Cloud Italia a 9,48 miliardi: il SaaS cresce del 20%. Quale opportunità per il Software Made in Italy?
Il mercato italiano del cloud continua a crescere e nel 2026 raggiunge 9,48 miliardi di euro, con un incremento del 17% rispetto all’anno precedente. Ma all’interno di questo scenario c’è un dato che merita particolare attenzione: il Software as a Service (SaaS) vale 2,6 miliardi di euro e cresce del 20%, diventando la componente più dinamica del Public Cloud.
Sono i numeri presentati il 16 ottobre dall’ Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty del Politecnico di Milano, che fotografano un mercato sempre più influenzato dall’Intelligenza Artificiale, dalla cybersecurity e dalla necessità delle imprese di disporre di applicazioni digitali aggiornate, flessibili e accessibili attraverso il cloud.
Numeri importanti, che confermano quanto il software sia diventato centrale nella trasformazione delle organizzazioni italiane. Ma che aprono anche una riflessione più ampia sul futuro dell’industria tecnologica nazionale.
Perché una cosa è vedere crescere il mercato del software in Italia. Un’altra è vedere crescere le aziende italiane che quel software lo sviluppano, lo commercializzano e lo esportano.
Ed è proprio in questa distinzione che si nasconde una delle opportunità più interessanti per il Software Made in Italy.
Il cloud cresce, ma è il software a raccontare il cambiamento
Secondo la ricerca del Politecnico di Milano, il Public & Hybrid Cloud rappresenta la componente principale del mercato italiano, con 6,8 miliardi di euro di spesa e una crescita del 17%.
Al suo interno, l’Infrastructure as a Service (IaaS) raggiunge circa 3 miliardi di euro, in aumento del 14%, sostenuto dalla domanda di infrastrutture virtuali, continuità operativa e soluzioni di disaster recovery. Il Platform as a Service (PaaS) arriva invece a 1,2 miliardi di euro, con una crescita del 16%, anche grazie agli strumenti per lo sviluppo applicativo e ai servizi di AI e Analytics.
Ma il dato più significativo, in ottica Software Made in Italy, riguarda il SaaS.
Con 2,6 miliardi di euro e un incremento del 20%, il software distribuito attraverso il cloud cresce più velocemente delle altre componenti del Public Cloud.
A sostenere questa accelerazione sono soprattutto le soluzioni di sicurezza informatica, anche in risposta agli obblighi normativi introdotti dalla direttiva NIS2, e le applicazioni di Intelligenza Artificiale pronte all’uso.
Non si tratta soltanto di un cambiamento tecnologico. È anche un’evoluzione nel modo in cui le imprese acquistano e utilizzano il software.
Il modello SaaS permette alle organizzazioni di accedere a funzionalità che vengono aggiornate continuamente, senza dover necessariamente gestire l’intera infrastruttura tecnologica. Per i produttori di software significa poter costruire relazioni continuative con i clienti, sviluppare servizi ricorrenti e distribuire le proprie applicazioni su mercati più ampi.
È un modello che può favorire anche la crescita internazionale delle software house italiane. Ma questa possibilità, da sola, non garantisce che siano proprio loro a beneficiare dell’espansione della domanda nazionale.
Il mercato italiano cresce. Ma quanto cresce il software prodotto in Italia?
Questo è il passaggio sul quale vale la pena soffermarsi.
Quando leggiamo che il SaaS italiano è cresciuto del 20%, potremmo essere portati a interpretarlo come una conferma della crescita dell’intera industria nazionale del software.
In realtà, il dato misura la spesa delle organizzazioni italiane in servizi SaaS, non il fatturato delle software house italiane.
Un’impresa che sottoscrive un abbonamento a una piattaforma internazionale contribuisce alla crescita del mercato cloud italiano. Ma il valore economico generato da quell’acquisto può essere intercettato, in larga parte, da un produttore estero.
Non è una contraddizione: è il funzionamento di un mercato globale.
Ed è proprio per questo che la domanda diventa strategica.
L’Italia possiede competenze software in ambiti molto vicini alle caratteristiche del proprio sistema produttivo: gestione aziendale, ERP, amministrazione, fiscalità, risorse umane, industria, manifattura, cybersecurity e applicazioni verticali per specifici settori economici.
Sono ambiti nei quali la conoscenza dei processi, delle normative e delle esigenze operative delle imprese può rappresentare un vantaggio competitivo per i fornitori italiani.
La crescita del SaaS potrebbe quindi offrire nuove opportunità alle aziende capaci di trasformare questa conoscenza in piattaforme moderne, scalabili e competitive anche oltre i confini nazionali.
Ma per comprendere quanto di questa opportunità si stia già traducendo in crescita industriale servono altri indicatori: fatturato dei produttori italiani, esportazioni software, ricavi ricorrenti, investimenti in ricerca e sviluppo, occupazione e capacità di espansione internazionale.
La ricerca sul cloud misura la crescita della domanda. Per misurare la crescita del Software Made in Italy dobbiamo osservare anche l’offerta.
La dipendenza dai grandi provider e la sfida della sovranità digitale
C’è poi un altro elemento della ricerca del Politecnico di Milano che rende il quadro ancora più interessante.
Secondo l’Osservatorio, il 78% della spesa in servizi IaaS e PaaS delle grandi imprese italiane analizzate è assorbito dai grandi operatori statunitensi. La concentrazione raggiunge l’86% tra le grandissime imprese e il 74% tra le grandi.
Anche a livello europeo la dipendenza è significativa. Il fatturato dei provider IaaS e PaaS raggiunge 131,4 miliardi di dollari, con una crescita del 29%, ma il 68% è concentrato nei tre principali hyperscaler: AWS, Microsoft e Google. Complessivamente, gli operatori statunitensi rappresentano il 92% di quel mercato.
È importante precisare che queste percentuali riguardano i servizi infrastrutturali e di piattaforma, non la quota di mercato del SaaS prodotto in Italia.
Il tema, tuttavia, riguarda direttamente anche le imprese software.
Molte applicazioni possono essere sviluppate da aziende italiane e funzionare su infrastrutture internazionali. Non è necessariamente un problema: l’accesso a piattaforme globali può accelerare lo sviluppo, ridurre gli investimenti iniziali e rendere più semplice raggiungere nuovi clienti.
Il rischio emerge quando questa dipendenza limita la capacità di scegliere, negoziare, trasferire le applicazioni o controllare i costi.
La sovranità digitale, dunque, non dovrebbe essere interpretata come la necessità di utilizzare esclusivamente tecnologie nazionali o europee. È soprattutto una questione di controllo, autonomia nelle scelte e capacità di gestire le dipendenze tecnologiche.
La stessa ricerca evidenzia che il 70% delle grandi e grandissime imprese italiane intervistate associa ancora la sovranità quasi esclusivamente alla localizzazione fisica dei dati, mentre aspetti come la giurisdizione applicabile ai fornitori e il controllo operativo dei servizi ricevono minore attenzione.
Per l’ecosistema Software Made in Italy si apre quindi una sfida doppia: sviluppare applicazioni competitive e, contemporaneamente, progettare soluzioni che offrano ai clienti maggiore flessibilità e consapevolezza tecnologica.
Dall’Intelligenza Artificiale al SaaS: la prossima opportunità per le software house italiane
L’Intelligenza Artificiale sta accelerando ulteriormente questa trasformazione.
Per molte imprese, il primo contatto con l’AI non avviene attraverso la costruzione di un modello proprietario, ma mediante funzionalità già integrate nei software che utilizzano quotidianamente.
Un gestionale che automatizza alcune attività amministrative, una piattaforma HR che supporta l’analisi delle competenze, un software industriale che migliora la pianificazione o una soluzione di cybersecurity che identifica comportamenti anomali sono esempi di come l’AI possa entrare nei processi aziendali attraverso applicazioni SaaS.
Secondo l’Osservatorio, il ricorso a soluzioni SaaS per sperimentare l’AI riguarda il 52% delle grandi imprese e il 46% delle grandissime imprese considerate nella ricerca. Un fenomeno che favorisce la rapidità di adozione, ma richiede anche maggiore attenzione alla governance, alla sicurezza e ai costi.
Per le software house italiane questo cambiamento può essere particolarmente rilevante.
La conoscenza dei processi aziendali, unita alla capacità di integrare l’AI nei prodotti esistenti, può permettere di sviluppare applicazioni capaci di risolvere problemi concreti, senza dover competere necessariamente nella costruzione delle infrastrutture o dei grandi modelli di base.
Il vantaggio competitivo potrebbe risiedere proprio nella specializzazione: conoscere meglio un settore, comprendere i flussi di lavoro dei clienti e trasformare queste competenze in software sempre più intelligenti.
Ma per cogliere l’opportunità servono investimenti continui in prodotto, competenze, sicurezza, distribuzione commerciale e internazionalizzazione.
Perché un software tecnologicamente valido non diventa automaticamente un’impresa capace di crescere su scala globale.
Il vero obiettivo: trasformare la domanda digitale in crescita industriale
Il dibattito sulla digitalizzazione italiana si concentra spesso su quanto le imprese investano in tecnologia. È un indicatore fondamentale, perché senza domanda non può svilupparsi un mercato solido.
Ma esiste una seconda dimensione che merita altrettanta attenzione: quanto valore economico e industriale siamo capaci di generare attraverso le tecnologie che sviluppiamo.
Il mercato cloud italiano a 9,48 miliardi di euro racconta un Paese che continua a investire nella propria trasformazione digitale. La crescita del SaaS dimostra che il software sta assumendo un ruolo sempre più importante nei processi aziendali.
La prossima sfida è fare in modo che questa trasformazione rappresenti anche un acceleratore per le imprese tecnologiche italiane.
Significa sostenere la capacità delle software house di sviluppare prodotti proprietari, accedere a nuovi mercati, attrarre competenze, crescere dimensionalmente e competere con operatori internazionali.
Significa anche riconoscere che il Software Made in Italy non è soltanto uno strumento al servizio dell’industria tradizionale, ma può essere esso stesso una componente strategica dell’industria nazionale.
Il cloud, in fondo, è l’infrastruttura che rende possibile questa evoluzione. Il software è uno degli strumenti attraverso cui il valore arriva alle imprese.
La domanda è se l’Italia saprà essere protagonista di entrambi i processi: adottare sempre più tecnologia e costruire aziende capaci di produrla.