L’AI Made in Italy vale molto più del software: la filiera italiana che conquista il mercato globale
L’Intelligenza Artificiale sta ridisegnando gli equilibri dell’economia mondiale. Miliardi di investimenti si concentrano sui grandi modelli linguistici, sulle infrastrutture di calcolo e sulle piattaforme digitali. E mentre Stati Uniti e Cina dominano il dibattito internazionale, esiste una parte della rivoluzione AI che continua a ricevere meno attenzione: la filiera industriale che rende possibile il funzionamento di questa tecnologia.
È proprio in questa filiera che alcune imprese italiane occupano posizioni importanti.
Non necessariamente sviluppando modelli generativi o competendo direttamente con i grandi laboratori americani, ma producendo componenti, infrastrutture e soluzioni software indispensabili alla nuova economia digitale.
Un’analisi pubblicata da il Giornale il 27 ottobre 2026 porta l’attenzione su quattro realtà emblematiche: Prysmian, Technoprobe, Poste Italiane e Bending Spoons, e di alcune di queste ne abbiamo parlato anche nel nostro Italian Tech Landscape®
Quattro aziende profondamente diverse, accomunate dalla capacità di intercettare, ciascuna nel proprio settore, le opportunità create dall’espansione dell’Intelligenza Artificiale.
La loro storia permette di osservare il Tech Made in Italy da una prospettiva più ampia: quella di un sistema industriale che può partecipare alla rivoluzione AI lungo diversi segmenti della catena del valore.
Prysmian: senza infrastrutture non esiste Intelligenza Artificiale
Quando utilizziamo un sistema di AI generativa, difficilmente pensiamo ai chilometri di cavi e alle infrastrutture necessarie per trasferire le informazioni.
Eppure, dietro ogni data center e ogni grande piattaforma di calcolo esiste una rete fisica che deve garantire capacità, velocità e affidabilità.
È qui che entra in gioco Prysmian, gruppo italiano attivo a livello internazionale nei sistemi in cavo per energia e telecomunicazioni.
La crescita dell’AI sta aumentando il fabbisogno di connessioni ad alta capacità, soprattutto all’interno dei data center e tra le infrastrutture digitali.
Secondo le stime degli analisti di Jefferies riportate da il Giornale, la domanda di cavi ottici destinati ai data center potrebbe crescere a un ritmo medio annuo vicino al 20% tra il 2025 e il 2031.
In questo scenario, Prysmian prevede investimenti per 1,2 miliardi di euro e un incremento superiore al 50% della capacità produttiva nella fibra ottica, secondo i dati citati dal quotidiano.
Si tratta di programmi e prospettive industriali, non di risultati già interamente realizzati.
Ma il messaggio è significativo: la competitività nell’AI dipende anche dalla capacità di costruire le infrastrutture fisiche su cui viaggiano i dati.
E un’impresa italiana può contribuire a questa trasformazione su scala globale.
Technoprobe: la tecnologia italiana che contribuisce alla produzione dei chip AI
Se Prysmian rappresenta la connettività, Technoprobe presidia un altro segmento strategico: quello dei semiconduttori.
L’azienda di Cernusco Lombardone, in Lombardia, è specializzata nelle probe card, dispositivi utilizzati per verificare il funzionamento dei chip durante il processo produttivo.
È un’attività altamente tecnologica e fondamentale per l’industria elettronica.
I processori destinati all’Intelligenza Artificiale richiedono prestazioni elevate e controlli rigorosi. La capacità di testarli in modo efficace diventa quindi un elemento essenziale della filiera.
Secondo quanto riportato da il Giornale, Technoprobe fornisce tecnologie di test anche per GPU dedicate all’AI e prevede una crescente esposizione economica a questo mercato.
Il quotidiano indica una possibile crescita del peso dell’AI sui ricavi aziendali dal 25% del 2024 a oltre il 70% nel 2028.
Anche in questo caso parliamo di una previsione, non di un risultato già raggiunto.
Il valore industriale, però, è evidente: l’Italia può essere presente in una fase critica della catena tecnologica dei semiconduttori, senza necessariamente produrre i chip finali.
È una distinzione importante per comprendere come si costruisce una filiera competitiva.
Poste Italiane: l’AI come trasformazione di una grande organizzazione
Un terzo modello arriva da Poste Italiane, che rappresenta soprattutto la capacità di adottare l’Intelligenza Artificiale su larga scala.
La sfida è diversa rispetto a quella di Prysmian e Technoprobe.
Non riguarda principalmente la vendita di componenti tecnologici, ma l’integrazione di dati, infrastrutture cloud e sistemi intelligenti all’interno di un’organizzazione che gestisce milioni di interazioni quotidiane.
Secondo l’articolo del Giornale, il piano tecnologico del gruppo comprende l’evoluzione delle piattaforme digitali, l’organizzazione della conoscenza aziendale e lo sviluppo di sistemi di Agentic AI, capaci di supportare processi e attività più complessi.
È un esempio di come l’AI possa diventare una leva di trasformazione dei servizi.
Ma è fondamentale distinguere l’adozione dalla produzione tecnologica.
Un grande gruppo che utilizza l’AI contribuisce alla diffusione dell’innovazione e può aumentare la propria produttività. Questo, tuttavia, non significa automaticamente che sviluppi tecnologie proprietarie commercializzabili sul mercato internazionale.
La sfida italiana sarà trasformare l’adozione dell’AI in competenze, prodotti e valore economico duraturo, coinvolgendo anche le imprese tecnologiche che progettano le soluzioni.
Bending Spoons: il software italiano nell’economia globale dell’AI
Il quarto caso è quello di Bending Spoons, società tecnologica milanese che ha costruito la propria crescita attraverso l’acquisizione e lo sviluppo di prodotti software internazionali.
Il suo modello industriale è differente dagli altri tre.
Qui il valore nasce dalla gestione delle piattaforme digitali, dall’ottimizzazione dei prodotti, dall’analisi dei dati e dalla capacità di migliorare le performance delle attività acquisite.
L’Intelligenza Artificiale può diventare uno strumento importante per rendere più efficienti i processi di sviluppo e gestione del software.
Ma introduce anche una sfida competitiva.
La diffusione degli agenti AI e di nuovi strumenti capaci di automatizzare attività tradizionalmente svolte dalle applicazioni potrebbe modificare profondamente il mercato del software.
Per aziende come Bending Spoons, quindi, l’AI rappresenta contemporaneamente un’opportunità di innovazione e un fattore di trasformazione dei modelli di business.
Il punto più interessante non è soltanto la dimensione finanziaria delle acquisizioni, ma la capacità di costruire dall’Italia un’impresa tecnologica che opera su mercati internazionali.
La vera sfida: quanto valore dell’AI rimarrà in Italia?
Questi quattro esempi mostrano quanto sia articolata l’economia dell’Intelligenza Artificiale.
Esistono imprese che realizzano le infrastrutture fisiche, aziende che sviluppano tecnologie per i semiconduttori, organizzazioni che adottano l’AI e società che costruiscono valore attraverso prodotti software.
Sono ruoli differenti, che non devono essere confusi.
Ma il futuro del Tech Made in Italy richiede un ulteriore passaggio: aumentare la capacità del nostro Paese di sviluppare e possedere tecnologia, non soltanto di utilizzarla o fornirne alcuni componenti.
È qui che diventano centrali le imprese italiane impegnate nello sviluppo di software AI, modelli proprietari, robotica intelligente, cybersecurity e soluzioni digitali esportabili.
La crescita della filiera industriale può creare opportunità per tutto l’ecosistema, ma la sua capacità di generare valore nazionale dipenderà anche dagli investimenti in ricerca, dalle competenze, dalla proprietà intellettuale e dalla possibilità di far crescere imprese tecnologiche competitive.