Software Made in Italy: il Governo prepara incentivi fiscali nella Manovra 2027

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Il software entra nel dibattito sulla Manovra 2027

Il software potrebbe conquistare un ruolo più esplicito nelle politiche fiscali a sostegno degli investimenti delle imprese italiane. Durante l’assemblea generale di Assolombarda, a Milano, il 12 ottobre 2026, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato che il Governo sta lavorando all’introduzione di una misura fiscale per agevolare gli investimenti in software utilizzato attraverso contratti cloud.

L’annuncio arriva mentre si prepara la Legge di Bilancio 2027 e richiama l’attenzione su una trasformazione già in corso nel mercato tecnologico: le imprese non acquistano più soltanto programmi attraverso licenze tradizionali, ma utilizzano sempre più frequentemente applicazioni e piattaforme disponibili come servizi.

È il modello del Software as a Service, o SaaS, che consente alle aziende di accedere a soluzioni gestionali, strumenti di collaborazione, piattaforme di analisi e applicazioni specialistiche attraverso contratti periodici.

La possibile introduzione di un’agevolazione fiscale dedicata a questi investimenti rappresenta quindi un tema importante non soltanto per le imprese che utilizzano software, ma anche per quelle che lo sviluppano.

Al momento, tuttavia, si tratta di un annuncio. Non sono ancora stati definiti pubblicamente i dettagli della nuova misura, né le condizioni che ne determineranno l’effettiva applicazione.

Perché il Cloud cambia il modo di investire in tecnologia

Per comprendere la portata potenziale dell’iniziativa bisogna partire da un cambiamento strutturale del mercato.

Per molti anni l’acquisto di software aziendale è stato associato a licenze, installazioni e infrastrutture informatiche gestite direttamente dalle imprese. Oggi una parte crescente delle applicazioni viene utilizzata attraverso servizi cloud, con modalità contrattuali e costi distribuiti nel tempo.

Questo modello ha modificato il modo in cui le imprese adottano la tecnologia. Un’azienda può introdurre una piattaforma CRM, un sistema ERP o una soluzione di cybersecurity senza necessariamente affrontare lo stesso investimento infrastrutturale richiesto dai modelli tradizionali.

Il passaggio al cloud, tuttavia, non elimina le difficoltà della trasformazione digitale. Le imprese devono valutare costi ricorrenti, integrazione con i sistemi esistenti, sicurezza dei dati, dipendenza dai fornitori e capacità del personale di utilizzare efficacemente le nuove applicazioni.

Per questa ragione, un eventuale incentivo fiscale potrebbe avere effetti differenti a seconda delle spese effettivamente ammesse e delle modalità con cui verrà progettato.

Sostenere un investimento tecnologico, infatti, non significa automaticamente garantire che quell’investimento produca maggiore produttività. Servono processi organizzativi adeguati, competenze e una strategia digitale coerente.

«Considero positivo che il software e il cloud entrino esplicitamente nel dibattito sugli incentivi agli investimenti. Ma credo che dovremmo porci una domanda più ambiziosa: vogliamo soltanto aumentare il numero di imprese che acquistano tecnologia oppure vogliamo anche costruire un’industria italiana del software più forte e competitiva?

Non dobbiamo contrapporre queste due esigenze. La digitalizzazione delle aziende italiane è fondamentale, così come lo è la loro libertà di scegliere le migliori soluzioni disponibili. Ma abbiamo anche il dovere di valorizzare le imprese Tech Made in Italy che quelle soluzioni le progettano e le sviluppano. La vera opportunità è trasformare una maggiore domanda di innovazione in crescita industriale, competenze e presenza sui mercati internazionali.»

Max Brigida – Founder La Tech #MadeinItaly®

Una possibile opportunità per le software house italiane

La prospettiva più interessante per il Tech Made in Italy riguarda il possibile impatto sulla domanda di software.

Se le imprese italiane saranno incentivate ad adottare nuove applicazioni cloud, potrebbe ampliarsi il mercato potenziale per i produttori di soluzioni gestionali, piattaforme per le risorse umane, software industriali, strumenti di cybersecurity e applicazioni basate sull’Intelligenza Artificiale.

Sono ambiti nei quali operano numerose aziende italiane, spesso caratterizzate da una conoscenza approfondita dei processi produttivi e delle esigenze delle imprese nazionali.

Per queste realtà, un aumento della propensione agli investimenti digitali potrebbe tradursi in nuove opportunità commerciali.

Ma esiste una distinzione fondamentale: un incentivo all’acquisto di software non coincide necessariamente con un incentivo all’industria italiana del software.

Le imprese beneficiarie potrebbero scegliere soluzioni sviluppate da fornitori nazionali oppure piattaforme internazionali. Entrambe le opzioni potrebbero rispondere a esigenze aziendali legittime, ma avrebbero conseguenze diverse sulla distribuzione del valore economico generato.

La domanda, quindi, non è se le aziende italiane debbano acquistare esclusivamente tecnologia nazionale. È come creare un ecosistema nel quale i produttori italiani possano competere, crescere e conquistare quote di mercato anche oltre i confini del Paese.

Dalla digitalizzazione alla politica industriale del software

L’annuncio del Governo si inserisce in un contesto nel quale esistono già strumenti pubblici rivolti all’adozione di tecnologie digitali.

Tra questi figura il Voucher Cloud & Cybersecurity del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, rivolto a PMI e lavoratori autonomi, con una procedura di accesso disciplinata da provvedimenti già pubblicati.

Si tratta però di una misura distinta dalla possibile agevolazione fiscale annunciata per la Manovra 2027. Confondere i due interventi significherebbe attribuire al nuovo annuncio caratteristiche e requisiti che non sono ancora stati definiti.

La questione di fondo riguarda il rapporto tra politiche per la domanda e politiche per l’offerta.

Le prime aiutano le imprese ad acquistare e utilizzare nuove tecnologie. Le seconde intervengono sulle condizioni che consentono ai produttori di svilupparle, migliorarle e commercializzarle.

Per rafforzare l’industria nazionale del software, l’incentivo alla digitalizzazione potrebbe essere accompagnato, in un quadro più ampio, da strumenti capaci di sostenere ricerca e sviluppo, formazione, accesso ai capitali e internazionalizzazione.

Non si tratta necessariamente di privilegiare un fornitore in base alla sua nazionalità, ma di creare condizioni competitive nelle quali anche le aziende tecnologiche italiane possano crescere e affermarsi.

La sfida: trasformare la spesa digitale in valore per il Paese

Il software non è soltanto uno strumento operativo. È una componente sempre più importante della competitività industriale, dell’organizzazione aziendale e della capacità di innovazione.

Quando un’impresa introduce un sistema gestionale avanzato, una piattaforma di analisi dei dati o un’applicazione di Intelligenza Artificiale, modifica potenzialmente il proprio modo di lavorare, prendere decisioni e servire i clienti.

Per questo l’attenzione delle politiche pubbliche agli investimenti software è rilevante.

Ma il successo di un eventuale incentivo non dovrebbe essere valutato soltanto attraverso il volume di spesa agevolata. Sarebbe importante comprenderne anche gli effetti sull’adozione effettiva delle tecnologie, sulla produttività e sulle opportunità di crescita delle imprese che operano nel settore.

Il Tech Made in Italy possiede competenze e soluzioni che possono contribuire a questa trasformazione. Il passaggio decisivo sarà collegare la domanda di innovazione delle imprese alla capacità del nostro ecosistema tecnologico di offrire prodotti competitivi.

La Manovra 2027 potrebbe aprire una discussione importante. La sua portata concreta dipenderà però dal testo definitivo, dalle condizioni applicative e dalla capacità delle imprese di trasformare gli incentivi in investimenti produttivi.

Perché digitalizzare l’Italia è fondamentale. Ma far crescere anche chi sviluppa le tecnologie che utilizziamo è una sfida industriale altrettanto importante

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