Tundr, 11,6 milioni per portare il welfare oltre i voucher
Il welfare aziendale è stato per anni associato a portali, voucher e cataloghi di servizi. Tundr sta provando a trasformarlo in qualcosa di molto più vicino all’esperienza che abbiamo ormai con i servizi finanziari digitali: una carta, un’app e un’infrastruttura tecnologica semplice da utilizzare sia per il dipendente sia per l’azienda.
La fintech milanese ha appena chiuso un Series A da 11,6 milioni di euro, dopo il round Seed dell’aprile 2025. L’operazione vede l’ingresso di CDP Venture Capital, attraverso il comparto ServiceTech del fondo Corporate Partners I, insieme al rinnovato sostegno di 360 Capital e Azimut. Partecipano inoltre Kairos Partners, Crédit Agricole Italia, Sella Direct Ventures e imprenditori provenienti dal mondo Tech e finanziario come Alessandro Fracassi, Claudio Erba, Enrico Mattiazzi e Paolo Basilico.
Ma i numeri che rendono interessante questa storia non riguardano soltanto il capitale raccolto. Negli ultimi tre anni Tundr dichiara una crescita di circa +200% all’anno, arrivando a gestire i benefit di 2.000 aziende e oltre 100.000 dipendenti.
Ora vuole fare un altro passo: trasformare la propria tecnologia da prodotto a infrastruttura per il welfare.
Quando il welfare comincia ad assomigliare al fintech
Fondata da Giorgio Seveso, Luca Milesi e Jules-Arthur Sastre, Tundr ha costruito un’esperienza che prova a semplificare uno dei principali problemi del welfare aziendale: permettere alle persone di utilizzare realmente i benefit messi a disposizione dalle imprese.
Al centro del sistema c’è la Tundr Card, affiancata dall’app mobile e da una console attraverso la quale gli HR possono amministrare il piano welfare. La carta può essere utilizzata in oltre 100.000 punti vendita, mentre l’app consente al dipendente di gestire il proprio credito attraverso un’esperienza che ricorda molto più un’app finanziaria che un tradizionale portale di welfare.
Ed è proprio questa contaminazione tra HR Tech e Fintech uno degli elementi più interessanti del modello.
Perché il welfare non è soltanto un beneficio fiscale o uno strumento di retention. Per funzionare deve diventare semplice da utilizzare. Se un dipendente riceve un credito ma incontra troppi ostacoli per spenderlo, una parte del valore percepito inevitabilmente si perde.
La tecnologia, in questo caso, non inventa un nuovo benefit. Cerca di eliminare l’attrito che ne limita l’utilizzo.
Da piattaforma a infrastruttura
Con il nuovo capitale Tundr vuole però allargare il modello.
La società punta a rendere la propria tecnologia disponibile anche a provider di welfare, banche, agenzie per il lavoro, assicurazioni, consulenti del lavoro e società di payroll, permettendo a questi operatori di integrare servizi welfare all’interno della propria offerta.
È probabilmente questo il passaggio strategicamente più importante del round.
Tundr non vuole crescere soltanto conquistando direttamente nuove aziende. Vuole diventare uno strato tecnologico attraverso il quale anche altri operatori possano distribuire welfare.
È la differenza tra vendere un prodotto e provare a costruire una piattaforma.
E la stessa composizione degli investitori offre un segnale interessante: accanto ai fondi Venture Capital troviamo infatti soggetti provenienti dal mondo bancario e finanziario come Crédit Agricole Italia, Sella e Kairos.
Dopo il welfare arrivano nuovi servizi finanziari
La direzione potrebbe diventare ancora più ampia.
Nei prossimi 24 mesi Tundr prevede di sviluppare nuovi prodotti legati a previdenza, sanità integrativa, anticipo dello stipendio e servizi finanziari agevolati.
Il confine tra welfare aziendale, servizi finanziari e gestione delle persone potrebbe quindi diventare progressivamente meno netto.
La società ha già iniziato ad ampliare il proprio perimetro. Nel 2026, per esempio, ha introdotto all’interno dell’app una soluzione dedicata alla sanità integrativa.
Se la strategia continuerà in questa direzione, Tundr potrebbe evolvere da piattaforma per spendere benefit a infrastruttura attraverso la quale il dipendente gestisce una parte crescente dei servizi economici e di welfare collegati al proprio lavoro.
Naturalmente è proprio qui che iniziano anche le sfide maggiori. Integrare operatori finanziari, assicurativi, payroll e welfare significa muoversi in ecosistemi regolamentati e molto più complessi rispetto alla semplice gestione di un’applicazione.
Ma è anche ciò che rende interessante il progetto.
Una Tech Made in Italy che prova a diventare standard
C’è infine un aspetto che va oltre Tundr.
L’Italia ha un enorme mercato di PMI e un sistema del lavoro caratterizzato da una forte presenza di consulenti, payroll provider, banche e intermediari. È un mercato frammentato, ma proprio questa frammentazione può rappresentare un’opportunità per chi riesce a costruire uno standard tecnologico sufficientemente semplice da essere adottato da operatori differenti.
Tundr parte già da 2.000 aziende e oltre 100.000 dipendenti. La nuova fase dovrà dimostrare se la crescita registrata finora potrà continuare mentre la società passa da prodotto welfare a infrastruttura aperta anche ad altri operatori.
Il round da 11,6 milioni è quindi importante.
Ma ancora più interessante sarà capire cosa Tundr riuscirà a costruire con quel capitale.
Perché la partita non sembra essere più soltanto quella di rendere più semplice spendere un benefit.
È provare a costruire uno degli strati tecnologici attraverso cui passerà il welfare aziendale del futuro.