Gamindo 1,4 milioni, per cambiare la formazione aziendale

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Gamindo raccoglie 1,4 milioni: la Tech Made in Italy che vuole cambiare la formazione aziendale

C’è una frase di Nicolò Santin, CEO e co-founder di Gamindo, che probabilmente spiega meglio di qualsiasi descrizione di prodotto il problema che la startup trevigiana sta cercando di risolvere: le persone non odiano la formazione aziendale, odiano perdere tempo.

È un punto meno banale di quanto sembri. Per anni la digitalizzazione della formazione ha significato soprattutto trasferire online contenuti che prima venivano erogati in aula: video, slide, documenti, quiz finali. Abbiamo digitalizzato il mezzo molto più velocemente di quanto abbiamo ripensato l’esperienza.

Gamindo prova a intervenire esattamente qui. La società ha appena chiuso un Seed round da 1,4 milioni di euro per accelerare lo sviluppo della propria piattaforma di corporate learning, crescere sui mercati internazionali e aprire un nuovo verticale dedicato a uno dei problemi che molte aziende stanno iniziando ad affrontare: insegnare concretamente alle persone a utilizzare l’Intelligenza Artificiale nel proprio lavoro.

La notizia, però, diventa particolarmente interessante se si osserva chi ha deciso di investire.

Un round piccolo nelle dimensioni, molto meno piccolo nei nomi

All’operazione hanno partecipato Club degli Investitori, Vento, Doorway e Zanichelli Venture, insieme ad altri investitori strategici. Ma è soprattutto la componente degli angel investor ad attirare l’attenzione.

Nel capitale entrano i quattro co-founder di Bending Spoons — Luca Ferrari, Matteo Danieli, Francesco Patarnello e Luca Querella — insieme all’ex CFO di Apple Luca Maestri, al fondatore di King.com Riccardo Zacconi, al fondatore di Docebo Claudio Erba, al CEO di Docebo Alessio Artuffo e al CEO di Alkemy Group Duccio Vitali.

Nomi provenienti da esperienze molto diverse, ma con un elemento comune: software, prodotti digitali e capacità di costruire aziende tecnologiche su mercati internazionali.

Ed è forse questo il dato più significativo del round.

1,4 milioni di euro non cambiano da soli la dimensione del Venture Capital italiano. Ma la qualità del capitale che entra in una startup può essere importante quanto la sua quantità, soprattutto nelle fasi iniziali.

Quando founder e manager che hanno già costruito o guidato aziende tecnologiche internazionali decidono di investire personalmente in una giovane Tech italiana, oltre al capitale possono entrare nell’ecosistema esperienza, network, accesso ai mercati e conoscenza dei processi di scala.

Da Treviso a oltre 50 clienti nel mondo

Gamindo è guidata dai co-founder Nicolò Santin, CEO, e Matteo Albrizio, CPO, e opera da Treviso. La sua piattaforma permette alle aziende di trasformare documenti e contenuti corporate in esperienze formative interattive e misurabili senza richiedere competenze tecniche specifiche.

L’approccio combina gamification, game-based learning e Intelligenza Artificiale generativa. Da un prompt o da un PDF è possibile generare attività formative, personalizzarle e distribuirle in modalità e-learning oppure all’interno di sessioni formative in presenza o virtuali. La piattaforma supporta inoltre formati SCORM per l’integrazione con gli LMS aziendali e utilizza analytics per misurare le interazioni degli utenti. Oggi Gamindo dichiara oltre 50 clienti in Italia e all’estero. Tra quelli citati nelle comunicazioni sul round figurano Prada, L’Oréal e Aon, mentre il sito della società indica anche altri brand internazionali. La piattaforma viene utilizzata soprattutto per cybersecurity awareness, Learning & Development e sales enablement.

È un passaggio importante perché racconta un modello che vediamo sempre più spesso nel Tech Made in Italy: nascere lontano dai grandi hub tecnologici internazionali non significa necessariamente costruire un prodotto destinato al solo mercato italiano.

Per un SaaS, il mercato naturale può essere globale fin dall’inizio.

La vera partita adesso si chiama AI Adoption

Ma probabilmente la parte più interessante della strategia di Gamindo non riguarda il round.

Riguarda ciò che la società ha deciso di costruire contemporaneamente alla raccolta di capitale: un nuovo verticale dedicato alla formazione sull’utilizzo pratico e responsabile dell’AI nel lavoro.

Negli ultimi due anni moltissime imprese hanno acquistato licenze per strumenti di Intelligenza Artificiale generativa. La disponibilità della tecnologia, però, non coincide automaticamente con la sua adozione.

È esattamente il problema evidenziato da Matteo Albrizio: acquistare Copilot o Claude non è sufficiente per aumentare la produttività se le persone non imparano a utilizzare questi strumenti all’interno delle attività che svolgono quotidianamente.

Qui si apre un mercato potenzialmente molto più interessante della semplice formazione sull’AI.

Perché spiegare che cos’è ChatGPT o come funziona un Large Language Model diventerà progressivamente meno importante. Il vero valore per le aziende sarà capire come trasformare l’AI in nuovi comportamenti operativi.

Come può utilizzarla un commerciale? Come cambia il lavoro di chi opera nelle risorse umane? Quali attività può accelerare un team marketing? Come deve essere utilizzata senza esporre dati sensibili? Quali processi possono essere realmente migliorati e quali invece non dovrebbero essere delegati a un modello?

Sono problemi differenti per ogni azienda e spesso anche per ogni funzione.

Ed è proprio qui che la formazione generica rischia di non essere sufficiente.

Non basta comprare l’AI. Bisogna imparare a usarla

Secondo quanto riportato da Forbes Italia citando una ricerca della London School of Economics con Protiviti, i lavoratori che hanno ricevuto formazione sull’AI dichiarano guadagni di produttività sensibilmente superiori rispetto a chi utilizza gli strumenti senza formazione; allo stesso tempo, il 68% dei dipendenti considerati non avrebbe ricevuto negli ultimi dodici mesi una formazione concreta su come utilizzare al meglio l’AI.

È un dato che aiuta a mettere il round di Gamindo in prospettiva.

Abbiamo trascorso la prima fase dell’AI generativa chiedendoci quali strumenti adottare. La fase successiva potrebbe essere molto più complessa: capire se quelle tecnologie stanno realmente modificando la produttività delle organizzazioni.

Questo significa passare dalle licenze all’adozione.

E dall’adozione ai risultati.

Gamindo vuole inserirsi precisamente in questo spazio attraverso assessment delle competenze, percorsi costruiti sui casi d’uso dell’organizzazione, esperienze interattive e misurazione dell’utilizzo effettivo degli strumenti.

Se questa impostazione funzionerà, la società potrebbe trovarsi all’incrocio tra due mercati che stanno convergendo rapidamente: corporate learning e AI adoption.

“Il round di Gamindo mi interessa per due ragioni. La prima è il prodotto: nei prossimi anni non basterà dare alle persone strumenti di AI, dovremo insegnare loro a utilizzarli realmente nel lavoro. La seconda sono gli investitori. Vedere founder e manager che hanno costruito grandi storie tecnologiche reinvestire esperienza e capitale in una Tech italiana è esattamente uno dei meccanismi di cui il nostro ecosistema ha bisogno. Il Tech Made in Italy crescerà davvero quando il successo di una generazione inizierà sistematicamente a finanziare quella successiva.

Max Brigida – Founder La Tech #MadeinItaly®

L’AI può cambiare anche il modo in cui impariamo l’AI

C’è poi un secondo livello interessante.

L’Intelligenza Artificiale non è soltanto ciò che Gamindo vuole insegnare alle persone a utilizzare. È anche una delle tecnologie con cui viene costruita la formazione.

La piattaforma permette già di partire da un documento o da un prompt per generare percorsi formativi e attività attraverso l’AI generativa. A questo si aggiungono oltre venti meccaniche di game-based learning, traduzioni, personalizzazione e analytics.

È un cambio di paradigma interessante.

Tradizionalmente produrre un corso aziendale richiede instructional designer, produzione dei contenuti, sviluppo, adattamento grafico e aggiornamenti successivi. Se una parte crescente di questo processo può essere automatizzata, il costo marginale della produzione di formazione personalizzata potrebbe diminuire sensibilmente.

E questo potrebbe rendere possibile qualcosa che fino a oggi era economicamente difficile: creare formazione diversa per aziende, funzioni e perfino gruppi di lavoratori differenti senza dover ricostruire ogni volta il corso da zero.

Naturalmente l’AI non garantisce che un contenuto sia didatticamente efficace. Automatizzare la produzione di formazione mediocre non rende migliore la formazione. Saranno la qualità dei modelli didattici, dei casi d’uso e della misurazione dei risultati a determinare il valore reale della piattaforma.

Ed è probabilmente qui che Gamindo dovrà dimostrare il proprio vantaggio competitivo nei prossimi anni.

C’è anche un’altra storia dentro questo round

Osservando l’operazione da una prospettiva più ampia, però, vedo un secondo elemento che considero interessante per il Tech Made in Italy.

Tra gli investitori troviamo founder italiani che hanno costruito aziende tecnologiche di scala internazionale, manager con esperienze in Apple, Bending Spoons, King.com, Docebo e Alkemy e operatori del Venture Capital.

È un piccolo esempio di un fenomeno di cui abbiamo parlato più volte: il capitale generato dalla tecnologia che comincia a tornare nella tecnologia.

Non è ancora quella massa critica che caratterizza ecosistemi più maturi. Ma è esattamente il meccanismo che permette loro di diventarlo.

Un founder costruisce un’azienda. Acquisisce esperienza, capitale e network. Successivamente investe in altri founder. Alcuni di questi costruiscono nuove aziende, generano nuove competenze e reinvestono a loro volta.

Quando questo ciclo si ripete abbastanza volte, un ecosistema smette progressivamente di dipendere soltanto dal capitale esterno e comincia ad alimentarsi anche attraverso il successo prodotto al proprio interno.

È ancora presto per sapere dove arriverà Gamindo.

Ma forse questo round racconta qualcosa che va oltre Gamindo.

La prossima sfida sarà trasformare la formazione in produttività

I 1,4 milioni raccolti verranno investiti principalmente nel team, nello sviluppo del prodotto e nell’espansione commerciale internazionale, mantenendo quella che la società definisce una struttura snella ad alta densità di talento.

La sfida, però, sarà dimostrare qualcosa di più difficile della capacità di rendere un corso divertente.

Dovrà dimostrare che una formazione più interattiva produce comportamenti differenti e, soprattutto nel nuovo verticale AI, che questi comportamenti possono tradursi in adozione e produttività misurabili.

Se ci riuscirà, Gamindo potrebbe non essere semplicemente una piattaforma che rende più coinvolgente l’e-learning.

Potrebbe diventare uno degli strumenti con cui le aziende affrontano un problema destinato ad accompagnarci per molti anni: avere a disposizione tecnologie sempre più potenti e riuscire a far crescere altrettanto velocemente le competenze delle persone che devono utilizzarle.

Ed è forse questa la parte più interessante della storia.

L’AI sta evolvendo a una velocità straordinaria.

La vera competizione potrebbe essere capire se riusciremo a far evolvere le persone abbastanza velocemente da sfruttarla.

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