Primo Biotech Lazio: 40 milioni per trasformare la ricerca italiana in imprese biotech
L’Italia non ha soltanto bisogno di produrre buona ricerca. Ha bisogno di riuscire a trasformarla in aziende.
È probabilmente questa la chiave più interessante dietro la nascita di Primo Biotech Lazio, il nuovo fondo di venture capital lanciato da Primo Capital
e dedicato alle biotecnologie, con un obiettivo di raccolta di 40 milioni di euro. Il fondo ha già completato il primo closing con Lazio Innova nel ruolo di cornerstone investor e Fondazione ENPAM tra i sottoscrittori.
La notizia è importante non soltanto per la nascita di un nuovo veicolo finanziario. Primo Biotech Lazio prova infatti ad affrontare uno dei problemi strutturali dell’innovazione italiana: la distanza che ancora separa la qualità della ricerca scientifica dalla capacità di trasformarla in nuove imprese tecnologiche scalabili.
E ha scelto di partire da uno dei territori italiani dove questa contraddizione appare più evidente.
Il Lazio ha la scienza. Ora bisogna costruire le aziende
Il Lazio concentra università, IRCCS, infrastrutture cliniche, aziende farmaceutiche, centri di ricerca e poli produttivi. Secondo Lazio Innova, però, a questa concentrazione di competenze scientifiche e industriali non corrisponde ancora un livello proporzionato di creazione e finanziamento di nuove imprese biotech.
È esattamente nello spazio tra questi due mondi che vuole inserirsi Primo Biotech Lazio.
Il fondo nasce nell’ambito di LAZIO Venture 2, il fondo di fondi della Regione Lazio cofinanziato dal PR FESR 2021-2027. L’obiettivo dichiarato è trasformare ricerca, competenze cliniche e industria farmaceutica in una nuova generazione di società biotech capaci di crescere e competere anche fuori dall’Italia.
Non si tratta quindi semplicemente di finanziare startup già costituite. La partita più interessante sarà riuscire a intercettare tecnologia e conoscenza scientifica quando si trovano ancora all’interno di laboratori, università e centri di ricerca, accompagnandole verso una dimensione imprenditoriale.
Un fondo specializzato anche nelle competenze
Nel biotech il capitale, da solo, difficilmente basta.
I tempi di sviluppo sono lunghi, la validazione scientifica è complessa, il percorso regolatorio è determinante e la capacità di valutare una tecnologia richiede competenze molto diverse da quelle necessarie per analizzare una normale startup digitale.
Per questo è significativa anche la composizione del team. Il fondo sarà guidato dai General Partner Letizia Goretti e Michele Cerqua, affiancati dal professor Sergio Abrignani come Scientific Advisor. Le competenze dichiarate coprono l’intero percorso di una società life sciences: validazione scientifica, strategia clinica e regolatoria, strutturazione finanziaria, business development, licensing, M&A ed exit.
La strategia prevede un portafoglio concentrato di partecipazioni, con il fondo intenzionato a operare prevalentemente come lead investor e a focalizzarsi sulle biotecnologie e sulle tecnologie innovative applicate alle scienze della vita. Primo Capital rafforzerà inoltre la propria presenza a Roma con un presidio stabile, aumentando la capacità di scouting e di relazione diretta con l’ecosistema scientifico e imprenditoriale del territorio.
“Da anni diciamo che l’Italia ha università, ricercatori e competenze scientifiche straordinarie. Ma la vera sfida è ciò che succede dopo. La ricerca diventa realmente valore per il Paese quando riusciamo anche a trasformarla in impresa, occupazione, proprietà intellettuale e aziende capaci di competere nel mondo. Primo Biotech Lazio va in questa direzione: capitale specializzato che incontra competenze specializzate. Ed è esattamente il tipo di infrastruttura di cui il Tech Made in Italy ha bisogno.”
Max Brigida – Founder La Tech #MadeinItaly®
Un altro segnale della specializzazione del Venture Capital italiano
C’è però un secondo aspetto che rende questa notizia interessante per il Tech Made in Italy.
Il Venture Capital italiano sta progressivamente iniziando a specializzarsi.
Non soltanto fondi generalisti alla ricerca delle startup migliori, ma operatori costruiti intorno a settori nei quali la comprensione della tecnologia diventa parte stessa dell’investimento.
Primo Capital rappresenta bene questa evoluzione. La società gestisce oltre 500 milioni di euro attraverso fondi specializzati nei settori digital, health, climate e space. A luglio 2026 aveva inoltre annunciato Primo Space 2, dedicato alla Space Economy e alle tecnologie dual-use.
Primo Biotech Lazio aggiunge un ulteriore tassello a questa strategia.
E il modello diventa particolarmente interessante quando il capitale privato incontra quello istituzionale. Lazio Innova ha infatti costruito un portafoglio di sei fondi orientati al deep tech e al technology transfer, con l’obiettivo di radicare sul territorio gestori professionali capaci di alimentare la nascita e la crescita di nuove imprese.
Dalla ricerca al Tech Made in Italy
Il vero risultato di Primo Biotech Lazio, quindi, non si misurerà soltanto nei 40 milioni che il fondo punta a raccogliere.
Si misurerà soprattutto nel numero e nella qualità delle aziende che riusciranno a nascere.
Perché l’Italia possiede una quantità significativa di ricerca, competenze scientifiche, università, ospedali, ricercatori e industria farmaceutica. Il problema è riuscire a costruire intorno a questa conoscenza un percorso che porti dalla scoperta scientifica al brevetto, dal brevetto all’impresa e dall’impresa al mercato internazionale.
È uno dei passaggi decisivi per un ecosistema tecnologico maturo.
Non basta produrre conoscenza. Dobbiamo diventare più bravi a trasformare quella conoscenza in aziende.
Ed è proprio qui che fondi verticali, competenze specialistiche e capitale paziente possono diventare uno degli strumenti più importanti per costruire la prossima generazione del Tech Made in Italy