Tiledesk, come questa Tech Made in Italy vuole creare agenti AI applicati ai processi aziendali.
Ci sono investimenti che fanno notizia per la dimensione del round e altri che meritano attenzione per la tecnologia che stanno finanziando. Quello appena chiuso da Tiledesk appartiene decisamente alla seconda categoria.
La Tech Made in Italy ha raccolto 1,1 milioni di euro in un round seed sottoscritto da Zest, Vertis – attraverso i fondi Vertis Venture 6 Digital Sud e Vertis Venture 7 Digital Puglia – e OpenT, la joint venture costituita da Tinexta e Zest. Una cifra relativamente piccola rispetto ai grandi round che siamo abituati a raccontare, ma destinata a un mercato che potrebbe diventare uno dei più importanti della nuova fase dell’Intelligenza Artificiale: gli AI Agents applicati ai processi aziendali.
Tiledesk vuole infatti andare oltre chatbot e assistenti conversazionali. L’obiettivo è permettere alle aziende di descrivere semplicemente ciò che vogliono ottenere e lasciare che la piattaforma costruisca e coordini agenti AI, strumenti, integrazioni e intervento umano necessari per eseguire quel processo.
In pratica, portare nel funzionamento delle imprese qualcosa di simile a ciò che il vibe coding sta facendo nello sviluppo software.
Ed è qui che questo piccolo round comincia a diventare molto più interessante.
Dal customer care agli AI Agents
Tiledesk nasce inizialmente nel mondo del customer care e negli anni ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione. La società ha lavorato con organizzazioni come Aruba e Regione Puglia, sviluppando applicazioni che attraversano telecomunicazioni, Pubblica Amministrazione, manifatturiero, retail e operazioni IT.
Oggi il passaggio strategico è più ambizioso.
Non utilizzare l’AI soltanto per rispondere a una domanda, ma per eseguire un processo.
Immaginiamo un’impresa che debba verificare una richiesta, interrogare una fonte documentale, recuperare informazioni da diversi sistemi, prendere una decisione secondo determinate regole, aggiornare un gestionale e infine coinvolgere una persona quando necessario.
Tradizionalmente significa progettare workflow, integrare software differenti e sviluppare automazioni specifiche. La direzione verso cui si sta muovendo Tiledesk è invece quella di consentire all’utente di descrivere in linguaggio naturale il risultato desiderato, lasciando alla piattaforma il compito di configurare strumenti e integrazioni e orchestrare gli agenti necessari.
È un cambiamento apparentemente tecnico che potrebbe avere conseguenze molto più profonde.
Dopo il vibe coding potrebbe arrivare il “vibe working”
Negli ultimi anni abbiamo visto l’Intelligenza Artificiale modificare progressivamente il rapporto tra persone e software. Prima abbiamo imparato a conversare con una macchina. Poi abbiamo iniziato a chiederle di generare testi, immagini, analisi e codice.
Con strumenti di coding assistito sempre più evoluti, anche la programmazione ha iniziato a spostarsi verso il linguaggio naturale: descrivo ciò che voglio costruire e l’AI traduce progressivamente quell’intenzione in software.
Tiledesk prova ad applicare un principio simile ai processi aziendali.
Non necessariamente dire al software ogni singolo passaggio da eseguire, ma spiegargli quale risultato vogliamo raggiungere.
La differenza è sostanziale perché un agente AI non è semplicemente un chatbot più sofisticato. Il valore emerge quando può utilizzare strumenti, interrogare sistemi, recuperare informazioni, coordinarsi con altri agenti e completare una sequenza di azioni mantenendo eventualmente una persona all’interno del processo.
È questo il terreno sul quale si sta aprendo una delle competizioni più importanti dell’enterprise software.
E naturalmente Tiledesk non sarà sola.
Il mercato dell’automazione basata sugli agenti AI sta attirando startup, hyperscaler e grandi vendor software internazionali. La capacità di costruire la tecnologia sarà quindi soltanto una parte della sfida. Serviranno integrazioni, affidabilità, sicurezza, facilità di utilizzo e soprattutto la capacità di dimostrare che questi agenti producono un beneficio misurabile all’interno dei processi reali delle aziende.
C’è un’altra parola importante: open source
C’è però un elemento della strategia di Tiledesk che merita particolare attenzione.
La piattaforma mantiene un’architettura open source/open-core e permette alle organizzazioni di avere maggiore controllo sull’infrastruttura, sui modelli utilizzati e soprattutto sui propri dati. Sul proprio sito Tiledesk presenta anche la possibilità di utilizzare la piattaforma all’interno del data center del cliente.
Non è un dettaglio secondario.
Più gli AI Agents entreranno nei processi aziendali, più avranno bisogno di accedere a informazioni, documenti, applicazioni e sistemi che fino a oggi sono rimasti separati. In alcuni casi dovranno anche poter eseguire azioni.
A quel punto la discussione sull’AI non riguarderà più soltanto quale modello sia migliore. Riguarderà chi controlla l’infrastruttura, dove transitano i dati, quali modelli vengono utilizzati e quanto un’impresa dipenda da un singolo fornitore tecnologico.
Per una Tech europea, e italiana in particolare, questo può diventare un elemento di differenziazione importante.
Tiledesk si inserisce quindi anche nel dibattito sempre più centrale sulla sovranità digitale europea: non necessariamente costruendo un’alternativa europea ai grandi foundation model, ma sviluppando quello strato applicativo attraverso il quale le aziende possono utilizzare modelli differenti mantenendo maggiore controllo sull’architettura complessiva.
Non tutti i round devono essere da 50 o 100 milioni per essere interessanti. Quello di Tiledesk vale 1,1 milioni, ma finanzia una delle trasformazioni che considero più importanti nell’AI: il passaggio da sistemi che rispondono a sistemi che iniziano ad agire all’interno dei processi aziendali. E c’è un altro aspetto che mi piace: questa tecnologia nasce in Puglia. Il Tech Made in Italy crescerà davvero quando smetteremo di misurarlo soltanto dalla quantità di capitale raccolto e inizieremo a guardare anche alla qualità e all’ambizione della tecnologia che quel capitale sta finanziando.”
Max Brigida – Founder La Tech #MadeinItaly®
Un milione può essere più interessante di cento
Quando raccontiamo il Venture Capital rischiamo spesso di trasformare la dimensione dei round in una classifica.
100 milioni sembrano automaticamente più importanti di 10. Dieci milioni più importanti di uno.
Ma per comprendere la qualità di un ecosistema tecnologico questa lettura è insufficiente.
Tiledesk ha raccolto 1,1 milioni di euro. Non è un mega-round e sarebbe sbagliato presentarlo come tale. Siamo davanti a una società ancora in una fase nella quale molto deve essere dimostrato: capacità di scalare il prodotto, trasformare sperimentazioni in utilizzo continuativo, entrare nelle grandi aziende e competere in un mercato internazionale che sta diventando rapidamente affollato.
Proprio per questo il round è interessante.
Perché il capitale arriva mentre l’azienda sta cercando di compiere un passaggio tecnologico preciso: dal conversational AI all’agentic AI, dal customer care all’automazione dei processi, dall’assistente che risponde all’agente che agisce.
Il finanziamento servirà principalmente ad accelerare lo sviluppo tecnologico della piattaforma, mantenendo al centro l’architettura open source e il controllo dei dati.
Non sappiamo ancora se questa visione riuscirà a trasformarsi in una piattaforma internazionale. Ma è esattamente questo il momento nel quale un ecosistema dovrebbe imparare a osservare le proprie Tech: prima che diventino grandi, quando stanno ancora cercando di costruire qualcosa che potrebbe diventarlo.
E arriva dalla Puglia
C’è infine un elemento geografico che non considero marginale.
Tiledesk è una realtà pugliese, con sede indicata a Bari, e tra gli investitori figurano anche i fondi Vertis Venture 6 Digital Sud e Vertis Venture 7 Digital Puglia. Il primo è parzialmente finanziato attraverso Next Generation EU.
Quando parliamo di Tech Made in Italy continuiamo spesso a immaginare una geografia fortemente concentrata tra Milano e poche altre città del Centro-Nord. Quella concentrazione esiste e rimane significativa, ma contemporaneamente stanno crescendo competenze tecnologiche anche in altre aree del Paese.
L’Intelligenza Artificiale potrebbe accentuare questo fenomeno perché riduce alcune delle barriere che storicamente rendevano indispensabile trovarsi fisicamente all’interno dei principali hub tecnologici.
Una società pugliese che sviluppa una piattaforma open source per AI Agents destinata alle imprese rappresenta quindi qualcosa di più di un piccolo round.
Rappresenta bene il tipo di segnali che dobbiamo continuare a cercare nel Tech Made in Italy.
Non soltanto quanti capitali raccogliamo.
Ma quale tecnologia stiamo costruendo, dove la stiamo costruendo e se quella tecnologia può diventare rilevante anche fuori dall’Italia.