Active Label, spin off dell’Università di Cagliari, chiude un seed da 2,1 milioni per le etichette che controllano la temperatura degli alimenti
Un pacco di surgelati lascia il magazzino, viaggia per ore su un camion e arriva sullo scaffale. Se durante il tragitto la temperatura è salita per un po’, chi compra non può saperlo. Per risolvere questo problema lavora Active Label, startup sarda nata come spin off dell’Università di Cagliari, che il 15 ottobre 2026 ha comunicato la chiusura di un seed da 2,1 milioni di euro, a cui hanno aderito Eureka! Venture SGR, Farming Future e Banco di Sardegna.
L’azienda sviluppa etichette intelligenti per il monitoraggio della catena del freddo, utili a filiera alimentare e settore farmaceutico. Per la tech Made in Italy è la storia di una ricerca universitaria che esce dal laboratorio e diventa prodotto industriale.
Il problema: la catena del freddo
Con l’espressione catena del freddo si indica l’insieme di trasporto, stoccaggio e distribuzione di prodotti che devono restare entro un certo intervallo di temperatura, dagli alimenti freschi ai farmaci e ai vaccini.
Basta un’interruzione, anche breve, perché la qualità peggiori senza che l’aspetto del prodotto lo mostri. Oggi i controlli si affidano in larga parte a sensori e registratori di dati, spesso applicati a interi carichi e non alle singole confezioni.
Secondo Active Label, un sistema economico da apporre su ogni pacco permetterebbe di capire se la temperatura è stata rispettata e di decidere con più criterio su freschezza, logistica e sprechi.
Come funziona l’etichetta di Active Label
La tecnologia è brevettata e poggia su una piattaforma proprietaria che unisce materiali intelligenti e sistemi ottici di lettura. Secondo il comunicato, le etichette contengono polveri di silicati e fluoroalogenuri.
Quando vengono attivate con raggi ultravioletti, emettono luce grazie a un fenomeno chiamato OSL, la luminescenza otticamente stimolata.
Il principio è semplice da raccontare. Se la temperatura resta costante, la luce emessa segue un andamento regolare.
Quando la temperatura cambia, cambia anche il ritmo dell’emissione, e questa variazione lascia una traccia leggibile. In pratica l’etichetta conserva la memoria termica del prodotto a cui è attaccata.
La società indica un costo stimato di circa 0,01 euro per etichetta, cifra che la renderebbe adatta anche a confezioni di valore contenuto. La lettura, sempre secondo l’azienda, sarebbe semplice e potrebbe avvenire anche con uno smartphone.
Quando il progetto fu presentato nel 2022, l’ateneo parlava di un’etichetta più piccola di un centimetro quadrato. Sono dati dichiarati dai protagonisti e non ancora verificati da fonti indipendenti, ma indicano la direzione scelta: un controllo diffuso, leggero e a basso prezzo.
A che cosa serve
Le applicazioni dichiarate riguardano la filiera alimentare e il settore Pharma. Il compito dell’etichetta sarebbe indicare se la merce ha viaggiato e sostato entro l’intervallo di temperatura ideale, così da attestare qualità e sicurezza del prodotto confezionato.
Esiste poi un secondo uso, legato agli sprechi. Conoscendo la storia termica di un alimento, si può ricalcolare la data di scadenza invece di affidarsi a una scadenza fissa e uguale per tutti.
Un prodotto conservato sempre al freddo potrebbe restare in vendita più a lungo, mentre uno esposto a sbalzi andrebbe ritirato prima. Per supermercati, distributori e aziende farmaceutiche significa meno merce buttata e più sicurezza per il consumatore.
Il round: chi investe in Active Label
L’operazione coinvolge tre protagonisti. Eureka! Venture SGR era già socia della startup e ha scelto di reinvestire. Farming Future è il polo nazionale di trasferimento tecnologico dell’Agrifood Tech, nato su iniziativa di CDP Venture Capital insieme a ToSeed & Partners.
Banco di Sardegna è presente tramite il fondo Spoke4Fin, creato e gestito dalla banca nell’ambito del progetto PNRR E-Ins. Per l’operazione, la società è stata assistita dallo studio legale Alpeggiani e Associati.
Con il nuovo ingresso cambia anche il consiglio di amministrazione, dove arriva Giovanni Ferri, amministratore delegato di ToSeed, che si affianca a Pier Carlo Ricci e a Massimo Gentili.
I fondi saranno utili nell’ottica non solo di rafforzare la capacità produttiva, ma anche per potenziare la ricerca e sviluppo e ad accompagnare l’azienda dalla validazione della tecnologia a una fase industriale e commerciale.
Dalla ricerca al mercato: la storia
Active Label nasce dalla ricerca dei professori Carlo Maria Carbonaro, Daniele Chiriu e Pier Carlo Ricci, del Dipartimento di Fisica dell’Università di Cagliari. Alle spalle ci sono oltre dieci anni di studi sui materiali avanzati semiconduttori.
Oggi la società conta circa 15 persone tra ricerca e sviluppo del prodotto, con una sede operativa a Elmas e una nel Sulcis, nel Sud Sardegna.
Il percorso finanziario è stato lento e graduale. Eureka! Venture ha messo 210.000 euro nel dicembre 2021 per il proof of concept e 850.000 euro nel febbraio 2024 con il pre seed. In pratica sommando il seed da 2,1 milioni il capitale raccolto sfiora i 3,2 milioni di euro.
Il comunicato colloca la nascita dello spin off nel 2023, mentre il primo investimento risale al 2021: la differenza ha a che fare quasi sicuramente con la fase iniziale ospitata in università, ma resta un dettaglio da tenere presente.
Le voci dei protagonisti
Il CEO Pier Carlo Ricci ha spiegato che l’operazione segna una tappa decisiva per dare solidità industriale all’azienda e affrontare una fase di sviluppo più organizzata.
A suo giudizio, la scelta di Eureka! di restare al fianco della società consolida un rapporto maturato negli anni: invece l’entrata di Farming Future e l’appoggio del Banco rendono la startup più capace di realizzare i propri piani.
Massimo Gentili, partner di Eureka! Fund e consigliere della società, ha ricordato che la startup ha trasformato in prodotto il lavoro di molti anni di studi accademici. Il Banco di Sardegna ha invece collegato l’operazione ai propri criteri ESG: secondo la banca, le etichette rendono la filiera più sostenibile, proteggono chi acquista e favoriscono la conformità alle norme.
Ancora un eccellenza Tech Made in Italy
Il caso mostra come il trasferimento tecnologico possa funzionare anche fuori dai grandi poli industriali. Una ricerca nata nei laboratori di Fisica di un ateneo sardo attira un fondo specializzato, un polo nazionale dell’agrifood tech e una banca del territorio.
Il modello è lo stesso dei poli sostenuti da CDP Venture Capital, come SophIA per l’intelligenza artificiale e EXTEND per le biofarmaceutiche, applicato questa volta all’agroalimentare.
Da non sottovalutare nemmeno un tema legato al mercato. Teniamo presente che ‘Italia è un Paese di produttori e trasformatori alimentari, e ridurre gli sprechi lungo la filiera ha un valore economico oltre che ambientale.
Una tecnologia nata in casa e pensata per questo problema ha un bacino naturale di clienti, anche se rimangono alcune incognite.
Questo significa che l’azienda dovrà essere in grado di dimostrare che le etichette funzionano su larga scala, con produzioni industriali e costi in linea con quelli annunciati. Inoltre dovrà anche cercare di convincere le aziende alimentari e farmaceutiche, abituate a sistemi di controllo già consolidati, ad adottare un nuovo strumento.
Se supererà questi passaggi potrà diventare un riferimento per la sicurezza della catena del freddo.