Underdogs, 20 milioni per crescere comprando Tech
Ci sono round che raccontano soprattutto la capacità di una startup di raccogliere capitale. E ce ne sono altri che raccontano qualcosa di più interessante sull’evoluzione di un ecosistema. Quello annunciato da Underdogs Group, realtà milanese che opera tra Marketing Technology, Advertising Technology, Data e Intelligenza Artificiale, appartiene secondo me alla seconda categoria.
La società ha raccolto 20 milioni di euro in un’operazione guidata da Nextalia Investment Management, per conto del fondo Nextalia Ventures. Il round combina equity e debito e rappresenta la prima raccolta di capitale esterno del gruppo, cresciuto fino a oggi facendo leva sulle risorse dei fondatori e sui risultati prodotti dal business.
Ma il dato più interessante non sono soltanto i 20 milioni.
È quello che Underdogs vuole farne.
Il capitale servirà infatti ad accelerare una strategia di buy-and-build europea, acquisendo società e tecnologie nei segmenti DataTech, MarTech e AdTech per costruire una piattaforma sempre più integrata e AI-powered. In altre parole, questa volta una Tech Made in Italy non raccoglie soltanto per sviluppare un prodotto o conquistare nuovi clienti: raccoglie capitale per comprare altre Tech e costruire un gruppo europeo.
Ed è probabilmente questo il passaggio che merita maggiore attenzione.
Da bootstrapped company a piattaforma europea
Underdogs arriva all’operazione con fondamentali che rendono il round diverso dalla classica scommessa su una società ancora alla ricerca del proprio modello. Secondo i dati comunicati dall’azienda, il gruppo serve oggi oltre mille clienti in Europa, conta 140 dipendenti e ha superato i 20 milioni di euro di ricavi pro forma con EBITDA positivo. La previsione dichiarata è raggiungere i 40 milioni di ricavi nei prossimi mesi e triplicare il fatturato nell’arco dei prossimi tre anni.
Forbes sottolinea inoltre un elemento importante della storia finanziaria dell’azienda: questo è il primo round di Underdogs. Andrea Tommaso d’Aietti, CEO e cofondatore insieme a Mattia Boldrin, descrive infatti un gruppo che per anni è cresciuto attraverso le risorse dei fondatori e ciò che riusciva a produrre sul mercato. L’ingresso di Nextalia segna quindi il passaggio da una crescita prevalentemente organica a una strategia nella quale il capitale esterno viene utilizzato come acceleratore industriale.
È una distinzione importante. Non siamo di fronte semplicemente a 20 milioni destinati ad aumentare la spesa commerciale. Underdogs vuole utilizzare il capitale per modificare la propria scala attraverso acquisizioni, integrando competenze e prodotti differenti all’interno di un’unica architettura.
La stessa società si definisce oggi un gruppo MarTech end-to-end che combina dati, automazione e Intelligenza Artificiale, aggregando e sviluppando software per digitalizzare il customer journey. La sua offerta attraversa AI e data solutions, marketing automation, analytics, advertising, performance marketing e tecnologia.
Il vero tema è la frammentazione del Tech europeo
È proprio il modello buy-and-build a rendere questa operazione particolarmente interessante per il Tech Made in Italy.
L’Europa dispone di moltissime società tecnologiche specializzate, spesso con prodotti validi, clienti consolidati e competenze verticali profonde, ma con dimensioni insufficienti per affrontare autonomamente un’espansione internazionale significativa. Nel MadTech questa frammentazione diventa ancora più evidente: dati, advertising, automation, analytics, contenuti e Intelligenza Artificiale sono sempre più interdipendenti, mentre le imprese continuano spesso ad acquistare queste tecnologie da una molteplicità di fornitori.
Underdogs sta provando a trasformare questa frammentazione in un’opportunità industriale.
La strategia dichiarata consiste nell’acquisire società software e soluzioni DataTech, MarTech e AdTech, integrandole per creare progetti più completi, ridurre duplicazioni, sviluppare sinergie commerciali e costruire progressivamente una piattaforma end-to-end. L’obiettivo di lungo periodo comprende anche un’espansione più capillare nei mercati europei.
Sul proprio sito dedicato ai founder, il gruppo chiarisce ulteriormente il modello: cerca realtà MadTech mission-critical, con ricavi ricorrenti o servizi rinnovabili, prodotto o dati proprietari e leadership imprenditoriale. E soprattutto dichiara una filosofia precisa nei confronti delle acquisizioni: comprare aziende per mantenerle e svilupparle all’interno del gruppo, non semplicemente per rivenderle.
Se questa strategia funzionerà, la crescita non sarà quindi soltanto finanziaria. Il vero risultato sarà la capacità di trasformare diverse specializzazioni tecnologiche in un’unica piattaforma industriale.
L’AI è importante, ma da sola non è la notizia
Sarebbe facile raccontare l’operazione esclusivamente come un’altra storia sull’Intelligenza Artificiale. La piattaforma che Underdogs vuole costruire sarà infatti AI-powered e l’AI è già presente nella sua proposta tecnologica. Ma limitarsi a questo significherebbe, secondo me, perdere il punto più interessante.
Nel marketing l’Intelligenza Artificiale sta rapidamente diventando una componente strutturale. Generazione dei contenuti, analisi dei dati, automazione delle campagne, segmentazione, personalizzazione, ottimizzazione degli investimenti e agenti stanno entrando nella stessa infrastruttura. Il vantaggio competitivo, quindi, difficilmente potrà derivare soltanto dall’avere aggiunto AI a un prodotto.
La sfida sarà possedere abbastanza tecnologia, dati, competenze e relazione con il cliente da governare una parte crescente della catena del valore.
Underdogs sembra voler utilizzare le acquisizioni proprio per costruire questa massa critica. Nextalia Ventures interpreta l’operazione nella stessa direzione: società con competenze verticali molto specifiche che, integrate attraverso una piattaforma tecnologica comune, possono costruire un’offerta più ampia per il mercato.
È un modello molto diverso dal creare l’ennesimo tool AI verticale. Significa provare a costruire un’infrastruttura nella quale l’AI attraversi prodotti, dati e servizi già utilizzati dalle imprese.
Quando il Tech Made in Italy inizia a comprare
Ma c’è un ultimo aspetto che considero ancora più importante.
Per molto tempo abbiamo raccontato l’ecosistema tecnologico italiano attraverso una domanda quasi ossessiva: chi comprerà le nostre aziende?
Quando una Tech italiana cresce, l’exit verso un gruppo internazionale viene spesso considerata il naturale punto di arrivo. È una dinamica assolutamente normale in un mercato globale, ma un ecosistema maturo ha bisogno anche del movimento contrario: aziende nate qui che accumulano capitale, competenze e capacità manageriale sufficienti per diventare aggregatori.
Lo abbiamo osservato su scala completamente diversa con Bending Spoons. Ora vediamo modelli di consolidamento emergere anche in altri verticali tecnologici.
Underdogs parte da Milano e dichiara di voler utilizzare capitale italiano per acquisire e integrare società MadTech anche nel resto d’Europa. Non sappiamo ancora quali saranno le acquisizioni, quale sarà la velocità dell’integrazione e quanto efficacemente tecnologie e culture aziendali differenti riusciranno a convivere. Il buy-and-build, del resto, non crea valore automaticamente: acquistare aziende è spesso più semplice che trasformarle realmente in un gruppo.
Ed è proprio questa la prova che attende Underdogs.
Ma il cambio di prospettiva rimane significativo.
Non essere soltanto una Tech da finanziare. Diventare una Tech capace di utilizzare il capitale per costruire qualcosa di più grande intorno a sé.
Per il Tech Made in Italy è un passaggio culturale prima ancora che finanziario. Un ecosistema cresce davvero quando le proprie aziende non aspirano soltanto a essere acquistate dai grandi gruppi internazionali, ma iniziano a immaginare di poter essere loro stesse i consolidatori di un mercato europeo.
I 20 milioni raccolti da Underdogs sono importanti.
La storia ancora più interessante, però, comincia adesso: capire quante Tech riuscirà a mettere insieme e quanto europea potrà diventare una piattaforma tecnologica partita dall’Italia.