Robotica

Generative Bionics, il Made in Italy che rivoluziona la Robotica

Generative Bionics nasce da oltre vent'anni di ricerca dell'Istituto Italiano di Tecnologia, raccoglie 70 milioni di euro e porta GENE.01 verso l'industria. Dopo la partnership con Fincantieri per sviluppare un umanoide saldatore, arriva l'accordo con Eni su Physical AI, materiali, HPC e possibili applicazioni industriali. Il prossimo obiettivo non è soltanto costruire robot italiani, ma provare a costruire in Italia un'industria della robotica umanoide.
Deep Tech

Health Triage, l’AI Made in Italy per la prevenzione oncologica

Health Triage, startup italiana di intelligenza artificiale applicata all'oncologia, ha ricevuto 3 milioni di euro da Vertis SGR e Health 1. Le risorse serviranno a validare sul campo BreastNegative e Prostate V-Bio, portarle negli ospedali e aprire i mercati europeo e americano, compreso l'iter FDA.
Biotech

Sibylla Biotech: la startup Made in Italy per i tumori.

Sibylla Biotech, spin-off fondato nel 2017 dalla collaborazione tra INFN, Università di Trento e Università di Perugia, ha sviluppato PPI-FIT, piattaforma proprietaria che intercetta le proteine oncogeniche durante il processo di formazione, colpendole in stadi intermedi altrimenti inaccessibili ai farmaci convenzionali. Con un round Series A da 23 milioni e una collaborazione strategica con il MD Anderson Cancer Center, la startup veronese si candida a diventare uno dei protagonisti globali nella lotta ai tumori oggi considerati incurabili. Questa è una storia di ricerca italiana che diventa innovazione mondiale.
Editoriale

E se… il futuro del Tech fosse più umano e meno AI?

L’AI promette di automatizzare una parte crescente delle nostre attività, mentre Unobravo, dopo oltre 10 milioni di sedute online, porta il proprio modello anche nel mondo fisico. Una scelta apparentemente controcorrente che apre una domanda più ampia: se l’intelligenza artificiale diventerà abbondante e accessibile a tutti, competenza, relazione e responsabilità umana potrebbero diventare un nuovo vantaggio competitivo?
healthtech

Unobravo, dal digitale al divano

Dopo oltre 10 milioni di sedute online e più di mezzo milione di persone supportate, Unobravo porta la propria esperienza anche nel mondo fisico. Il servizio in presenza coinvolge già oltre 600 professionisti in 29 città e punta alla copertura nazionale nel 2027. Ma la storia più interessante non è l'apertura degli spazi: è il passaggio da piattaforma digitale a infrastruttura ibrida, dove tecnologia e presenza diventano due modalità dello stesso servizio.
Nucleare

Nucleare può diventare una nuova industria Tech Made in Italy?

Il nucleare torna nell'agenda italiana, ma dietro il dibattito energetico sta emergendo una questione industriale molto più ampia. Dagli SMR al progetto EAGLES-300, dall'accordo Ansaldo Energia-RINA alla collaborazione tra ENEA ed Exergon Ventures, l'Italia possiede già competenze che potrebbero contribuire alla nascita di una nuova filiera tecnologica europea. La domanda non è soltanto se torneremo a produrre energia nucleare, ma quanta della tecnologia necessaria saremo capaci di svilupparla e produrla in Italia.
Tech Made in Italy

Glassless: la Tech Made in Italy che vuole farci leggere senza occhiali

Glassless è una startup italiana che sta sviluppando un software capace di adattare in tempo reale lo schermo dello smartphone alla vista delle persone con presbiopia. Niente nuove lenti o hardware: la correzione avviene direttamente sull'immagine. I primi test su 31 partecipanti mostrano risultati preliminari interessanti, mentre l'obiettivo è portare la tecnologia all'interno dei dispositivi attraverso un SDK.
Editoriale

E se La Tech Made in Italy avesse 20 Unicorni fra 1-3 anni?

L’Italian Tech Landscape® 2026 fotografava 9 unicorni italiani e indicava 15-18 come obiettivo realistico per ridurre lo scale gap con i principali ecosistemi europei. Pochi mesi dopo Exein, individuata tra i Soon-Unicorn, ha superato il miliardo. E se l’Italia arrivasse a 20 unicorni nei prossimi 1-3 anni? Più che il numero, cambierebbe la struttura stessa del Tech Made in Italy.
Tech Made in Italy

Bending Spoons acquisce Miro per 1.36 Miliardi

Bending Spoons accelera ancora. A soli sei giorni dal completamento dell'acquisizione di Airtable, la Tech milanese ha annunciato un accordo per acquisire Miro per un enterprise value di 1,355 miliardi di dollari. La piattaforma conta quasi 4 milioni di utenti paganti e circa 600 milioni di dollari di ricavi ricorrenti annuali. Dopo la quotazione al Nasdaq, Bending Spoons conferma così la propria trasformazione in un gruppo tecnologico globale che, partendo dall'Italia, acquisisce alcuni dei brand software più conosciuti al mondo.
Edtech

EdTech Made in Italy: boom da 2,7 miliardi che nessuno sta raccontando

Il mercato italiano dell'Ed Tech genera un fatturato che sfiora i 3 miliardi di euro e dà lavoro a undicimila professionisti. Due anni fa le startup del settore hanno quasi triplicato i capitali attratti, raggiungendo 74 milioni di euro. Quasi sette su dieci puntano al mercato B2B aziendale, e il 60% delle più recenti è costruita nativamente sull'AI generativa. Dati che emergono dall'Osservatorio Proxima del gruppo Enzima12 e che raccontano un settore entrato nella sua fase industriale, con ancora molto spazio da percorrere.
AI

Cato, raccoglie 6 milioni per l’AI Made in Italy

Cato raccoglie 6 milioni di euro e porta a 7,6 milioni la raccolta complessiva. La startup fondata da Andrea Zorzetto e Matteo Bossolini utilizza l'AI per semplificare ricerca, analisi e preparazione delle gare d'appalto pubbliche. Con 150 clienti raggiunti in pochi mesi e un mercato italiano che nel 2025 ha movimentato 309 miliardi di euro, Cato vuole trasformare uno dei processi più complessi per le PMI in una piattaforma tecnologica capace di crescere anche oltre i confini italiani.
healthtech

Prevenzione Sanitaria: Qura, la Made in Italy che trasforma il privilegio in diritto

Qura, startup italiana fondata a fine 2025 da Virginia Gambardella e Gioacchino Grand, ha chiuso una raccolta iniziale da 1,5 milioni con United Ventures come capofila, Vento di Exor e Italian Angels for Growth. La piattaforma combina diagnostica di laboratorio con oltre 60 parametri, analisi AI proprietaria e consulenza medica personalizzata in un percorso integrato di salute preventiva.
Tech Made in Italy

11km di Tech Made in Italy sopra Città del Messico

Una tecnologia nata nelle montagne italiane sta contribuendo a cambiare la mobilità di Città del Messico. LEITNER realizzerà la nuova Linea 4 del Cablebús, circa 11 chilometri di trasporto urbano a fune capaci di servire fino a 65.000 passeggeri al giorno e ridurre drasticamente i tempi di percorrenza. Un esempio di come competenze industriali italiane consolidate possano trasformarsi in tecnologie per le città del futuro
Tech Made in Italy

Draghi riparte dalla competitività: nel Rhine Group c’è anche il Tech Made in Italy

Mario Draghi torna al centro del dibattito sulla competitività europea con il Rhine Group, iniziativa nata insieme a Patrick Collison che riunisce imprenditori, economisti e protagonisti dell’innovazione per affrontare uno dei grandi problemi dell’Europa: trasformare talento, ricerca e capitale in aziende capaci di competere a livello globale. Ma per noi c’è un elemento ancora più interessante: al tavolo siedono anche protagonisti del Tech Made in Italy come Andrea Pignataro e Luca Ferrari. Un segnale importante di un’Italia che non deve più limitarsi a inseguire la trasformazione tecnologica europea, ma può contribuire direttamente a costruirla.
SpaceTech

La Tech Made in Italy di Revolv Space alla Nasa per studiare il clima

Una tecnologia sviluppata a Torino volerà nello spazio all’interno di una missione scientifica della NASA. Revolv Space ha consegnato quattro unità SARA Nano, sistemi che orienteranno i pannelli solari dei satelliti della missione PolSIR per massimizzarne la produzione energetica. Un esempio concreto di come il Tech Made in Italy possa entrare nelle filiere tecnologiche più avanzate del mondo attraverso specializzazione, Deep Tech e capacità ingegneristica.
Tech & Innovazione

Una Made in Italy che guida la rivoluzione della Blue Economy globale

WSense, scaleup italiana spin-off della Sapienza di Roma fondata nel 2017 da Chiara Petrioli, ha sviluppato il primo sistema di wifi sottomarino capace di operare fino a 3.000 metri di profondità, l'Internet of Underwater Things. Con oltre 27 milioni di euro raccolti e Fincantieri entrato come partner strategico nel round pre-Serie B da 7,2 milioni, WSense si posiziona come leader europeo nelle comunicazioni subacquee wireless. . In un mercato, la Blue Economy, che vale 1.500 miliardi e crescerà fino a 3.000 miliardi entro il 2030, l'Italia ha il suo campione tecnologico sotto i mari.
Investment

Venture Capital italiano: 9,6 miliardi in dieci anni. Adesso inizia la vera selezione

In dieci anni il Venture Capital italiano è passato da un mercato ancora embrionale a un ecosistema capace di attrarre quasi 9,6 miliardi di euro tra il 2015 e il 2025. Ma il dato forse più interessante non è quanto abbiamo raccolto. È quello che sta succedendo adesso. Perché sembra essersi chiusa la fase dell’euforia, mentre ne sta iniziando un’altra: quella della selezione. E per il Tech Made in Italy potrebbe essere una buona notizia.
Investment

Italian Founders Fund supera i 100 milioni di euro. Il Tech Made in Italy investe su se stesso.

L'ecosistema startup italiano raggiunge un traguardo storico. Italian Founders Fund ha chiuso la raccolta a oltre 100 milioni di euro, superando ampiamente il target iniziale. Nato dall'iniziativa di oltre cento imprenditori italiani, il fondo ha già investito in 32 startup e rappresenta uno dei segnali più concreti della maturità raggiunta dal Tech Made in Italy. Non è solo capitale: è un ecosistema che ha iniziato a investire su sé stesso.
CleanTech

RarEarth, una CleanTech Made in Italy che sifda la Cina

RarEarth, startup deep tech fondata a Torino nel 2023 e incubata al Politecnico, è stata l'unica azienda italiana selezionata dall'EIC Accelerator nel round di giugno 2026, tra 38 realtà eccellenti di 16 Paesi europei. Ha ottenuto 2,5 milioni di euro in grant e la possibilità di negoziare 6 milioni in equity. La sua tecnologia brevettata recupera le terre rare dai rifiuti elettronici e le trasforma in magneti NdFeB ad alte prestazioni con il 76% in meno di CO₂.
AI

AI4I lancia piattaforma AI Made in Italy per le PMI

L'Italia compie un passo importante verso la diffusione dell'Intelligenza Artificiale nelle imprese. L'Istituto Italiano per l'Intelligenza Artificiale per l'Industria (AI4I) ha lanciato una nuova piattaforma dedicata alle PMI per favorire l'adozione concreta dell'AI. Una notizia che va oltre la tecnologia: la vera sfida non è costruire i modelli più potenti, ma aiutare migliaia di aziende italiane a utilizzarli per diventare più competitive.
AI

Tech Made in Italy per migliorare il consumo energetico dell’AI

L'Intelligenza Artificiale ha un problema sempre più evidente: i consumi energetici. Per affrontarlo nasce SURE, un progetto italiano da 23 milioni di euro che punta a sviluppare un cavo superconduttore capace di trasportare energia con perdite praticamente nulle, destinato ai data center del futuro. Un'innovazione che dimostra come il Tech Made in Italy possa contribuire non solo allo sviluppo dell'AI, ma anche delle infrastrutture che la renderanno sostenibile.
Biotech

NanoPhoria: Una Tech Made in Italy che da i polmoni, porta un farmaco al cuore

NanoPhoria Bioscience, startup milanese nata nel 2022 dalla ricerca del CNR, ha chiuso a ottobre 2025 un round Serie A da 83,5 milioni di euro, il più grande nella storia del biotech italiano, guidato da XGEN Venture, Sofinnova Partners e CDP Venture Capital. La startup ha sviluppato NP-MP1, un farmaco inalabile che raggiunge il cuore attraverso i polmoni per trattare lo scompenso cardiaco alla radice, agendo direttamente sui canali del calcio nelle cellule cardiache. Una storia di ricerca italiana che diventa innovazione globale.
AI

Datapizza, round da 10 milioni per portare AI nelle aziende Italiane.

Datapizza annuncia il suo primo round di investimento: 10 milioni di euro guidati da Nextalia. Dopo tre anni di crescita autofinanziata, l'azienda punta a diventare la principale AI Deployment Company italiana, aiutando imprese e PMI a integrare concretamente l'Intelligenza Artificiale nei propri processi. Un'altra operazione che conferma la crescita del Tech Made in Italy e della nuova generazione di aziende AI italiane.
AI

Contents, la Made in Italy che conquista l’Europa

L'italiana Contents continua la propria espansione europea con l'acquisizione della spagnola Balio, specializzata nel benessere finanziario aziendale. È la sesta operazione di M&A del gruppo milanese e un nuovo passo nella costruzione di uno dei più interessanti ecosistemi europei dell'Enterprise AI. Scopri perché questa acquisizione rappresenta un segnale importante per il Tech Made in Italy.
Editoriale

E se il futuro del Tech Made in Italy, si svilupasse dal Sud?

Forse il futuro del Tech Made in Italy non nascerà in un solo luogo. Nascerà dove ci saranno persone capaci di trasformare ricerca, talento e impresa in innovazione. Milano continuerà ad avere un ruolo fondamentale. Ma sarebbe un errore pensare che il futuro dell'innovazione italiana possa avere un solo indirizzo. La vera forza dell'Italia è sempre stata la capacità di creare eccellenze diffuse. È arrivato il momento di riconoscere che anche il Tech Made in Italy sta seguendo la stessa strada. E forse, proprio dal Sud, potremmo iniziare a scrivere uno dei capitoli più importanti della prossima Tech Nation europea.
healthtech

HealthTech Made in Italy una sicurezza per chi viaggia

Doctorsa raccoglie 1 milione di euro per portare la sanità digitale italiana nel mondo. La startup milanese, già attiva in 40 Paesi con oltre 550 medici e più di 250.000 viaggiatori assistiti, accelera la propria espansione internazionale e punta sull'Agentic AI per trasformare l'accesso ai servizi sanitari globali. Nel nuovo articolo di La Tech Made in Italy analizziamo perché questo round rappresenta un segnale importante per l'ecosistema HealthTech italiano.
Travel Tech

TravelTech Made in Italy. Bizaway si espande in Europa.

BizAway cresce in Europa con una nuova acquisizione nei Paesi Bassi. La scaleup italiana del business travel acquisisce Uniglobe Alliance Travel, rafforzando la propria presenza nel mercato olandese e portando la rete internazionale a 14 uffici. Un'operazione che conferma come il Tech Made in Italy stia sempre più guidando percorsi di crescita internazionale attraverso tecnologia, acquisizioni e innovazione.
fintech

Young Group, nuovo round da 22,5 milioni per il fintech Made in Italy

La fintech torinese Young Group chiude un aumento di capitale da 22,5 milioni di euro guidato da Azimut. L'obiettivo è costruire una piattaforma finanziaria integrata che unisce criptovalute, digital banking e tokenizzazione di asset. Un'operazione che conferma come il Tech Made in Italy stia conquistando sempre più fiducia anche da parte dei grandi investitori istituzionali.
Storie di Founder

Let’s Donation, La Tech Made in Italy che punta all’Europa con Danilo Rivalta

Let's Donation guarda all'Europa con una nuova infrastruttura digitale per la sostenibilità. La piattaforma bolognese specializzata nella responsabilità sociale d'impresa inaugura una nuova fase con l'ingresso di Danilo Rivalta come CEO. L'obiettivo è ambizioso: costruire la prima Corporate Social Infrastructure europea, portando il software Made in Italy al centro della trasformazione ESG delle imprese.
fintech

Stantup: il FinTech Made in Italy avanza insieme a Mexedia

Mexedia investe su Stantup: il FinTech italiano continua a crescere. Mexedia acquisisce il 51% di Stantup Service con un'operazione che valorizza la società 30 milioni di euro. Dietro i numeri c'è una storia di crescita costruita su software proprietario, piattaforme fintech e una visione multi-utility che conferma la maturità crescente del Tech Made in Italy.
Scrivi anche tu

Vuoi essere uno dei nostri scrittori del magazine

Unisciti a noi e diventa partner importante dell’ecosistema La Tech Made In Italy