Depthfirst: la startup degli italiani che protegge il software con l’AI raccoglie 80 milioni di dollari
C’è una nuova sfida che sta emergendo con forza nell’era dell’intelligenza artificiale: il software viene scritto più velocemente di quanto riesca a essere protetto.
È da questa consapevolezza che nasce Depthfirst, startup fondata dagli italiani Daniele Perito e Andrea Michi, che ha appena chiuso un round Series B da 80 milioni di dollari, portando il totale raccolto a 120 milioni in meno di tre mesi dal debutto pubblico.
La notizia è stata raccontata da Italian Tech – la Repubblica e confermata da Forbes, che colloca la valutazione intorno ai 580 milioni di dollari.
Non si tratta solo di un round importante.
È il segnale di quanto il mercato stia credendo in un nuovo segmento: la AI-native cybersecurity.
Sicurezza alla velocità con cui nasce il codice
La tesi di Depthfirst è tanto semplice quanto strategica: se l’AI accelera la scrittura del codice, anche la sicurezza deve evolvere alla stessa velocità.
Come spiegato dal co-founder Daniele Perito nel post ufficiale di annuncio del round, l’intelligenza artificiale “ha già cambiato il modo di operare degli hacker” e la difesa deve innovarsi con la stessa radicalità.
La piattaforma sviluppata dalla startup utilizza AI agents specializzati per:
- comprendere codebase, infrastruttura e business logic
- individuare vulnerabilità realmente sfruttabili
- ridurre i falsi positivi
- generare direttamente fix e pull request nei workflow degli sviluppatori
In altre parole, la sicurezza smette di essere un controllo ex-post e diventa nativa nel ciclo di sviluppo del software.
Founder italiani, pedigree Silicon Valley
Uno dei punti più forti della storia è il background del team.
Secondo la ricostruzione di la Repubblica, Daniele Perito, originario di Cassino, è già co-founder di Faire, il marketplace wholesale globale che ha raccolto 1,5 miliardi di dollari, ed è stato tra i membri fondatori di Cash App.
Andrea Michi, nato a San Miniato, arriva invece da Google DeepMind, dove ha lavorato su progetti come Gemini e AlphaDev, portando nel team un DNA fortemente orientato ai modelli specializzati.
La combinazione tra ricerca AI avanzata e cybersecurity di frontiera rende Depthfirst una delle startup più interessanti del momento.
dfs-mini1: il primo modello proprietario
Contestualmente al round, l’azienda ha annunciato il lancio di dfs-mini1, il primo modello proprietario costruito internamente per il dominio security.
L’obiettivo è molto chiaro: sviluppare modelli verticali capaci di essere:
- più economici
- più veloci
- più precisi
- ottimizzati per la verifica delle vulnerabilità
rispetto ai foundation model generalisti.
Questo passaggio è particolarmente strategico, perché sposta Depthfirst dal ruolo di semplice piattaforma verso quello di AI security infrastructure company.
Perché questa storia conta davvero
La crescita rapidissima di Depthfirst arriva in continuità con la Serie A da 40 milioni annunciata a gennaio, già raccontata da TechCrunch.
Ma il vero significato della storia è più ampio.
Mostra come founder italiani con esperienza nella Silicon Valley stiano costruendo aziende in uno dei verticali più caldi del prossimo decennio:
proteggere il software in un mondo dove anche gli attaccanti sono AI-powered.
Il punto non è più difendere il software come facevamo ieri.
Il nuovo standard sarà farlo alla stessa velocità con cui oggi viene creato.
Ed è esattamente il layer che Depthfirst vuole diventare.