QTI, la tecnologia quantistica Made in Italy che protegge le comunicazioni

Illustrazione di una rete di comunicazione quantistica in fibra ottica, simbolo della cybersecurity sviluppata da QTI in Italia.
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Illustrazione di una rete di comunicazione quantistica in fibra ottica, simbolo della cybersecurity sviluppata da QTI in Italia.

Da Firenze a Napoli e Roma, la cybersecurity italiana guarda al futuro quantistico

C’è una tecnologia sviluppata in Italia che potrebbe avere un ruolo importante nella protezione delle comunicazioni digitali dei prossimi anni. Nasce dalla ricerca scientifica, utilizza le proprietà della fisica quantistica e oggi viene sperimentata su infrastrutture di telecomunicazione reali.

A svilupparla è QTI – Quantum Telecommunications Italy, società fiorentina nata nel 2020 come spin-off dell’Istituto Nazionale di Ottica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

Nel 2026 l’azienda ha partecipato alla realizzazione di un collegamento sicuro tra due data center, a Napoli e Roma, attraverso una rete che combina distribuzione quantistica delle chiavi e crittografia post-quantum.

La sperimentazione, raccontata da Agenda Digitale il 30 ottobre, rappresenta un esempio concreto di Tech Made in Italy capace di trasferire competenze scientifiche avanzate dal laboratorio alle infrastrutture digitali.

Dal CNR nasce una tecnologia proprietaria italiana

QTI viene costituita nell’ottobre 2020 da un gruppo di ricercatori e imprenditori con competenze nella fisica quantistica, nell’ottica e nelle telecomunicazioni.

L’obiettivo è trasformare la ricerca in prodotti industriali capaci di proteggere lo scambio di informazioni attraverso reti di comunicazione.

L’azienda sviluppa sistemi di Quantum Key Distribution (QKD), una tecnologia che sfrutta le proprietà dei segnali quantistici per consentire a due estremi di una comunicazione di generare e condividere chiavi crittografiche.

Queste chiavi vengono successivamente utilizzate dai sistemi di cifratura per proteggere le informazioni trasmesse.

Il vantaggio della QKD consiste nella possibilità di rilevare determinate interferenze sul canale quantistico. Non significa, però, che un’intera infrastruttura informatica diventi automaticamente invulnerabile: la sicurezza dipende anche dai dispositivi, dal software, dall’autenticazione e dalla corretta gestione delle chiavi.

La particolarità del progetto industriale di QTI è proprio questa: sviluppare non soltanto apparati quantistici, ma soluzioni capaci di integrarsi con reti e sistemi già utilizzati dalle imprese.

Quell-X ed Ekate: quando hardware e software lavorano insieme

Tra le tecnologie sviluppate dall’azienda figura Quell-X, un sistema di distribuzione quantistica delle chiavi progettato per le comunicazioni in fibra ottica.

Accanto agli apparati fisici, QTI sviluppa componenti per la gestione delle chiavi crittografiche e il controllo delle reti, un ambito nel quale il software assume un ruolo fondamentale.

La piattaforma Ekate integra invece tecnologie QKD e crittografia post-quantum, permettendo di adottare soluzioni differenti in funzione delle caratteristiche dell’infrastruttura.

È una distinzione importante. La QKD richiede un collegamento fisico compatibile con la trasmissione di segnali quantistici, mentre la crittografia post-quantum utilizza algoritmi matematici progettati per resistere anche a futuri attacchi condotti con computer quantistici sufficientemente potenti.

Combinare questi approcci può consentire di proteggere collegamenti complessi senza dover sostituire integralmente le reti esistenti.

Il risultato è una tecnologia nella quale fisica, elettronica, software e cybersecurity diventano parti dello stesso sistema industriale.

Una rete sicura tra Napoli e Roma

La dimostrazione più significativa è arrivata nel 2026 con la realizzazione di una rete ibrida per collegare due data center tra Napoli e Roma.

Il progetto, sviluppato in collaborazione con Telsy, TIM Enterprise e altri partner, utilizza sistemi Quell-X per la distribuzione quantistica delle chiavi nelle reti locali e dispositivi Ekate per la protezione della dorsale geografica attraverso crittografia post-quantum.

Non si tratta quindi di una singola connessione quantistica continua tra le due città, ma di un’architettura che combina due tecnologie differenti.

È proprio questa integrazione a rendere interessante il progetto: dimostra come sia possibile sperimentare nuove soluzioni di sicurezza utilizzando anche infrastrutture di telecomunicazione già disponibili.

Le applicazioni potenziali riguardano data center, telecomunicazioni, infrastrutture critiche, pubblica amministrazione e organizzazioni che devono conservare informazioni riservate per lunghi periodi.

Il ruolo di Telsy e la filiera italiana della cybersecurity

Nel percorso industriale di QTI ha assunto un ruolo importante Telsy, centro di competenza del gruppo TIM per la crittografia e la cybersecurity.

Entrata nel capitale nel 2021, Telsy ha successivamente rafforzato la propria partecipazione fino ad acquisire il controllo della società nel 2024.

Questa collaborazione collega le competenze scientifiche nate nel CNR con l’esperienza industriale e commerciale di un operatore attivo nelle telecomunicazioni e nella sicurezza informatica.

QTI partecipa inoltre a iniziative europee dedicate allo sviluppo delle comunicazioni quantistiche, contribuendo a una filiera nella quale l’Italia può mettere a disposizione tecnologie, competenze e proprietà intellettuale.

Il passaggio decisivo sarà trasformare queste capacità in prodotti interoperabili, affidabili e sostenibili dal punto di vista economico, capaci di trovare applicazione anche oltre le sperimentazioni.

Il Tech Made in Italy che nasce dalla ricerca

La storia di QTI racconta un aspetto dell’innovazione italiana che merita maggiore attenzione: la capacità di trasformare ricerca scientifica avanzata in tecnologia proprietaria.

È un percorso che ritroviamo anche in altre esperienze raccontate dal Magazine La Tech #MadeinItaly®, come Algorithmiq e il quantum computing applicato alla medicina, dove competenze scientifiche e software diventano strumenti per affrontare problemi industriali e applicativi.

QTI appartiene inoltre a un ecosistema più ampio di imprese italiane impegnate nella cybersecurity Made in Italy, un settore nel quale il controllo della tecnologia e la protezione delle infrastrutture digitali assumono un valore strategico crescente.

Questa prospettiva si collega alla missione dell’Italian Tech Landscape®: rendere più visibile il patrimonio di competenze e soluzioni tecnologiche sviluppate in Italia.

Perché la sfida non consiste soltanto nell’utilizzare tecnologie avanzate. Consiste anche nel progettarle, svilupparle e trasformarle in prodotti capaci di competere sui mercati internazionali.

QTI non ha ancora dimostrato che le comunicazioni quantistiche diventeranno una soluzione diffusa in ogni rete aziendale. Ha però contribuito a mostrare come una tecnologia nata nella ricerca italiana possa trovare applicazioni concrete nelle infrastrutture digitali.

Ed è proprio questo uno dei segnali più interessanti del Tech Made in Italy: l’innovazione che nasce nei nostri laboratori e prova a diventare industria.

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