Ferrovie 5G, l’Italia vuole guidare la rivoluzione tecnologica dei treni europei
Quando pensiamo all’innovazione tecnologica italiana, la nostra attenzione si concentra spesso sulle startup, sull’Intelligenza Artificiale o sulle aziende che sviluppano software. Eppure, esiste un altro settore nel quale le competenze tecnologiche e industriali del nostro Paese possono svolgere un ruolo strategico: quello delle infrastrutture ferroviarie.
L’Italia si prepara a partecipare a una delle trasformazioni più importanti delle comunicazioni ferroviarie europee: il passaggio dal sistema GSM-R alla nuova tecnologia FRMCS, Future Railway Mobile Communication System, progettata per utilizzare reti mobili di nuova generazione, comprese quelle basate sul 5G.
Non si tratta semplicemente di migliorare la connessione Internet a bordo dei treni.
La vera rivoluzione riguarda il modo in cui treni, infrastrutture e sistemi di controllo comunicano tra loro, con implicazioni per la sicurezza, l’efficienza del traffico ferroviario e la digitalizzazione dell’intera rete.
Una trasformazione che coinvolge software, telecomunicazioni, automazione e tecnologie industriali. E nella quale il sistema ferroviario italiano vuole contribuire attivamente.
Dal GSM-R al 5G: cosa cambia davvero per le ferrovie europee
Per comprendere la portata dell’innovazione bisogna partire dalla tecnologia attualmente utilizzata.
Il GSM-R, sviluppato a partire dalle reti mobili di seconda generazione, è stato per anni uno degli elementi fondamentali delle comunicazioni ferroviarie europee. Permette lo scambio di informazioni operative tra personale di bordo, centri di controllo e infrastrutture.
Ma l’evoluzione dei sistemi ferroviari richiede oggi capacità di comunicazione più avanzate.
Il nuovo standard FRMCS nasce proprio per rispondere a questa esigenza, offrendo una piattaforma di comunicazione progettata per supportare servizi digitali più evoluti e l’integrazione con i sistemi ferroviari del futuro.
La tecnologia utilizza principi e componenti delle reti mobili di nuova generazione e punta a rendere possibile uno scambio di dati più flessibile, continuo e affidabile.
Il 5G diventa quindi una componente dell’infrastruttura ferroviaria, non soltanto un servizio di connettività per i passeggeri.
Le nuove reti potranno supportare applicazioni legate alla gestione del traffico, al monitoraggio dei sistemi e all’evoluzione delle tecnologie di controllo e segnalamento.
Naturalmente, la transizione dovrà rispettare requisiti particolarmente rigorosi di sicurezza, disponibilità e interoperabilità . In ambito ferroviario, infatti, una comunicazione non può essere valutata soltanto per la sua velocità : deve essere affidabile anche nelle condizioni operative più complesse.
L’Italia e il ruolo di RFI nella trasformazione tecnologica
In questo scenario, Rete Ferroviaria Italiana (RFI), società del Gruppo FS, sta lavorando all’evoluzione delle infrastrutture di telecomunicazione necessarie a sostenere i futuri sistemi ferroviari.
Il tema sarà al centro di un confronto internazionale previsto il 4 novembre 2026 al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, con il coinvolgimento di rappresentanti del Gruppo FS, RFI, Trenitalia e aziende tecnologiche attive nel settore.
Tra i protagonisti del confronto figurano realtà come Leonardo, Ericsson, Nokia, Hitachi e Alstom, espressione di una filiera industriale nella quale competenze italiane e internazionali collaborano allo sviluppo delle infrastrutture ferroviarie.
L’obiettivo è approfondire le tecnologie, le architetture di rete e le modalità necessarie alla migrazione verso FRMCS.
È importante chiarire un aspetto: FRMCS non è una tecnologia inventata in Italia, ma uno standard sviluppato nell’ambito dell’evoluzione ferroviaria europea.
Il contributo italiano riguarda invece la capacità di sperimentare, integrare e implementare tecnologie complesse all’interno di un sistema infrastrutturale reale.
Ed è proprio qui che si misura una parte importante del valore industriale del Tech Made in Italy.
Non soltanto nella creazione di singoli prodotti, ma anche nella capacità di progettare e gestire sistemi tecnologici che devono funzionare in modo coordinato, sicuro e continuo.
Bologna e Roma–Napoli: le infrastrutture diventano laboratori tecnologici
La trasformazione non riguarda esclusivamente progetti futuri.
RFI ha annunciato interventi per potenziare le telecomunicazioni lungo la linea ad alta velocità Roma–Napoli, con un investimento complessivo di circa 30 milioni di euro.
Il programma comprende 64 chilometri di nuova fibra ottica e 26 siti radio, elementi destinati a rafforzare l’infrastruttura di comunicazione lungo il tracciato.
Questi interventi non equivalgono a una rete FRMCS già operativa, ma rappresentano un esempio concreto degli investimenti necessari per modernizzare le telecomunicazioni ferroviarie.
Un altro progetto significativo riguarda il circuito ferroviario di Bologna San Donato, dove è prevista nel 2027 una sperimentazione dedicata alle nuove comunicazioni ferroviarie, con attenzione anche all’integrazione tra reti terrestri e satellitari.
La sperimentazione permetterà di valutare soluzioni tecnologiche in un ambiente ferroviario controllato, raccogliendo informazioni utili per le successive fasi di sviluppo.
Accanto alle comunicazioni, RFI sta inoltre lavorando a progetti come DINoS5G, che esplorano l’impiego delle reti di nuova generazione a supporto della manutenzione intelligente e predittiva delle infrastrutture.
Il collegamento tra connettività , sensori, software e analisi dei dati apre infatti nuove opportunità per monitorare lo stato delle reti ferroviarie e migliorare la pianificazione degli interventi.
Il valore del Tech Made in Italy nelle grandi infrastrutture
La transizione verso FRMCS rappresenta un’opportunità industriale che va oltre il settore ferroviario.
Per realizzare infrastrutture di comunicazione avanzate servono competenze in sviluppo software, cybersecurity, automazione, telecomunicazioni, elettronica e integrazione dei sistemi.
Sono ambiti nei quali operano imprese tecnologiche italiane, insieme a grandi gruppi internazionali e operatori specializzati.
L’evoluzione delle ferrovie europee potrà quindi generare opportunità per le aziende capaci di sviluppare soluzioni affidabili, interoperabili e adatte a infrastrutture critiche.
Naturalmente, partecipare a una sperimentazione o a un progetto di modernizzazione non significa automaticamente detenere una leadership tecnologica.
Questa dovrà essere dimostrata attraverso competenze proprietarie, risultati industriali, capacità di esportazione e presenza nei mercati internazionali.
Ma la direzione è significativa.
Il Tech Made in Italy può essere protagonista non soltanto attraverso applicazioni digitali visibili agli utenti, ma anche attraverso le tecnologie che permettono alle grandi infrastrutture di funzionare.